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Sette i colossi dell'acqua

Acqua: la mappa dei big italiani dell'oro blu. Per chi è "ghiotta" la privatizzazione

ultimo aggiornamento: 18 marzo, ore 17:25
Società miste, multiutilities e quotate in borsa nelle quali, pur essendo maggioritaria la quota in mano ai Comuni, esistono anche azionisti privati che grazie alle opportunità offerte dal decreto Ronchi potranno espandersi sul mercato. L'acqua è un bene comune', teatranti in piazza di Spagna contro la privatizzazione.
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Roma, 18 mar. - (Adnkronos) - Sono 7 i colossi dell'oro blu italiano. Per sei di loro giocare fino in fondo la partita della privatizzazione é faccenda assai ghiotta: sono, infatti, società miste, multiutilities e quotate in borsa nelle quali, pur essendo maggioritaria la quota in mano ai comuni, esistono anche azionisti privati che grazie alle opportunità offerte dal cosiddetto decreto Ronchi potranno espandere le loro mire sul mercato.

Sono A2A, Iride, Enia, Hera, Acegas-Aps e Acea le sei sorelle dell'acqua che hanno in pancia soggetti privati potenzialmente interessati a crescere e che potranno farlo agevolmente grazie al provvedimento divenuto legge a novembre scorso: l'articolo 15 del decreto Ronchi prevede infatti che le società quotate in borsa alla data del primo ottobre 2003 potranno proseguire fino alla scadenza del contratto di servizio a patto che riducano la quota pubblica al 40% entro il 30 giugno 2013 e al 30% entro il 31 dicembre 2015.

In sostanza, considerato che ora i big dell'acqua quotati sono controllati dal pubblico più o meno per il 51%, dovrà essere messo sul mercato un pacchetto azionario del 20% circa. Così la scalata dei privati di qui a 5 anni, come avverte il Forum italiano Movimenti per l'Acqua, ''sarà nei fatti e i comuni faranno cassa perdendo, però, il controllo che andrà in mano ai privati.

Guardare gli assetti proprietari aiuta a comprendere quanto si tratti di una partita appetitosa.

- A2A: Comune di Brescia 27,456%; Comune di Milano 27,456%; Alpiq Holding (già Atel Holding) 5,002%%; Carlo Tassara Spa 2,512%; il resto é sul mercato.

- IRIDE: Finanziaria Sviluppo Utilities (partecipata pariteticamente da Comune Torino e Comune Genova) 58,05%; Intesa SanPaolo 4,72%; Fondazione Cassa di risparmio di Torino 4,066%; il resto é sul mercato.

- ENIA: Comune Reggio Emilia 21,924%; Comune di Parma 17,282%; Comune di Piacenza 4,62%; Pictet asset management 2,099%; il resto é sul mercato.

- HERA: Comune di Bologna 14,993%; Comune di Modena 13,731%; Comune di Ferrara 2,741%; Comune di Ravenna 7,393%; Comune di Imola 5,319%; Comune di Rimini 2,446%; Comune di Cesena 2,288%; Lazard asset management 2,008%; il resto é sul mercato.

- ACEGAS-APS: Acegas - Aps Holding 62,848% (partecipata al 50,1% dal Comune di Trieste e al 49,9% dal Comune di Padova); Fondazione Cassa di Risparmio di Trieste 5,102%; Intesa Sanpaolo 3,685%; il resto é sul mercato.

- ACEA: Comune di Roma 51%; GdF Suez 9,981%; Caltagirone 8,945%; il resto sul mercato.

Vale la pena ricordare che, intanto, l'11 febbraio scorso il Consiglio Comunale di Roma ha dato il via libera alla mozione della maggioranza su Acea Spa che impegna il sindaco e la Giunta, entro il 2010, a "porre in essere tutte le azioni necessarie per delineare un percorso di cessione delle quote azionarie di Acea Spa, in eccesso rispetto ai limiti indicati dalla legge (decreto Ronchi, ndr). E il decreto Ronchi prevede che il socio pubblico delle ex municipalizzate debba ridurre la sua quota a non oltre il 40% entro giugno 2013 e a non oltre il 30% entro fine 2015".

Fa eccezione a tutta questa potenziale compravendita l'Aqp, l'Acquedotto Pugliese: una Spa di proprietà della Regione che gestisce per conto dell'Ato Puglia il servizio idrico e che dovrebbe tornare ad essere, come dichiarato dal presidente Vendola, ente di diritto pubblico. Di fatto, quindi, Aqp non ha interesse ad acquisire la gestione di servizi in altri territori e in questo senso parla chiaro il piano industriale che si prefigge infatti di consolidare l'attività in Puglia.

Al di fuori dei big, la realtà italiana é fatta in grande parte di gestioni in house. Gli ambiti territoriali ottimali (che grosso modo ricalcano le province e che sono i titolari del servizio idrico) sono 109 e in 64 casi hanno affidato la gestione a società a totale capitale pubblico. Società che dal 2011, stando all'articolo 15 del decreto 'salva infrazioni', dovranno essere messe sul mercato, lasciando il controllo pubblico ai margini.

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