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Lo rende noto l'Agenzia Europea per l'Ambiente

Europa "mosaico di paesaggi". Cresce la domanda di terra naturale ed artificiale

ultimo aggiornamento: 15 aprile, ore 15:49
E' corsa a territori vergini e fertili in Africa: in Etiopia, ad esempio, tre milioni di ettari sono stati comprati da 36 stati, tra cui l'India, la Cina, il Pakistan e l'Arabia Saudita, al confine con il Sudan, in cui non è necessario utilizzare pesticidi o fertilizzanti. Da questa terra si possono ricavare riso, cotone e zucchero, da rivendere sul mercato con grandi guadagni, rispetto al basso prezzo di acquisto iniziale


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Bruxelles, 15 apr. (Adnkronos) - L'Europa è un "mosaico di paesaggi" naturali e artificiali. A constatarlo è l'Agenzia Europea per l'Ambiente nel suo ultimo rapporto 2011, reso noto di recente, che analizza l'utilizzo del suolo nel Vecchio Continente. In cifre sono 36 Paesi su 5,42 milioni di chilometri quadrati, dove sempre più si diffondono le aree urbane e le infrastrutture. Il report precisa in termini numerici quanto è sotto gli occhi di tutti: se da un lato, in tutta Europa, cresce la domanda di terra, dall'altro, la copertura "artificiale" del suolo è in aumento del 3,4 per cento nel quinquennio che va dal 2000 al 2006.

I terreni puramente agricoli, invece, sono sempre di meno, e gestiti in modo più "intensivo", a causa dell'aumento della domanda di colture necessarie a produrre bio-energia. Anche le aree naturali e le zone umide mostrano una flessione, più lenta però rispetto a quanto osservato nell'ultimo decennio del Novecento. Produzione di cibo e biomasse, nuovi alloggi, infrastrutture e strutture ricreative richiedono sempre nuovi spazi con un impatto inevitabile sul clima, sulla biodiversità e sugli ecosistemi.

L'Agenzia Ue ha concluso che c'è la necessità di "un approccio politico integrato per bilanciare le esigenze settoriali e gestire in modo sostenibile il territorio". Nel nostro Paese il paesaggio è ancora dominato da terreni agricoli, che rappresentano il 52%, con una quota di foresta del 30% e di aree dette "seminaturali" del 9%. Dal 2000 al 2006, secondo i dati raccolti, l'utilizzo più intenso di suolo si è avuto nella pianura Padana, nei dintorni di Milano e nella cintura intorno a Roma. Ma non a causa dell'aumento del tessuto urbano, quanto della proliferazioni di unità industriali e commerciali, che hanno costituito il 41 per cento.

L'espansione residenziale (27 per cento) rimane comunque la seconda principale spinta alla crescita della richiesta di terra in Italia, anche se la sua intensità è calata della metà rispetto al periodo precedente. Quanto al resto, ad occupare il suolo ci sono i cantieri edili (14 per cento), i siti di estrazione mineraria (10 per cento), reti di trasporto (4 per cento) e strutture sportive e ricreative (3 per cento). Le aree agricole risultano intensamente utilizzate (al 94 per cento), con una quota predominante di terreno utilizzato a seminativo e coltura (74 per cento).

Anche al di fuori dell'Europa cresce la domanda di terra. In Africa, secondo quanto ha annunciato la Banca mondiale, 35 milioni di ettari sono stati acquistati o affittati da Paesi stranieri per essere coltivati. In Etiopia, ad esempio, tre milioni di ettari sono stati comprati da 36 stati, tra cui l'India, la Cina, il Pakistan e l'Arabia Saudita. Si tratta di territori vergini e fertili, al confine con il Sudan, in cui non è necessario utilizzare pesticidi o fertilizzanti. Da questa terra si possono ricavare riso, cotone e zucchero, da rivendere sul mercato con grandi guadagni, rispetto al basso prezzo di acquisto iniziale. Per questa ragione la Banca mondiale ha richiesto nuove regole e un maggior controllo.


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