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Rispettando gli altri e l'ambiente senza rinunciare alla qualità
Crisi economica: Fabris (Iulm), il consumatore si è accorto che può spendere meglio
ultimo aggiornamento: 16 marzo, ore 13:18
Si fa strada la convinzione che siano possibili e apprezzabili stili di vita contraddistinti dalla "condanna dello spreco, l'attenzione alla sostenibilità ambientale, una maggiore oculatezza nello spendere, un diffuso goodwill verso le marche che si caratterizzano per una maggiore attenzione alla dimensione etica"
Milano, 16 mar. - (Adnkronos/Labitalia) - La crescita economica non si e' soltanto interrotta per via della crisi, ma ha anche smesso di essere vissuta come valore assoluto. Nella societa' italiana, e non piu' solo in nicchie ristrette, si fa strada la convinzione che siano possibili e apprezzabili stili di vita contraddistinti dalla "condanna dello spreco, l'attenzione alla sostenibilita' ambientale, il disagio per le forti sperequazioni sociali, una maggiore oculatezza nello spendere, la presa di distanza da processi di accumulazione di beni e servizi scissi da una loro effettiva fruizione, uno shift di attenzione dai beni identitari a quelli relazionali, un diffuso goodwill verso le marche che si caratterizzano per una maggiore attenzione alla dimensione etica". Lo sottolinea Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi all'Universita' Iulm, nel libro "La societa' post-crescita. Consumi e stili di vita" (Egea, 2010, 430 pagine, 26,50 euro).
Costretto a spendere meno, il consumatore si e' accorto che puo' spendere meglio, rispettando gli altri e l'ambiente senza rinunciare alla qualita', rivela Giampaolo Fabris. Per il sociologo, i piu' recenti sviluppi dei consumi, in un trend complessivamente negativo a causa della crisi, vedono andare controcorrente comparti come l'alimentazione biologica o il benessere, mentre sembra definitivamente superata la fase di bulimia dei consumi che aveva contraddistinto gli ultimi anni. I tempi di sostituzione di automobili ed elettrodomestici si allungano in assenza un'usura effettiva, i guardaroba si restringono, in tavola arriva meno quantita', ma piu' qualita' e al possesso si comincia a preferire l'accesso.
Il cittadino, in quanto a disponibilita' a sobbarcarsi gli impegni della raccolta differenziata dei rifiuti, ha abbondantemente scavalcato le capacita' organizzative delle amministrazioni locali. Anche in economia, viene messa in discussione la tirannia del Pil come unico indicatore di sviluppo. A dare conto con maggiore trasparenza di questo mutamento e' il settore alimentare.
"Gli italiani che dichiarano di consumare regolarmente cibi biologici -dice Fabris nel libro- passano dal 22% del 2008 al 26% del 2009 (circa il 3% della spesa alimentare complessiva delle famiglie italiane). Nielsen segnala che, nella prima meta' del 2009, si e' registrato nella Gdo un aumento del biologico dell'8,5%. L'Italia, con circa 50.000 produttori che adottano tecniche di coltivazione rispettose dell'ambiente alimentando un mercato di circa 3 miliardi di euro e oltre un milione di ettari dedicati, e' il primo produttore al mondo nell'agroalimentare biologico", mentre si diffondono forme alternative di distribuzione come i farmer market e l'agriturismo, attente al valore dei prodotti del territorio.
Il consumatore, costretto dalla crisi a spendere meno, ha scoperto che puo' spendere meglio, affrancandosi in parte dai miti delle marche: i monogami, che nel 1995 erano il 47,9% della popolazione, oggi sono solo il 39% e i livelli di soddisfazione sono crollati.
Fabris interpreta il cambiamento come la rivincita di uno stile di vita mediterraneo contrapposto a quello anglosassone e ne vede la tangibile conferma nel salvataggio di Chrysler da parte di Fiat, nel nome dello sviluppo di auto piu' economiche e rispettose dell'ambiente, nonche' nella diffusione di nuove abitudini alimentari anche negli Stati Uniti.
Il sociologo ammette di individuare una tendenza ancora nella sua fase iniziale. "Il piu' forte ostacolo alla sua diffusione -scrive- e' la mancanza di una elaborazione collettiva, di paradigmi a cui fare riferimento, l'assenza di modelli proposti dai media". I consumatori, pero', si stanno attrezzando anche per questo: il web si sta rivelando decisivo nel superamento della passivita', dovuta a una forte asimmetria informativa, che ha caratterizzato in passato il loro rapporto con i produttori e il libro di Fabris potrebbe rappresentare un importante nucleo di elaborazione teorica per il movimento emergente.
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