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A sei mesi dalla proposta formulata dalla Regione sul riordino dei parchi
Wwf, Italia Nostra e Lipu in difesa delle aree protette dell'Emilia Romagna
ultimo aggiornamento: 03 giugno, ore 10:20
"Fronteggiare la crisi economica non deve tradursi in un taglio alla tutela del patrimonio naturalistico" affermano le associazioni.
Bologna, 3 giu. - (Adnkronos) - "Riaprire, al più presto, un percorso condiviso per rafforzare il sistema delle aree protette In Emilia Romagna". Lo chiedono Wwf, Italia Nostra e Lipu a sei mesi dalla proposta formulata dalla Regione stessa sul riordino dei parchi e modifica della legge regionale n. 6/2005, seguita da un primo incontro con le associazioni ambientaliste.
"Siamo favorevoli a un riordino dell'attuale sistema di gestione delle aree protette -dichiarano gli ambientalisti- reso indispensabile dal fatto che, dopo il 31 dicembre 2011, si avrà l'esclusione dei consorzi dalla gestione dei parchi naturali regionali, in base al decreto 'Milleproroghe'".
"Questo sistema però -precisano le associazioni- dovrà essere potenziato e non indebolito, sia negli strumenti che negli obiettivi, perché le sfide del futuro richiedono un maggiore impegno per la conservazione della natura. La nuova gestione delle aree protette regionali dovrebbe essere il più possibile unitaria e gestita dal più alto livello istituzionale, ossia dalla Regione".
I Parchi, le Riserve, le Aree di Riequilibrio Ecologico e i siti della rete Natura 2000 hanno un ruolo indispensabile per la tutela della biodiversità. Ma anche per il mantenimento della qualità del suolo e del paesaggio, per la gestione e la tutela della risorsa idrica, per il miglioramento dell'aria, per offrire servizi alle persone, alle famiglie e alle imprese, per studi e ricerche.
"Fronteggiare la crisi economica non deve tradursi in un taglio alla tutela del patrimonio naturalistico -affermano le associazioni - proprio quando, a quasi 30 anni dall'istituzione del primo parco naturale regionale, l'ambiente è più compromesso e le minacce sono aumentate. La politica di razionalizzazione e riduzione degli sprechi può essere condivisibile, ma ciò non deve far perdere di vista le finalità e gli interessi generali che la conservazione della natura deve perseguire".
Quando si parla di 'redditività' delle aree protette, si dovrebbe tenere conto -rammentano le associazioni- anche "di tutti i servizi che gli ecosistemi assicurano alla nostra società: biodiversità, paesaggio, equilibrio ecologico, miglioramento della qualità dell'aria e dell'acqua. Si tratta, dunque, di 'beni comuni' con un valore economico che rischiamo di perdere per sempre se non li sapremo tutelare".
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