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Giglio, Concordia si è spostata di 60 cm. Clini: danno ambientale 'presente'

ultimo aggiornamento: 08 febbraio, ore 16:31
Isola del Giglio - (Adnkronos) - Il dato inizia a destare allarme, perché la nave si sta spostando verso il gradino successivo, che la farebbe inabissare completamente, a 70 metri di profondità. Confermati i domiciliari per Schettino


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Isola del Giglio, 8 feb. - (Adnkronos) - Dal 13 gennaio a oggi, in 26 giorni, il relitto della Costa Concordiasi è spostato di 60 centimetri verso il mare aperto. E' quanto emerge dalla lettura dei dati forniti dagli strumenti che monitorano (sotto la supervisione della Facoltà di Geologia dell'Università di Firenze) lo scafo arenato sugli scogli dell'Isola del Giglio. Il dato inizia a destare allarme, perché la nave si sta spostando verso il gradino successivo, che la farebbe inabissare completamente, a 70 metri di profondità.

A preoccupare è sia il maltempo che il 'fattore tempo'. Il vento forte e il mare mosso, infatti, non aiutano a mantenere lo scafo ancorato ai fondali. E preoccupano gli esperti anche i tempi di rimozione del relitto: se la Costa Concordia restasse lì per i prossimi 7/10 mesi, o anche più a lungo, e si muovesse ai ritmi riscontrati finora, il rischio di inabissamento potrebbe essere molto concreto.

Intanto il maltempo continua a ritardare le operazioni preparatorie allo svuotamento del carburante dai serbatoi della nave. Onde alte un metro anche oggi hanno impedito alla nave pontone di accostarsi al relitto e di portare a termine i lavori di flangiatura. A questo punto, viste le previsioni meteo, è difficile che le operazioni riprendano prima di domenica o lunedì prossimi. Nel pomeriggio al Giglio si recherà il commissario delegato all'emergenza, Franco Gabrielli, che discuterà con i residenti del delicato tema della rimozione del relitto. Ieri Gabrielli ha detto che il termine di 7/10 mesi per rimuovere lo scafo è un termine ottimistico, e che potrebbe volerci molto più tempo. I residenti chiedono in tutti i modi invece che la rimozione avvenga in breve tempo, almeno prima dell'inizio della stagione turistica estiva, che altrimenti verrebbe penalizzata, con ricadute drammatiche per l'economia locale, quasi interamente dipendente dal turismo.

"Siamo molto preoccupati per i rinvii" sull'inizio delle operazioni di svuotamento dei serbatoi della Concordia, ha detto il ministro dell'Ambiente Corrado Clini in un'audizione al Senato. Anche perché "per legge fisica il rischio di collassamento è abbastanza concreto". Il ministro ha detto che le attuali procedure sono state giustificate alla luce delle condizioni di mare attuali, ma "ho chiesto rassicurazioni su procedure alternative in caso di condizioni climatiche diverse" anche perché "non abbiamo garanzie che lo scafo non possa essere compromesso".

E "non siamo in grado di definire i tempi in cui le operazioni di svuotamento partiranno - ha poi sottolineato - e mi auguro possano svolgersi in condizioni di temperature come quelle attuali per operare in condizioni di sicurezza". Il ministro ha specificato che se la temperatura aumentasse, "sarebbe più elevato il rischio di dispersione" del carburante nell'ambiente. Il danno ambientale, comunque, in riferimento ai liquidi diversi e ai residui solidi rilasciati dal relitto "è presente". Il carburante nei serbatoi ammonta a 2300 tonnellate.

In merito all'avvio delle operazioni di rimozione della nave, "l'idea di un intervento dello Stato in sostituzione della responsabilita' dell'impresa non è praticabile. E' praticabile imporle di prendere posizioni precise sulle diverse opzioni. Ma se non ci dà i progetti su cui intervenire...". "La via che prevede l'intervento dello Stato con successivo rimborso da parte dell'impresa è una strada impraticabile alla luce della situazione economica attuale", ha aggiunto Clini. "Credo si aprira' un negoziato con la compagnia -aveva detto in precedenza Clini- e non lasceremo solo il commissario delegato Franco Gabrielli". Per il ministro, "è ovvio che l'impresa sta cercando di ridurre i costi e ridurre i costi significa tempi più lunghi".

In commissione Lavori pubblici del Senato, Clini fa sapere anche che grazie a un progetto da realizzare poco fuori il Lido di Venezia, le grandi navi passeggeri non entreranno più nella Laguna di Venezia. Le navi, ha detto, approderanno a una "stazione marittima appena fuori il lido di Venezia, nella zona di Pellestrina, dove è stata realizzata un'infrastruttura importante in cemento armato per il montaggio delle paratie del Mose". Rispondendo poi a una domanda di un componente della commissione, Clini ha detto, inoltre, di aver sollecitato il ministero delle Infrastrutture ma anche la Guardia costiera e le Capitanerie di porto affinché si estenda il sistema di sicurezza della navigazione (attualmente in vigore solo per lo Stretto di Messina e le Bocche di Bonifacio) anche nell'Alto Adriatico "dove il traffico di petroliere è importante" e per gli stessi Faraglioni di Capri, attualmente esclusi dal sistema.


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