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Il bilancio del summit conta 50mila partecipanti tra Enti, mediatori, politici e giornalisti

Rio+20: le aziende italiane in mostra al summit, un patrimonio da valorizzare

ultimo aggiornamento: 22 giugno, ore 14:43
Nel padiglione sono presentate le eccellenze del Bel Paese “come esempi concreti di tecnologie che garantiscono la crescita economica e la tutela dell'ambiente”, ha dichiarato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini


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Rio de Janeiro, 22 giu. - (Adnkronos) – La conferenza internazionale Rio +20, organizzata dalle Nazioni Unite a Rio de Janeiro, è al rush finale, chiudendo una serie di riflessioni sullo sviluppo sostenibile. Il bilancio del summit conta un totale di 50.000 partecipanti tra Enti, mediatori, politici e giornalisti che si sono confrontati sui temi della green economy. Ma quando si parla di sviluppo, che sia economico, sociale o ambientale, non possono mancare le imprese. E a fare bella a Rio+20 anche le aziende italiane.

Sul contributo delle imprese italiane allo sviluppo sostenibile “stiamo lavorando moltissimo, attraverso la promozione di partenariati e perciò di esperienze concrete” ha dichiarato il ministro dell'Ambiente, Corrado Clini. Nel padiglione italiano, infatti, sono state ospitate le eccellenze italiane che sono state presentate a Rio “come esempi concreti di tecnologie che garantiscono la crescita economica e la tutela dell'ambiente”. Su questa base sono stati organizzati una serie di eventi che “riguardano i progetti comuni, già in corso, che stiamo promuovendo per il futuro per esempio tra Italia e Cina e tra Italia e Brasile” .

Anche perchè, ha aggiunto il ministro, “in Brasile le imprese italiane sono fortissime, hanno delle produzioni di punta e questo è un patrimonio che stiamo cercando di valorizzare al massimo anche per dare il senso di questa capacità delle imprese italiane di proporre delle soluzioni nuove anche alle economie emergenti”.

E' il caso della Pirelli che ha oggi cinque fabbriche per la produzione di pneumatici in Brasile: Gravataí (Rs), Campinas (Sp), Santo André (Sp), Sumaré (Sp) e Feira de Santana (Ba). In tema di sostenibilità l'azienda punta ad analizzare e ridurre l’impatto sul clima derivante dalle attività di produzione dei pneumatici nello stabilimento car di Campinas, nello stato brasiliano di San Paolo.

In particolare, Pirelli si impegna a calcolare, adottando metodologie di calcolo riconosciute a livello internazionale, l’impronta di carbonio (carbon footprint) relativa all’intero ciclo di vita di un proprio pneumatico rappresentativo prodotto nello stabilimento car di Campinas. Questo studio include anche l'individuazione degli interventi economicamente più sostenibili ed efficienti per ridurre le emissioni di gas a effetto serra legate al ciclo di vita dello stesso pneumatico.

Il calcolo dell’impronta di carbonio sarà realizzato anche per la bio-silice ricavata dalla lolla di riso e prodotta nello stabilimento Pirelli nella città di Meleiro, nello stato brasiliano di Santa Catarina. Questo processo eco-compatibile elaborato da Pirelli, utilizza gli scarti della lavorazione del riso per produrre tale materia prima essenziale della mescola degli pneumatici, in sostituzione della silice prodotta attraverso metodi convenzionali, oggi ambientalmente più impattanti. Un ulteriore progetto presentato in occasione della conferenza internazionale prevede l’analisi tecnica ed economica per l'integrazione della tecnologia solare termica in alcune fasi del processo di produzione degli pneumatici, in sostituzione di fonti energetiche fossili.

Tra gli obiettivi della presenza di Eni a Rio+20, invece, c’è quello di mostrare la capacità dell’azienda nel fornire risposte innovative che coniughino salvaguardia ambientale e sviluppo locale, ad esempio trasformando una pratica non sostenibile dal punto di vista ambientale (il gas flaring, la combustione in torcia del gas associato al petrolio, a causa della mancanza di mercati locali e infrastrutture) in una opportunità di business (valorizzazione del gas associato, e del gas in generale, per favorire l’accesso ai servizi energetici moderni).

In questo campo è il modello di business sviluppato da Eni nella Repubblica del Congo, dove l’azienda dal 2007 è impegnata in investimenti su larga scala in materia di accesso all’energia. Nella Repubblica del Congo tre quarti della popolazione vive senza avere accesso a fonti di energia moderne.


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