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Il faccendiere portato a Regina Coeli

Appalti eolico, arrestato Carboni. Caliendo: ''Ero a riunione ma non si parlò di pressioni su Consulta''

Flavio CarboniFlavio Carboni
ultimo aggiornamento: 08 luglio, ore 20:21
Roma - (Adnkronos/Ign) - Ordini di custodia per l'imprenditore, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Le accuse contestate associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi. Il gip: ''Hanno concordato e tentato l'avvicinamento di giudici della Corte Costituzionale allo scopo di influire sull'esito del giudizio relativo al lodo Alfano''. La riunione in casa Verdini. Il sottosegretario alla Giustizia: ''Non si parlò di possibili interventi presso la Corte''
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Roma, 8 lug. (Adnkronos/Ign) - Arrestato a Roma l'imprenditore Flavio Carboni, 78 anni, coinvolto nell'inchiesta sugli impianti eolici da realizzare in Sardegna. Il suo avvocato Renato Borzone ha già annunciato ricorso al Tribunale della Libertà contro il provvedimento che gli è stato notificato.

Finito in manette anche Pasquale Lombardi, geometra ed ex esponente della Dc, nonché ex sindaco del suo paese di origine in provincia di Avellino, assistito dall'avvocato Corrado Oliviero, e il costruttore Arcangelo Martino ex assessore comunale del capoluogo partenopeo.

L'inchiesta che ha determinato l'arresto di Martino, Carboni e Lombardi, rappresenta uno stralcio dell'inchiesta principale sull'eolico già avviata da due anni. A firmare gli ordini di custodia cautelare il gip Giovanni De Donato su richiesta del pubblico ministero Rodolfo Sabelli. Si tratta di un'ordinanza di 60 pagine nella quale le accuse contestate ai tre sono associazione per delinquere e violazione della legge Anselmi che vieta la creazione di associazioni segrete.

Carboni è stato portato a Regina Coeli, a Roma, mentre Lombardi si trova nel carcere Bellizzi essendo residente ad Avellino e Martino è stato trasferito nel carcere di Napoli. Ad eseguire i provvedimenti sono stati i carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci, a Roma, coordinati dal maggiore Bartolomeo Di Niso.

Secondo l'accusa i tre "in concorso con terze persone, costituivano, organizzavano e dirigevano un'associazione per delinquere, diretta a realizzare una serie indeterminata di delitti, ivi compresi quelli di corruzione, abuso di ufficio, diffamazione e violenza privata, caratterizzata dalla segretezza degli scopi, dell'attività e della composizione del sodalizio, volta altresì a condizionare il funzionamento di organi costituzionali e di rilevanza costituzionale nonché gli apparati della pubblica amministrazione dello Stato e degli enti locali".

Nell'ordinanza il gip elenca una serie di interventi che hanno impegnato i tre, secondo l'accusa, nel tentativo di attuare il programma della loro attività così come emerge dal capo di imputazione. Tra gli interventi anche quello presso alcuni giudici della Corte Costituzionale per influire sull'esito del cosiddetto lodo Alfano.

In particolare, nel documento si legge: "Nel corso dei mesi di settembre e ottobre 2009 Carboni, Martino e Lombardi hanno concordato e tentato l'avvicinamento di giudici della Corte Costituzionale allo scopo di influire sull'esito del giudizio relativo alla legge 124/2008 (C.d. lodo Alfano), che aveva introdotto la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato. L'operazione, per quanto emerso, è stata compiuta essenzialmente da Lombardi previo accordo e in contatto costante con gli altri due, e si intreccia con il tentativo dei tre di ottenere la candidatura dell'onorevole Nicola Cosentino alla carica di presidente della Regione Campania, candidatura pretesa come contropartita per gli interventi compiuti sulla Corte Costituzionale".

Dal secondo capitolo dell'ordinanza emerge poi che la riunione che i tre organizzarono per poi cercare di influire sul giudizio della Corte Costituzionale a proposito del lodo Alfano si svolse nell'abitazione di Denis Verdini, a Palazzo Pecci Blunt in piazza dell'Ara Coeli. Vengono inoltre indicate anche le persone che parteciparono all'incontro. Furono presenti Flavio Carboni, il senatore Marcello Dell'Utri, il sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo, i magistrati Antonio Martone e Arcibaldo Miller. C'erano anche Pasquale Lombardi e l'imprenditore Arcangelo Martino.

Caliendo ha escluso però ''nella maniera più assoluta'' che durante la sua presenza alla riunione ''si sia parlato di possibili interventi presso la Corte Costituzionale". A chiarirlo è stato lo stesso sottosegretario all'Adnkronos. "Fui invitato - spiega - a quella riunione a seguito di un convegno sul federalismo al quale avevo partecipato e con l'obiettivo di organizzarne un altro. Sono stato presente in tutto per non più di 20 minuti, si è parlato del convegno e poi sono andato in Parlamento. Escludo - ribadisce - nella maniera più assoluta che si sia parlato di possibili interventi sulla Corte Costituzionale".

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