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Coinvolto il 79% dei comuni, serve un patto per il territorio
Un'alluvione (foto dal sito www.protezionecivileseriate.it/)
Maltempo: da Legambiente 10 best practices per sostenibilita' rischio frane
Un'alluvione (foto dal sito www.protezionecivileseriate.it/)
ultimo aggiornamento: 09 gennaio, ore 11:59
Per rendere piu' ecosostenibile la gestione del territorio in condizioni meteo sempre piu' estreme, occorre tra le altre cose adeguare lo sviluppo locale alle mappe del rischio, ridare spazio alla natura, puntare alla prevenzione degli incendi, imparare a convivere con sistemi di allerta
Roma, 9 gen. (Adnkronos) - Parte da dieci best practices la tutela dal rischio frane e alluvioni del territorio italiano secondo la Legambiente che, in questi giorni di intenso maltempo, traccia le linee guida per evitare nuovi danni e nuove vittime. E lancia l'appello a mettere in campo un "Patto con il Territorio" . Soprattutto a fronte della verifica, sottolinea l'associazione ambientalista, che questi rischi vedono coinvolto il 79% dei comuni italiani. Per rendere piu' ecosostenibile la gestione del territorio in condizioni meteo sempre piu' estreme, Legambiente propone, quindi, di delocalizzare i beni esposti a frane e alluvioni se legali, adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Ma non solo.
Bisogna, aggiunge Legambiente, ridare anche spazio alla natura, considerare torrenti e fiumare sorvegliati speciali, avere cura del territorio, puntare alla prevenzione degli incendi, imparare a convivere con il rischio attraverso sistemi di allerta, rafforzare la lotta agli illeciti ambientali, gestire le piogge in citta' e investire nella difesa del suolo. In particolare, afferma la Legambiente, per una concreta azione di mitigazione del rischio, e' necessario innazitutto attuare interventi di delocalizzazione degli edifici, delle strutture e delle attivita' presenti nelle aree a rischio. Questa attivita', dice l'associazione, "rappresenta una delle soluzioni apparentemente piu' difficili da percorrere, ma risolutive ed economicamente convenienti".
Inoltre per il gruppo ambientalista serve adeguare lo sviluppo territoriale alle mappe del rischio. Si tratta, spiega, di un intervento necessario per evitare la costruzione nelle aree a rischio di strutture, residenziali o produttive, e per garantire che le modalita' di costruzione degli edifici tengano conto del livello e della tipologia di rischio presente sul territorio. E ancora.
Frane e smottamenti si evitano anche secondo Legambiente, ridando spazio alla natura. "Bisogna restituire al territorio -dice- lo spazio necessario per i corsi d'acqua, le aree per permettere un'esondazione diffusa ma controllata, creare e rispettare le 'fasce di pertinenza fluviale', adottando come principale strumento di difesa il corretto uso del suolo". Torrenti e fiumare, inoltre, devono diventare dei sorvegliati speciali. E' necessario, continua il gruppo ambientalista, "rivolgere una particolare attenzione all'immenso reticolo di corsi d'acqua minori, visti gli ultimi avvenimenti in cui proprio in prossimita' di fiumare e torrenti si sono verificati gli eventi peggiori e sono stati compiuti gli scempi piu' gravi".
Contro il rischio frane e alluvioni serve anche avere cura del territorio. Attuare cioe', spiega la Legambiente, "una manutenzione ordinaria del territorio che non sia sinonimo di artificializzazione e squilibrio delle dinamiche naturali dei versanti o dei corsi d'acqua. Una corretta manutenzione deve prevedere interventi mirati e localizzati dove realmente utili e rispettosi degli aspetti ambientali". Ma anche la prevenzione degli incendi ha un suo ruolo nella mitigazione del rischio.
"In molti casi -sottolinea l'associazione ambientalista- il disboscamento dei versanti causato dagli incendi puo' aggravare maggiormente il rischio di frana di un versante, oltre che avere un notevole impatto ambientale. Per questo e' urgente attuare una serie d'interventi per ridurre il fenomeno". Inoltre bisogna convivere con il rischio. Applicare cioe', sollecita Legambiente, "una politica attiva di 'convivenza con il rischio' con sistemi di allerta, previsione delle piene e piani di protezione civile aggiornati, testati e conosciuti dalla popolazione". E non e' tutto.
Non deve poi mancare la lotta agli illeciti ambientali. Rafforzare quindi le attivita' di controllo e monitoraggio del territorio per contrastare illegalita' come, ricordano gli ambientalisti, "le captazioni abusive di acqua, l'estrazione illegale di inerti e l'abusivismo edilizio".
Anche gestire le piogge in citta' e', secondo Legambiente, una best practice da non sottovalutare contro il rischio di frane e alluvioni. "Bastano oggi eventi piovosi non straordinari -avverte l'associazione- per causare allagamenti e provocare danni rilevanti. Allagamenti che purtroppo causano a volte anche delle vittime. Per questo la gestione delle acque di pioggia e' uno dei grandi problemi ambientali anche in citta'".
Infine non si puo' non investire nella difesa del suolo. "Nonostante l'urgenza di una gestione accurata e sistematica, ancora non si e' verificato -afferma Legambiente- un impegno concreto da parte del Governo nazionale per l'impiego di adeguate risorse, soprattutto economiche". "La finanziaria 2010 -conclude l'associazione- ha colpito ulteriormente l'ambiente, con un drastico intervento anche sulla tutela del territorio e la difesa del suolo, dove sono state piu' che dimezzate le risorse stanziate rispetto agli anni scorsi". Tutte azioni di mitigazione del rischio che trovano riscontro in termini di prioprita' nei dati allarmanti sul rischio frane nel nostro Paese.
Secondo Ecosistema rischio 2009 di Legambiente e Protezione Civile, il 79% dei comuni coinvolti sono presenti abitazioni in aree esposte al pericolo di frane e alluvioni, nel 28% dei casi sono presenti in tali aree interi quartieri e nel 54% fabbricati e insediamenti industriali. Inoltre, nel 20% dei comuni campione d'indagine sono presenti strutture sensibili o strutture ricettive turistiche nelle aree classificate a rischio idrogeologico, mentre nel 36% dei comuni non viene ancora realizzata una corretta manutenzione del territorio.
"Nonostante sia cosi' pesante l'urbanizzazione delle zone a rischio, appena il 7% delle amministrazioni comunali ha provveduto a delocalizzare abitazioni e solo nel 3% dei casi sono stati avviati interventi di delocalizzazione dei fabbricati industriali" lancia l'allarme l'associazione ambientalista. Che, mentre le piogge rendono sempre piu' insostenibile la gestione dei territori, lancia l'appello perche' si concretizzi finalmente un reale "Patto con il Territorio".
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