
Medicina su misura è la priorità del gruppo svizzero
Farmaceutica, cure personalizzate chiave per un'innovazione sostenibile
ultimo aggiornamento: 16 dicembre, ore 14:55
La Roche presenta il primo Bilancio sociale con versione 'app' per tablet e smartphone
Milano, 16 dic. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - "La medicina personalizzata è la vera chiave per un'innovazione sostenibile in campo farmaceutico". Questa la filosofia della svizzera Roche, che ha presentato nella sede italiana di Monza il Rapporto sociale 2010-2011: il primo di un'azienda farmaceutica disponibile anche su 'app' multimediale per tablet e smartphone. Presente nel nostro Paese da 114 anni, oggi con circa mille dipendenti di cui 350 nello stabilimento di Segrate (Milano), centro di eccellenza per la produzione di medicinali destinati ai pazienti di tutto il mondo, Roche è la terza impresa del farmaco nella Penisola. Il segreto del successo? "Aver scelto di investire contemporaneamente su diagnosi e terapie figlie delle biotecnologie", spiega l'amministratore delegato Maurizio de Cicco, durante il convegno 'Innovazione sostenibile: il dialogo con il paziente come valore per la crescita del sistema'.
"Il nostro principio è che non esiste innovazione senza ricerca", afferma il manager, vice presidente di Farmindustria. Per questo, a livello internazionale Roche investe in Ricerca e Sviluppo il 20% del fatturato: 7 miliardi di euro solo nel 2010, circa 13.500 euro al minuto. In particolare, in Italia l'azienda ha investito l'anno scorso in ricerca clinica 33 milioni di euro, con 149 studi in oltre 1.100 centri e quasi 10.500 pazienti arruolati; ha generato un valore aggiunto pari a 162 milioni, e versa imposte che ogni anno equivalgono in media "al costo sostenuto dalla scuola pubblica per oltre 15 mila alunni, o a quanto sostenuto dall'Inps per quasi 13 mila pensioni".
Sviluppare cure 'intelligenti' e su misura è la priorità del gruppo che vuole sfatare un falso mito: "Non è vero che la medicina personalizzata sia costosa - assicura de Cicco - In realtà rappresenta un vantaggio anche per il sistema, perché a fronte di farmaci che oggi possono avere un'efficacia del 20-30%", fallendo dunque nel 70-80% dei malati, "la medicina personalizzata garantisce su uno specifico cluster di pazienti un'efficacia che arriva al 90%".
In prospettiva, "questo significa che non esisterebbero più sprechi, quindi se anche all'inizio il farmaco di per sè è costoso, in termini di economia globale diventa un risparmio per la società". E la medicina personalizzata inizia a essere realtà: l'Ad di Roche cita il caso del vemurafenib contro il melanoma avanzato positivo alla mutazione del gene BrafV600, sviluppato insieme al test diagnostico per identificare i pazienti target, e disponibile già da agosto negli Usa.
Ma "per far sì che la medicina personalizzata arrivi veramente e in tempi ragionevoli ai pazienti italiani - continua de Cicco - occorre voltare pagina e cambiare il paradigma del 'sistema salute', ascoltando innanzitutto la voce dei pazienti". Riportare il malato al centro, e dargli voce, è il motto dell'incontro organizzato oggi da Roche a Monza, per illustrare il bilancio sociale al quale ha collaborato Vita Consulting. Fra gli ospiti Ada Burrone, presidente dell'Onlus Attivecomeprima sostenuta dal gruppo farmaceutico. "La nostra missione - spiega Burrone, alle spalle un cancro al seno che l'ha colpita 42 anni fa, all'età di 36 anni - è sostenere la vita proprio ascoltando i bisogni dei pazienti e dei curanti. Aiutando chi soffre innanzitutto a gestire il rapporto con l'incognita e la paura di morire".
"Accanto alla vita sempre, dall'inizio alla fine", è anche il motto della Fondazione don Carlo Gnocchi Onlus, 30 centri in 9 regioni italiane e 4 all'estero, focalizzati sulla riabilitazione. "Don Gnocchi diceva che non esistono le malattie, ma esistono i malati", ricorda il presidente della Fondazione, monsignor Angelo Bazzari. Un concetto antesignano della medicina personalizzata, quella che 'ritaglia' cure su misura per gruppi di malati ed è un giusto traguardo verso il quale puntare, concorda il sacerdote: "Bisogna investire sull'idea come ha fatto don Gnocchi, per trasformarla in un progetto da far diventare opera".
Conferma la necessità di un cambio di prospettiva in sanità anche Salvatore Palazzo, vicepresidente del Cipomo (Collegio italiano primari oncologi medici ospedalieri). "Da un approccio biomedico alle cure siamo passati negli anni a un approccio bio-psicosociale - afferma - ma ora è giunto il momento di fare un ulteriore passo avanti considerando come concetto portante anche la sostenibilità". Palazzo propone quindi "il nuovo paradigma culturale della 'Green oncology'", fondato su "scelte etico-manageriali che incorporino nei tradizionali criteri di qualità anche quelli di sostenibilità e sobrietà". In altre parole, soprattutto in tempi di crisi "la missione è trovare un equo punto di incontro fra la richiesta responsabile di cure da un lato e la loro 'sopportabilità' attuale e futura dall'altro". Il tema sarà al centro del Congresso nazionale Cipomo 2012, in programma dal 17 al 19 maggio a Cosenza.
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