Deciso dal Tribunale di Arezzo il via libera all'asta dell'Archivio Vasari
ultimo aggiornamento: 19 marzo, ore 11:02
Arezzo - (Adnkronos) - Secondo i giudici non esistono pericoli né per la conservazione dei documenti, né per una possibile turbativa della gara a causa della presenza del ministero dei Beni culturali
Arezzo, 19 mar. - (Adnkronos) - L'asta dell'Archivio Vasari e' legittima, cosi' come e' stato regolare il pignoramento: non esistono pericoli ne' per la conservazione dei documenti, ne' per una possibile turbativa della gara a causa della presenza del ministero dei Beni culturali. Il Tribunale civile di Arezzo, con provvedimento del giudice Agnese Di Girolamo, ha annullato la sospensione dell'asta pubblica chiesta e ottenuta dagli eredi del conte Giovanni Festari, proprietari dell'Archivio dove sono contenute le preziose carte dell'artista rinascimentale Giorgio Vasari (1511-1574). Nella cassaforte di Casa Vasari ad Arezzo si trovano anche 17 lettere di Michelangelo. L'incanto, con una base di 2,6 milioni di euro, era stato deciso dopo il pignoramento dell'Archivio per far fronte ad un debito di 700 mila euro dovuto dagli eredi Festari ad Equitalia, l'ente di riscossione dei tributi.
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricercaGli eredi del conte Festari (i fratelli Francesco, Leonardo, Tommaso e Antonio) hanno concordato nel settembre scorso la vendita dell'Archivio per 150 milioni di euro alla societa' russa Ross Engineering di Mosca. Il giudice del Tribunale, Agnese Di Girolamo ha dichiarato legittima l'asta affermando nella sentenza: "Nonostante l'invocato pericolo di un danno grave e irreparabile e la dichiarata seria volonta' di pagare in favore di Equitalia Spa", i debitori, ovvero gli eredi Festari, "non hanno affatto saldato il loro incontestato debito, con cio' dimostrano la loro reale mancanza di volonta' di pagare il debito". A parere del giudice, inoltre, tale comportamento dimostra "la non verosimilianza di offerte d'acquisto da parte di terzi per somme assolutamente ingenti". Il giudice cioe' mette in dubbio la credibilita' dell'offerta di 150 milioni di euro per l'acquisto dell'Archivio. La societa' russa infatti, scrive il magistrato nel provvedimento, avrebbe potuto anticipare i 700 mila euro "del prezzo pattuito per il debito dei venditori, inferiore a un quindicesimo del prezzo asseritamente offerto" da Ross Engineering.
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