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A Roma tavola rotonda sul 'Mercato europeo e politiche agricole post 2013'

Filiera bovina, diminuisce la pressione sull'ambiente con la riforma della Pac

ultimo aggiornamento: 22 giugno, ore 10:29
Obiettivi dell'intervento della Commissione europea: aumentare la produzione di carne bovina per assicurare un adeguato rifornimento della catena alimentare, garantire la sicurezza e ridurre la sollecitazione ambientale


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Roma, 22 giu. (Adnkronos) - Aumentare la produzione di carne bovina per assicurare un adeguato rifornimento della catena alimentare, garantire la sicurezza e ridurre la pressione sull'ambiente. Sono i tre pilastri su cui si fonda la riforma della Pac. Le modalità con cui raggiungere questi ambiziosi obiettivi sono stati il tema della tavola rotonda 'Il mercato europeo della carne bovina alla luce della futura politica agricola post 2013' organizzata a Roma, presso la Galleria del Cardinale, da Assocarni e Pfizer Animal Health.

Ad animare il dibattito sulla filiera della carne i rappresentanti della produzione agroindustriale, dalla grande distribuzione alle più autorevoli istituzioni nell'ambito agricolo e della tutela della salute a livello nazionale e comunitario. E' stata l'occasione per far emergere le criticità del settore e le attese che gli operatori hanno nella riforma prevista dalla Commissione europea. Ad aprire il dibattito della giornata intitolata 'Beef2Beef. Diamo la parola al mercato' il vicepresidente di Assocarni e Federalimentare Luigi Scordamaglia e il presidente e general manager di Pfizer Juan Ramon Alaix.

Durante il dibattito gli operatori hanno rivendicato la coerenza del settore con i principi fondamentali già presenti nei primi documenti ufficiali sulla nuova Pac: aziende agricole professionali che rispondano in pieno al concetto di 'agricoltore attivo' come destinatario degli aiuti Ue, un sistema di ripartizione che non sia vincolato al semplice calcolo proporzionale basato sulla superficie utilizzata, ma che tenga conto di altri parametri quali la produzione lorda variabile.

Sulla questione ambientale la filiera zootecnica contesta la diffusione strumentale di dati che tendono a screditare il settore. A questo proposito è stato ricordato come recenti studi compiuti nelle aree italiane dove e' concentrata larga parte della produzione nazionale con il sistema intensivo le emissioni siano inferiori rispetto ai paesi che praticano l'allevamento estensivo.

Per quanto riguarda i pagamenti diretti, la filiera della carne bovina chiede una adeguata fase transitoria, un ampio margine di flessibilità di ogni Stato nell'affrontare questo passaggio e una applicazione graduale del sistema.

''Mentre il G20 cerca di trovare soluzioni alla crisi alimentare, l'Europa finanzia una politica di smantellamento, una politica che paga per non produrre. Questo è inaccettabile''. E' quanto sostiene il vicepresidente di Assocarni e Federalimentare Luigi Scordamaglia a margine della tavola rotonda 'Il mercato europeo della carne bovina alla luce della futura politica agricola post 2013'.

''L'Italia oggi è autosufficiente nella produzione di carne bovina per circa il 55%, ma è chiaro - sottolinea il vicepresidente di Assocarni - che se non si blocca il fenomeno di smantellamento la produzione interna diminuirà di molto. L'autosufficienza è magari un concetto che è stato sottovalutato in passato. Essere sufficienti non è qualcosa di antistorico, è semmai un obiettivo per dare al consumatore europeo un prodotto ottenuto secondo standard che solo noi siamo in grado di assicurare. Il problema principale europeo - aggiunge Scordamaglia - è non aver previsto cosa sarebbe successo nel mondo - Sono state messe in atto politiche finalizzate a smantellare la produzione agricola, soprattutto quella bovina, salvo poi accorgerci che il mondo aveva in realtà bisogno di produrre di più''.

''Per aiutare il settore -conclude- bisogna avere il coraggio di dire che la politica agricola deve sostenere la produzione reintroducendo dei premi che sostengano la vera produzione. Non servono soldi, serve il buonsenso di ridurre costi e oneri inutili. Ci sono migliaia di regole inutili introdotte ogni giorno, adesso bisogna avere il coraggio di smantellare e ridare fiato alla produzione comunitaria''.


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