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A fronte di un fabbisogno nazionale di 5,3 mln di tonnellate di macero, oltre 1,5 mln di tonnellate di macero sono state esportate all'estero
Crisi economica: Fise-Unire, a rischio i sistemi di raccolta e di recupero dei rifiuti
ultimo aggiornamento: 31 ottobre, ore 16:17
Secondo lo studio annuale "L'Italia del Recupero" per alcuni settori del recupero, in particolare la carta, gli attuali tassi di riciclo e di raccolta sono stati mantenuti solo grazie all'incremento delle esportazioni, dirette soprattutto nel Far East, che dovrebbero, alla luce dell'attuale situazione, continuare a crescere nel medio-lungo periodo
Roma, 31 ott. (Adnkronos)- Rischia l'empasse il settore dei materiali riciclati a causa della crisi dei mercati di sbocco. Nel 2008 la raccolta differenziata della carta e cartone da suolo pubblico ha raggiunto 2,9 mln di tonnellate, mentre quella da superfici private da uffici, commercio e industria ha toccato quota 1,9 mln di tonnellate. A fronte di un fabbisogno nazionale di 5,3 mln di tonnellate di macero, oltre 1,5 mln di tonnellate di macero sono state esportate all'estero. La crisi si e' abbattuta anche sui prezzi del macero, causando un crollo delle quotazioni, in costante crescita invece negli anni precedenti. E non e' tutto.
Sul fronte del vetro, in Italia nel 2008 sono state riciclate complessivamente 1,83 mln di tonnellate di cui 1,39 mln di tonnellate costituite da imballaggi. A livello europeo, questo settore e' rimasto schiacciato tra domanda e prezzi calanti del prodotto finito e costi crescenti, causati dall'accumulo di materiali presso gli impianti di produzione delle materie prime secondarie. L'allarme emerge dallo studio annuale "L'Italia del Recupero", giunta alla decima edizione, presentato a Rimini, nel corso della Fiera Ecomondo, da Fise Unire, l'Associazione di Confindustria che rappresenta le aziende del recupero rifiuti.
Secondo lo studio, nel settore della plastica, nel 2008 sono stati prodotti 3,44 mln di tonnellate di manufatti in materie plastiche di cui 2,2 mln di tonnellate di imballaggi e 1,2 mln di tonnellate di prodotti per costruzioni, auto, elettrici, oggettistica, agricoltura e altre destinazioni. Rispetto al totale dei manufatti in plastica prodotti, sono stati avviati a riciclo meccanico 746 mila tonnellate, a recupero 784 mila tonnellate e 1,91 mln di tonnellate a recupero energetico. Dal secondo semestre, il comparto, sottolinea la ricerca, ha dovuto affrontare una congiuntura negativa anche in relazione alla forte caduta del prezzo delle principali materie plastiche vergini.
L'attuale congiuntura economica, spiega l'analisi di Fise Unire, "ha provocato un crollo nelle quotazioni delle materie prime, causando pesanti ricadute anche sui mercati dei materiali riciclati". "La crisi dei mercati di sbocco dei materiali riciclati, insomma, -sottolinea l'Unione Nazionale delle Imprese di recupero- sta portando il settore in uno stato di empasse. Senza rapidi interventi la differenziata rischia di restare parcheggiata nei piazzali o, peggio, di non trovare sbocco". Se non saranno messi in atto "rapidi e concreti interventi correttivi, gli effetti dell'attuale crisi economica rischiano di far inceppare il ciclo di raccolta e recupero rifiuti".
Nonostante la costante crescita degli ultimi anni, "l'industria del recupero -afferma la Fise Unire- rischia di entrare in una fase di stallo a causa all'insufficienza dei mercati di sbocco e a strozzature prolungate della domanda di materiali: a cascata, la raccolta differenziata rischia di rimanere 'parcheggiata' sui piazzali degli impianti o, paradossalmente, di non trovare sbocco, compromettendo anche lo sviluppo delle raccolte differenziate, in particolare nel Sud del Paese".
Secondo l'indagine annuale 'L'Italia del recupero', inoltre, "per alcuni settori del recupero, in particolare la carta, gli attuali tassi di riciclo e di raccolta sono stati mantenuti solo grazie all'incremento delle esportazioni, dirette soprattutto nel Far East, che dovrebbero, alla luce dell'attuale situazione, continuare a crescere nel medio-lungo periodo". "In questo contesto, in cui la qualita' della raccolta, il ruolo delle piattaforme e le esportazioni divengono sempre piu' centrali, risulta indispensabile -aggiunge Fise Unire- un'adeguata valorizzazione del ruolo dei recuperatori, in linea con le disposizioni normative".
"E' necessario, quindi, -afferma Corrado Scapino, presidente di Unire- un coinvolgimento della rappresentanza dei recuperatori negli accordi che regolano anche le fasi di trattamento dei rifiuti da raccolte differenziate e quindi anche nell'Accordo Anci-Conai, in quanto in alcune parti dello stesso si disciplinano attivita' e responsabilita' dei recuperatori, non tenendo conto delle oggettive esigenze e innestando conflitti o mancate attuazioni degli accordi in fase operativa".
"Una raccolta differenziata di qualita' -prosegue Scapino- rappresenta il presupposto, e non l'obiettivo principe, di una migliore gestione dei rifiuti, che va rifocalizzata innanzitutto sul 'risultato', ovvero sulla possibilita' di produrre materiali recuperati con sempre maggiore qualita' e sulla capacita' di questi di essere riassorbiti anche in nuovi cicli produttivi". E per Fise Unire una migliore gestione del comparto porterebbe all'uscita dalla crisi dello sbocco dei materiali riciclati.
"Per non compromettere i tassi di raccolta raggiunti e gli obiettivi fissati dal Legislatore -afferma l'Unione Nazionale delle imprese di Recupero- e' oggi necessario accrescere la capacita' di riutilizzo di alcuni materiali da parte dell'industria nazionale, e rafforzare sia la domanda di materiali riciclati che di beni e manufatti da questi ottenuti, anche mediante interventi quali il Green public procurement (Gpp), cioe' gli acquisti 'verdi' da parte delle Pubbliche Amministrazioni, ad oggi limitato a poche esperienze". "E' altrettanto urgente -aggiunge- individuare e promuovere nuovi sbocchi attraverso un'adeguata incentivazione della ricerca di nuove applicazioni in processi produttivi manifatturieri e nei 'green products'".
"Non ultimo, resta irrisolta l'annosa problematica del rapporto pubblico-privato, in particolare nell'applicazione delle disposizioni sulla limitazione della privativa comunale, che dovrebbe interessare i rifiuti domestici e delle piccole attivita', commerciali e artigianali, e che invece spesso, per esigenze diverse da quelle ambientali, si estende in modo coercitivo anche ai rifiuti prodotti da attivita' economiche" conclude Fise Unire che, nello studio, mette nero su bianco anche i dati del settore dell'acciaio, dell'alluminio e del legno, oltre che dei settori gomma, batterie, veicoli fuori d'uso, rifiuti elettrici ed elettronici, abiti usati e rifiuti inerti.
In particolare, sottolinea la ricerca, a contrazione della domanda globale ha causato una riduzione della produzione mondiale di acciaio di circa l'1,9% rispetto al 2007, ed ha arrestato il trend di continua crescita che ormai durava da dieci anni. I quantitativi raccolti di imballaggi in acciaio sono diminuiti di 15.000 tonnellate. La quantita' effettiva di imballaggi in acciaio domestici ed industriali avviati a riciclo dal Cna nel 2008 e' pari a 373.840 tonnellate. Tale risultato, spiega lo studio, se in valore assoluto e' inferiore al totale avviato a riciclo nel 2007 del 4,5%, come percentuale sull'immesso al consumo corrisponde ad un tasso di riciclo del 69,6%.
Infine, a termine del 2008, la quota di recupero di imballaggi di alluminio, secondo lo studio di Fise Unire, si stima essere del 63,6% dell'immesso sul mercato. Grazie al riciclo di 38.500 tonnellate di imballaggi in alluminio sono state evitate emissioni serra per 390.000 ton. di CO2, e risparmiata energia pari a 142.000 tep (tonnellate equivalenti petrolio). Oggi il nostro Paese detiene la leadership nel recupero in Europa, insieme alla Germania. Mentre nel settore del legno, gli operatori hanno recuperato 1.680.341 tonnellate di rifiuti legnosi complessivi, imballaggi e altri rifiuti legnosi, con una contrazione di quantitativi avviati a riciclo pari al 7% rispetto al 2007. Soddisfacente, comunque, secondo lo studio, e' la percentuale di imballaggi in legno avviati al recupero, pari al 56%.
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