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No di Venezuela, Sudan e Tuvalu: "E' un'intesa debole"
Clima, a Copenaghen 'accordo soft' dopo il no dei piccoli. Ban: "Inizio fondamentale"
ultimo aggiornamento: 19 dicembre, ore 16:58
Copenaghen (Adnkronos) - Salva in extremis l'intesa raggiunta ieri sera tra Usa, Cina, India, Brasile e Sudafrica. I delegati hanno optato per la formula meno impegnativa del 'prendere nota'. Delusi gli ambientalisti (FOTO). Obama: "Passo significativo". Due attivisti di Greenpeace si imbucano alla festa di gala
Copenaghen, 19 dic. - (Adnkronos) - Dopo ore di trattative e consultazioni seguite al 'no' di alcuni Paesi in via di sviluppo che minacciavano di far saltare l'intesa raggiunta ieri sera , i delegati alla Conferenza dell'Onu sul clima a Copenaghen hanno approvato una mozione con la quale accettano l'accordo mediato dagli Stati Uniti con Cina, India, Brasile e Sudafrica.
"La conferenza decide di prendere nota dell'Accordo di Copenaghen del 18 dicembre del 2009", ha dichiarato il presidente della sessione plenaria della Conferenza che si era aperta nella capitale danese il 7 dicembre scorso. Dopo la forte opposizione al testo da parte di alcuni Paesi in via di sviluppo - tra cui Venezuela, Sudan, Nicaragua e Cuba - i delegati hanno rinunciato alla procedura abituale di votare punto per punto il documento, optando per la formula più soft e meno impegnativa del 'prendere nota' dell'accordo.
Il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki-moon ha salutato come "un inizio fondamentale" l'accordo raggiunto oggi, dopo una maratona negoziale che sembrava essere destinata al fallimento. "Finalmente abbiamo un accordo", ha aggiunto Ban, parlando dopo che la Conferenza ha deciso di "prendere nota" dell'intesa di ieri sera tra Stati Uniti, Cina, India, Brasile e Sudafrica, un'intesa che però è stata contestata da alcuni Paesi in via di sviluppo. Ban Ki-moon ha poi assicurato che da questo momento "lavoreremo duro per renderlo legalmente vincolante nel 2010". "Non è quello che noi tutti speravamo - ha sottolineato Ban - ma la decisione è un inizio fondamentale".
A un drappello di Paesi tra cui Venezuela, Sudan e Tuvalu non è piaciuto l'accordo al ribasso, che prevede solo un impegno a limitare entro un massimo di due gradi l'aumento delle temperature, non fissa cifre sui tagli alle emissioni di gas serra e prevede aiuti per 100 miliardi di dollari da qui al 2020 per i Paesi in via di sviluppo.
E' un'intesa 'debole', sostiene il 'fronte del no', mentre un delegato sudanese è arrivato a paragonare il piano per l'Africa all'Olocausto, perché causerà altre inondazioni, siccità, tempeste di sabbia e non bloccherà il livello di innalzamento dei mari. Il documento, ha denunciato Lumumba Stanislaus Di-aping, "è una soluzione basata sugli stessi valori che, secondo la nostra opinione, hanno portato sei milioni di persone in Europa nelle camere a gas".
"Usando un'espressione biblica, è come se ci fossero stati offerti trenta denari per vendere il nostro futuro - ha fatto eco il capo negoziatore di Tuvalu, Ian Fry - Il nostro futuro non è in vendita". Duro anche il commento della delegata venezuelana Claudia Salerno Caldera, mentre il presidente della Commissione europea Jose Manuel Durao Barroso non ha nascosto la sua "delusione per la natura non vincolante" dell'intesa raggiunta ieri sera.
Delusi gli ambientalisti. "L'accordo di Copenaghen non è minimamente giusto, ambizioso e vincolante, dunque il lavoro dei capi di Stato non è ancora finito. Oggi i leader hanno fallito nel salvare il Pianeta da cambiamenti climatici catastrofici. Con l'attuale testo il mondo andrà incontro a un aumento di +3°C che mina l'esistenza stessa della nostra civiltà", dice il direttore esecutivo di Greenpeace. Sulla stessa linea il Wwf: "I negoziati sul clima di Copenaghen sono stati a un passo dal fallimento totale e comunque hanno rappresentato una notevole delusione rispetto alle aspettative". Per Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente, "è stata persa un'occasione storica".
Perché sia adottato come accordo ufficiale delle Nazioni Unite, il testo deve essere approvato da tutti i 192 Paesi presenti a Copenaghen.
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