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Lo rileva un documento pubblicato da Chatham House

Rio+20 la giusta occasione per definire il futuro del report responsabile

ultimo aggiornamento: 09 febbraio, ore 10:15
Arrivare a definire alla Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile il nuovo approccio alla rendicontazione delle performance finanziare, ambientali e sociali, costringerebbe tutti i governi ad adottare misure volte al raggiungimento di tale obiettivo


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Roma, 9 feb. - (Adnkronos) - Dopo 20 anni, il report di sostenibilità necessita di un restyling. Occorre definire quanto prima nuovi criteri e obiettivi condivisi, per andare verso quello che viene definito il report integrato, ossia la rendicontazione non solo delle performance finanziare ma anche di quelle ambientali e sociali. A suggerire la strada giusta per il futuro della rendicontazione responsabile, ci pensa un recente documento pubblicato da Chatham House, un think tank britannico specializzato in questioni internazionali.

Secondo i ricercatori britannici, l'occasione giusta per affrontare queste tematiche è Rio+20, la Conferenza Onu sullo sviluppo sostenibile in programma a Rio de Janeiro, in Brasile, dal 20 al 22 giugno. Arrivare a definire a Rio il nuovo approccio alla rendicontazione responsabile, costringerebbe tutti i governi ad adottare misure volte al raggiungimento di tale obiettivo.

Come ad esempio, imporre alle grandi imprese di rivelare le loro performance di sostenibilità e, in caso contrario, di spiegare pubblicamente perché non lo fanno. La Danimarca, ad esempio, pare che abbia già sperimentato con successo tale sistema. La prima generazione dei report di sostenibilità, che sulla carta vengono chiamati Sr 1.0, secondo gli analisti britannici, ha dimostrato sia la fattibilità che il valore sociale nel riferire le proprie prestazioni in ambito economico, ambientale e sociale.

Secondo una recente indagine Kpmg, la stragrande maggioranza delle società quotate del Global Fortune 250 rilascia volontariamente il rapporto di sostenibilità in aggiunta alla relazione finanziaria. Un numero che nell'ultimo decennio è in costante crescita.

Il punto, però, secondo gli analisti britannici è che il rapporto di sostenibilità non può continuare ad esistere nell'attuale forma. E' necessario sviluppare una nuova generazione, Sr 2.0, per affrontare le debolezze dell'approccio attuale. Quali sono i problemi? Come riporta il documento della Chatham House, infatti, solo una piccola percentuale di multinazionali del mondo riportano le pratiche e gli impatti delle loro politiche di sostenibilità. Se i governi vogliono davvero sfruttare le potenzialità del settore privato, e tenere traccia dei progressi, allora e necessario un reporting universale, almeno per tutte le grandi imprese.

Il report attuale, inoltre, varia notevolmente in termini di quantità e qualità, rendendo a volte difficile per i 'lettori' valutare con precisione il valore dei dati trasmessi. In questo scenario serve l'intervento dei governi e il pieno coinvolgimento del settore imprenditoriale. Inoltre, le informazione sulla sostenibilità sono sempre piu' importanti per la salute futura della aziende. Puntando solo sul reporting finanziario, si rischia di innescare il tracollo sia economico che ambientale.


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