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Prometeo - Sostenibilità
Cucinella: "Da quando è in vigore l'obbligo di indicare la classe energetica, è diventato chiaro a tutti che l'Italia è un Paese di case di serie G"

Architettura low-tech a prova di condizioni meteorologiche per un futuro abitativo migliore

ultimo aggiornamento: 03 febbraio, ore 14:04
Case in grado di affrontare caldo e freddo, senza sprecare energia


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Roma, 3 feb. - (Adnkronos) - Come saranno le case del futuro? Tecnologiche, innovative, confortevoli? Forse. Ma soprattutto, la casa del futuro dovrà essere a prova di meteo, in grado di far fronte a freddi rigorosi o grandi caldi senza sprecare energia e minimizzando il ricorso all'utilizzo dei climatizzatori, quindi puntando tutto su forme e materiali e su una filosofia low-tech. Quella di Mario Cucinella, primo architetto italiano da 30 anni a questa parte a vincere il premio Marché International des Professionnels d'Immobilier, nella categoria green building, bissando due anni dopo, nel 2011.

Lui legge gli annunci immobiliari e inorridisce: da quando è in vigore l'obbligo di indicare la classe energetica, è diventato chiaro a tutti che l'Italia è un Paese di case di serie G. Una classe energetica "che dovrebbe essere vietata per legge, mentre dovremmo iniziare a costruire solo edifici di classe energetica A+", dice all'Adnkronos. E questo è il passato, quello di un Paese il cui patrimonio edilizio è per ben il 70% precedente all’entrata in vigore della legge 373/1976 'Norme per il contenimento del consumo energetico per usi termici negli edifici'. Guardando al futuro, la situazione non può non cambiare radicalmente, costringendo gli architetti a riprendere in considerazione elementi caduti nel dimenticatoio: il clima e le condizioni meteorologiche.

"L'architettura ha sempre avuto uno stretto rapporto con il clima e questa è una delle ragioni alla base della ricchezza di forme e linguaggi. Un tema che è stato dimenticato da un'architettura indifferente che ha eliminato dalla progettazione il fattore climatico e ha preferito fare ricorso all'uso di tecnologie per la climatizzazione", spiega Cucinella da Bologna dove, nel frattempo, come le previsioni meteorologiche avevano predetto, continua a cadere la neve.

"Recuperando il rapporto con il clima, l'architettura può fornire risposte alla questione climatica con progettazioni diverse, affrontando non solo il caldo e i grandi freddi, ma anche la questione dei consumi, del risparmio energetico e della riduzione delle emissioni di Co2. E un'architettura che chiede meno energia è un'architettura empatica e che tiene conto del fatto che il settore edilizio assorbe il 50% dei consumi energetici nazionali", sottolinea l'architetto.

Al posto di impianti di climatizzazione, i nuovi edifici risolveranno i problemi climatici attraverso forme e materiali, andando incontro alle famiglie italiane, sempre più vessate dai costi delle bollette. Una sfida che offre, tra l'altro, "l'opportunità di rimettere le mani sugli edifici degli anni '60 e sulle periferie, perché se non ci sono risorse per ricostruire, si può invece innescare un meccanismo virtuoso che punti al recupero energetico, realizzando edifici che oltre ad essere belli fuori, abbiano un'anima dentro", spiega Cucinella.

"Secondo i dati dell'Enea - aggiunge - il consumo energetico delle sole scuole italiane per il riscaldamento si attesta su un miliardo e 600 mila euro l'anno, una microfinanziaria. Intervenire sul settore può significare ridurre i consumi anche del 50% avvicinandoci agli obiettivi che ci impone l'Europa".


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