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In mostra da domani al 30 marzo

Imprese sostenibili ed economia solidale, donne al lavoro nel sud del mondo

ultimo aggiornamento: 18 gennaio, ore 14:15
L'esposizione racconta le oltre 10.000 donne del commercio equosolidale in Africa, Asia e Sudamerica (FOTO)


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Genova, 18 gen. (Adnkronos) - Un mondo imprenditoriale fatto di integrazione, solidarietà e, soprattutto, di donne, promotrici di uno sviluppo sostenibile, sociale ed economico. A raccontare queste realtà attraverso fotografie, filmati, video interviste e oggetti tradizionali, è la mostra "Donne del sud del mondo, cuore di imprese, integrazione ed economia solidale", da domani al 30 marzo al Castello D’Albertis Museo delle Culture del Mondo di Genova.

A cura de La Bottega Solidale, la mostra racconta le oltre 10.000 donne del commercio equosolidale in tre continenti (Africa, Asia e Sudamerica), con un focus sull’Italia, attività didattiche, laboratori, corsi di cucina e una rassegna cinematografica. Il commercio equo e solidale si fonda sulla relazione paritaria fra i soggetti coinvolti, dai produttori ai consumatori. All'interno di questa dinamica è sempre più importante il contributo femminile: secondo la Fair Trade Federation, infatti, le donne rappresentano il 70-80% dei lavoratori artigianali ed il commercio equo e solidale le sostiene nel percorso di emancipazione, valorizzandone il potenziale imprenditoriale e l’esperienza nelle tecniche tradizionali.

La mostra vuole raccontare alcune di queste storie di donne che hanno rovesciato le regole del mercato in Africa, Asia e Sudamerica, ma anche di quelle che, emigrate in Italia dall'Eritrea come dall'Egitto, hanno saputo trasformarsi in un esempio di integrazione.

Grazie alla mostra genovese, i visitatori potranno avere la possibilità di conoscere la storia delle donne della cooperativa Taliouine, che producono lo zafferano in un'area povera e isolata del Marocco; di quelle dell'organizzazione Meru Herbs che in Kenya producono camomilla, carcadè e confetture di frutta esotica; delle 5.000 artigiane della regione del West Bengala, in India, che grazie al progetto Sasha realizzano sete, sari, ricami e spezie.

Poi ci sono le lavoratrici palestinesi dell'Association of Women's Action for Training and Rehabilitation e il loro commercio di timo, miele, tessuti ricamati a mano e sapone a base di olio di oliva, le ceramiste chulucana e le artigiane Maya, soprattutto vedove e ragazze madri, vittime delle violenze perpetrate in 35 anni di guerra civile. Da vedere, i documentari che accompagnano la mostra.


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