
In Italia l'uso dell’amianto è stato escluso dai processi produttivi industriali in ogni loro fase, mentre prosegue l'attività estrattiva delle ofiolitiche
Macinato dai frantoi in cava (Fonte: Comitato Rete Ambiente Parma)
Amianto, a Valtaro e Valceno le 'pietre verdi' che fanno paura
Macinato dai frantoi in cava (Fonte: Comitato Rete Ambiente Parma)
ultimo aggiornamento: 13 gennaio, ore 11:27
Le rocce ofiolitiche, responsabili della dispersione di fibre di amianto nell’ambiente, vengono estratte in numerose cave, per lo più concentrate nella zone delle Valli del Taro e del Ceno
Parma, 11 gen. (Adnkronos) - Nonostante il suo utilizzo sia stato vietato per legge dal 1992, in Italia l'amianto non adeguatamente smaltito è ancora presente in molti edifici. E questa è storia nota. Più complessa e meno conosciuta è invece la questione della dispersione dell'amianto dovuta all'estrazione, lavorazione, trasporto e utilizzo delle cosiddette "pietre verdi", le rocce ofiolitiche responsabili della dispersione di fibre di amianto nell’ambiente, eppure estratte in numerose cave, per lo più concentrate nella zone delle Valli del Taro e del Ceno, le stesse considerate 'siti contaminati da amianto' secondo la mappatura della Regione Emilia Romagna. (FOTO)
Queste cave potrebbero continuare la loro attività con rinnovate concessioni, a partire da domani, come nel caso del comune di Bardi. Ecco come. In Italia l'uso dell’amianto è stato escluso dai processi produttivi industriali in ogni loro fase, mentre prosegue l'attività estrattiva delle ofiolitiche, rocce magmatiche e metamorfiche che possono contenere amianto in quantitativi rilevanti, rappresentando un potenziale problema sanitario e ambientale, soprattutto se oggetto di scavo.
Le cave attualmente non attive, a causa della scadenza della concessione, non sono state bonificate e i materiali (compreso il macinato) non sono stati smaltiti e giacciono a cielo aperto o al massimo coperti da un semplice telo, "e i bambini si ritrovano lì a giocare con la ghiaietta, senza contare che nelle cave in attività il trasporto dei materiali avviene senza rispettare le norme di base per la sicurezza, con camion privi di coperture", spiega all'Adnkronos Fabio Paterniti, portavoce del comitato Rete Ambiente Parma.
La legge prevede che, cessata l'attività, le cave siano recuperate all'aspetto naturalistico, grazie alle polizze a garanzia previste (cioè quei fondi che le aziende devono versare in via preventiva per coprire i futuri costi del recupero ambientale al termine dello sfruttamento), cosa che non è accaduta, e ci si chiede il perchè. Una spiegazione potrebbe venire da comune di Bardi, dove domani il consiglio comunale voterà per l'approvazione del Piano delle Attività Estrattive, contenente anche le cosiddette 'cave all'amianto'.
"Le cave in questione, Pietranera e Groppo di Gora, tra l'altro sono nella lista dei siti contaminati da amianto, e quindi da bonificare. Se, come immaginiamo, il Piano passerà, sarà il primo passo verso le nuove concessioni", sottolinea Paterniti. Una possibilità contrastata dai numerosi comitati e associazioni riuniti nella Rete, perché l'attività di estrazione della pietra provoca il rilascio in ambiente di fibre di amianto che, per la sua estrema leggerezza si disperde con il vento anche a grandi distanze.
Secondo il Progetto regionale Pietre Verdi della Regione Emilia Romagna, pubblicato nel 2004, nei materiali di estrazione delle cave ofiolotiche la quantità di fibre di amianto rilasciate è nell'ordine di "decine, a volte centinaia di mg/kg". Considerato che ogni camion che esce dalla cava porta almeno 20 tonnellate di materiale, ogni carico può comportare la liberazione di circa 200 grammi di fibre.
Il materiale estratto dalle cave nel frattempo è stato utilizzato in mille modi e in ogni dove, trasformandosi in ghiaiato usato per abitazioni private e per i vialetti, o come sottofondo delle strade. "A Parma il suo utilizzo è cresciuto di pari passo con l'espansione della città e i conseguenti ingenti consumi di inerti - spiega Paterniti - è stato usato per realizzare un nuovo tratto ferroviario, nella costruzione di superstrade, circonvallazioni, per le inghiaiature delle traversine delle ferrovie. Eppure ad un certo punto a Bologna questo materiale è stato rimosso e sostituito".
Il largo ricorso al materiale è spiegato con la sua convenienza. Le ofiolitiche sono infatti rocce tenere che possono essere cavate e frantumate con grande facilità e, quindi, a basso costo. Eppure, la cancerosità dell'amianto è già stata accertata. Esistono registri nazionali, provinciali e regionali dei mesioteliomi "dai quali per noi emergono dati significativi, soprattutto se si tiene in considerazione i lunghi tempi di incubazione, anche 30-40 anni dopo la contaminazione, e che in concorso con altre sostanze l'amianto può essere causa di altre patologie", aggiunge Paterniti.
Stando a quanto dichiarato in un recente documento dell'aprile del 2011 dell'Associazione Medici per l'Ambiente - Isde Italia - Sezione Parma, dal registro nazionale Mesoteliomi (Renam) risulta che a Parma il tasso nel sesso femminile, nell'ambito di una preoccupante tendenza alla crescita dell'incidenza, sia attualmente il più alto della regione Emilia Romagna, con un +75% dei casi attesi, secondo un calcolo che si basa sui dati nazionali.
Sempre secondo l'Associazione, oltre ai "comuni ofiolitici", quelli interessati dalle cave, il problema riguarda anche tutti quei comuni che pur non avendo una cava nel proprio territorio ricevono quei materiali, come nel caso di Bologna che ha ricevuto a lungo le "pietre verdi" delle cave. I comuni ofiolitici sono tutti quelli della Valtaro e della Valceno.
Quella di Borgotaro vanta un minerale particolarmente aggressivo, perché contiene tremolite che presenta una fibra letale, dalla forma arricciata. A Fornovo c'è una delle più grandi cave del territorio con in itinere il rilascio di nuove concessioni. A Varano de' Melegari la cava è attiva, mentre quella di Varsi, nonostante non sia stata rinnovata la concessione, resta senza un piano di recupero ambientale.
Con il Progetto regionale del 2004 "Pietre Verdi" la Regione Emilia Romagna ha realizzato il censimento delle cave presenti sul territorio in collaborazione con l'Arpa, individuando 30 siti di estrazione localizzati nelle province di Modena, Reggio Emilia, Parma e Piacenza, di cui 14 esauriti e 16 attivi. Solo in provincia di Parma ne sono stati censiti 10, di cui 8 attivi.
articoli correlati
tutte le notizie di Risorse











































