Regioni > Piemonte > Omicidio a Roasio, per i giudici di Torino il responabile fu il patrigno della bimba
Omicidio a Roasio, per i giudici di Torino il responabile fu il patrigno della bimba
ultimo aggiornamento: 16 marzo, ore 18:26
Torino - (Adnkronos) - E' quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di assoluzione emessa nei confronti di Elena Romani che era stata processata con l'accusa di aver ucciso la figlia, di 22 mesi, con un calcio nello sterno
Torino, 16 mar. - (Adnkronos) - Per i giudici della seconda sezione della Corte d'Appello di Torino il responsabile della morte di Matilda Borin, la bimba di 22 mesi morta il 2 luglio 2005 nella sua casa di Roasio (Vercelli), fu il compagno della madre, Antonio Cangialosi per il quale, al termine del processo d'appello, i giudici torinesi avevano disposto l'invio degli atti alla procura di Vercelli perche' valutasse la revoca del precedente proscioglimento nei suoi confronti. E' quanto emerge dalle motivazioni della sentenza di assoluzione emessa nei confronti di Elena Romani, la giovane hostess di Legnano che era stata processata con l'accusa di aver ucciso la figlia con un calcio nello sterno.
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricercaNelle motivazioni si legge che ''le indagini hanno privilegiato con fiduciosa convinzione soltanto l'ipotesi che fosse stata proprio lei (la madre, n.d.r.) a provocare la lesione che aveva causato la morte della bambina, mentre si sono dimostrate quasi indifferenti a valutare gli elementi di segno diverso che potevano invece scagionarla ed hanno tralasciato di accertare con uguale impegno se, per contro, gli elementi di prova raccolti potevano suggerire che autore dell'omicidio era stato, piuttosto, il Cangialosi''.
''E' innegabile -scrivono ancora i giudici torinesi- che, se e' vero che fino a quando la madre non usci' dalla casa Matilda non aveva manifestato di essere sofferente, in allora pertanto non poteva avere gia' riportato nessuna lesione, sicche' e' inevitabile concludere che il fatto lesivo si e' verificato in un momento successivo e non puo' quindi che essere attribuito al Cangialosi, vale a dire all'unica persona che era rimasta in sua compagnia nell'intervallo in cui ''imputata si era invece trattenuta all'esterno''.
Secondo i giudici, che usano parole molto dure come ''sconsiderata brutalita''', l'uomo avrebbe tentato di fermare la bambina, (che, scrivono, ''aveva individuato d'istinto nei confronti del Cangialosi una figura ostile''), che voleva raggiungere la madre fuori casa, causandone involontariamente la morte.
''E' innegabile -dicono i giudici di Torino- che il Cangialosi non aveva l'intenzione ne' di uccidere, ne' di provocare delle lesioni, ma solo di impartire alla bambina una lezione che le servisse di severo monito perche' si guardasse in futuro dal trasgredire ancora alle sue imposizioni''. Dure le conclusioni. Secondo i giudici ''Cangialosi ha commesso un delitto insensato e feroce solo perche' non e' stato capace di comprendere che si trovava di fronte ad una bambina nervosa, delicata e priva di difese, ma il suo comportamento non puo' dirsi quello proprio di un mostro''.
''E' purtroppo -sottolineano i giudici- quello di un uomo, per il resto abbastanza comune, che, senza possedere nessuna dimensione demoniaca e nemmeno una straordinaria malvagita', tuttavia ha mostrato di essere privo della qualita' particolare per cui alcuni sanno identificarsi spontaneamente con il prossimo fino a comprenderne le emozioni e di queste cercano abitualmente di farsi carico, mentre altri come lui non solo non si sentono obbligati ad agire nello stesso modo, ma anzi -concludono i giudici- si compiacciono di atteggiamenti autoritari ed ingiustamente prevaricatori senza affatto darsi pensiero delle reazioni che suscitano nei soggetti che vengono sottoposti al loro arbitrio irriflessivo e dei danni che possono provocare''.
articoli correlati
tutte le notizie di Piemonte




























