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Celebrata l'87ma giornata mondiale

Risparmio, è diventato un lusso che è ormai sempre più difficile permettersi

ultimo aggiornamento: 26 ottobre, ore 15:57
Diminuiscono quelli che riescono a mettere da parte qualcosa, al Sud più che al Nord e crescono i dubbi sul futuro.


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Roma, 26 ott. (Adnkronos) - Celebrata oggi in tutto il mondo l’87ma giornata del risparmio. A Roma la manifestazione, svolta sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, è da sempre organizzata dall’Acri, l’Associazione che rappresenta le fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio.

Hanno partecipato alla giornata il ministro dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti, il Presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, il Presidente dell’Abi Giuseppe Mussari e il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi.

In questa occasione l’Acri ha presentato i risultati dell’indagine sugli "Italiani e il Risparmio", che da undici anni realizza insieme ad Ipsos.

Dall’indagine risulta che per gli Italiani il risparmio è una virtù soprattutto privata, una propensione che è loro propria: un obiettivo a cui tendono ancor più nell’attuale congiuntura, quantunque nella realtà facciano ancora più fatica a risparmiare.

Se da un lato aumentano coloro che non riescono a vivere tranquilli se non risparmiano (il 44% contro il 41% del 2010), ad esserci riusciti effettivamente sono poco più di un terzo degli Italiani (il 35% contro il 36% del 2010). Al Sud sono meno (il 25%, 5 punti percentuali in decremento rispetto allo scorso anno) e, soprattutto, aumenta il numero di famiglie in saldo negativo di risparmio, ovvero che necessitano di risorse superiori a quelle che guadagnano e che per "tirare avanti" hanno dovuto usare i risparmi passati o ricorrere a prestiti: sono il 40% (34% nel 2010) contro un dato nazionale, comunque alto, del 29% (26% nel 2010). Inoltre sono il 42% (36% nel 2010) gli Italiani che temono di non riuscire a risparmiare nel prossimo anno come in passato e solo il 13% spera di risparmiare di più: il dato più basso mai registrato al riguardo da questa indagine (nel 2010 era il 15%, nel 2009 il 19%). La difficoltà di risparmio sembra poi colpire maggiormente nel pieno dell’età lavorativa, fra i 31 e i 64 anni.

Sulla volontà di risparmiare convergono vari elementi: il desiderio di ricostruire le proprie scorte per dare maggiore sicurezza all’avvenire, il timore per l’incertezza sul futuro economico personale e del Paese, insieme alle preoccupazioni circa il proprio reddito dopo la pensione.

Infatti i preoccupati per il futuro dopo la pensione in dieci anni crescono dal 38% all’80%.

Forse anche per questo gli Italiani ritengono che le famiglie stiano risparmiando assai meno del dovuto (per il 37% stanno risparmiando poco e per il 16% persino troppo poco). Questo dato si lega alla sensazione diffusa (6 Italiani su 10) di aver ridotto negli ultimi anni le riserve di risparmio accumulate nella propria vita.

In termini di impieghi del risparmio, in controtendenza rispetto al 2010, nel 2011 aumenta, dal 21% al 24%, la percentuale di Italiani che preferiscono investire una piccola parte dei propri risparmi a discapito di chi li tiene a casa o sul conto corrente (scendono dal 68% al 64%). La causa potrebbe essere individuata nell’aumento dei rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni, ma anche nella ripresa dell’inflazione. Il "mattone" resta l’investimento "preferito", ma la percentuale di chi lo sceglie crolla di oltre dieci punti percentuali in un solo anno (dal 54% al 43%), tornando sui livelli del 2001. Gli Italiani continuano a ritenere fondamentale la bassa rischiosità e la solidità dell’investimento, anche perché pensano che gli strumenti esterni (leggi, regolamenti, controlli) di tutela del risparmio siano a oggi poco efficaci (59%) e anche per il futuro le prospettive non appaiono rosee: oltre la metà del campione ritiene che nei prossimi 5 anni il consumatore sarà meno tutelato, con un incremento di 10 punti percentuali rispetto al 2010 (56% vs 46%).

Quello che si va a chiudere si presenta come un anno di scoramento e di preoccupazione per la maggior parte degli Italiani: il peggiore dal 2001. Anche i più positivi dubitano di una ripresa, non solo a breve termine, ma neanche prossima e l’attendismo prudente e preoccupato del 2010 ha lasciato il posto a un crudo realismo. Sono in continuo decremento coloro che riescono a migliorare la propria situazione: ormai non superano il 5% della popolazione, a conferma della percezione che il Paese sia statico e stia lentamente scivolando in una situazione di crisi sentita come strutturale, che richiederà lente e dolorose - vie d’uscita.


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