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Catania: "L'agricoltura deve essere sostenibile sia in termini economici che ambientali"

L'agricoltura 'dimenticata' reclama fatti concreti, il punto alla Conferenza Cia

ultimo aggiornamento: 28 giugno, ore 16:15
La Confederazione Italiana agricoltori, riunita a Lecce, chiede più equilibrio nella distribuzione delle risorse fra gli stati membri, un'adeguata difesa dei redditi, la centralità dell'impresa e un effettivo ricambio generazionale


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Lecce, 28 giu. - (Adnkronos) - La proposta della Commissione Ue di Bruxelles per la riforma della Politica agricola comune "non ci soddisfa affatto, anzi, per alcuni aspetti è addirittura penalizzante. Per questo motivo chiediamo più equilibrio nella distribuzione delle risorse fra gli stati membri, un'adeguata difesa dei redditi, la centralità dell'impresa e un effettivo ricambio generazionale". Lo dichiara Giuseppe Politi, presidente nazionale della Cia, aprendo i lavori della quinta Conferenza economica della Confederazione Italiana agricoltori in corso a Lecce.

A fronte delle oltre 500 mila imprese agricole costrette a chiudere i battenti negli ultimi 10 anni e le 13 mila andate fuori mercato solo nel primo trimestre 2012, "poche e insufficienti sono state le misure prese dal governo Monti a sostegno dell'agricoltura", aggiunge Politi, ricordando che l'agricoltura rappresenta "un settore economico che coinvolge più di 4,5 milioni di persone tra agricoltori, lavoratori e attività industriali collegate alla produzione agricola. Più di un milione di famiglie vive di agricoltura".

In quest'ottica, la nuova politica agraria nazionale deve puntare a ''sviluppare ricerca e innovazione, favorire l'ingresso dei giovani e l'aggregazione fondiaria, rendere efficienti i mercati, sostenere la competitività, ridurre i costi di produzione e semplificare i rapporti tra imprese e Pubblica amministrazione'', aggiunge.

Per Politi, la Pac 2014-2020 deve avere, come priorità, efficienza del mercato, rafforzamento delle organizzazioni di produttori, diffusione dell'economia contrattuale, misure per favorire il ricambio generazionale, sostegno degli strumenti (assicurazioni e fondi di mutualità) per contenere gli effetti della volatilità dei prezzi e delle crisi di mercato.

Nelle proposte della Commissione per il prossimo quadro finanziario 2014-2020 sono stanziati 371,7 miliardi di euro a favore della spesa classica relativa alla Pac. Essa - sottolinea il presidente della Cia- rappresenta circa il 36% del bilancio comunitario totale, quota inferiore rispetto al precedente periodo, 42%. Per la ripartizione degli stanziamenti della Pac tra gli Stati membri, l'Esecutivo di Bruxelles propone meccanismi di convergenza con l'obiettivo di una distribuzione più uniforme del sostegno a vantaggio degli Stati i cui pagamenti diretti sono inferiori al 90% della media dell'Ue a 27. L'effetto della redistribuzione sarebbe molto differenziato tra i vari Paesi, con una penalizzazione molto forte per l'Italia, la Germania e la Francia; i maggiori vantaggi sarebbero per la Romania, la Polonia e la Spagna. Per effetto dei tagli delle risorse e della redistribuzione, il massimale dell'Italia, a valori correnti, per i pagamenti diretti passerebbe da 4,128 miliardi nel 2013 a 3,842 miliardi nel 2020, una riduzione del 6,9 per cento.

''La soluzione adottata dalla Commissione consolida uno dei vizi di fondo della Pac: lo squilibrio del livello di aiuti tra Paesi e tra colture, con un privilegio accordato ai Paesi ed alle produzioni continentali a scapito di quelle caratteristiche delle agricolture mediterranee'', commenta Politi. ''Noi chiediamo che la proposta di Bruxelles per la ripartizione delle risorse tenga conto della disparità del costo della vita nei diversi Paesi e, quindi, sia calcolata a parità di potere d'acquisto. Tale correzione favorirebbe condizioni di leale concorrenza attenuando gli effetti negativi connessi al sistema di calcolo adottato dall'Esecutivo Ue''.

A fronte di una media europea del 6%, in Italia i giovani addetti nel settore agricolo sono il 2,9% totale. Solo 52 mila aziende, il 6,6% del totale, hanno un conduttore giovane; solo il 16% delle nuove aziende è guidato da un giovane e solo nel 2,3% delle aziende storiche è subentrato un giovane alla conduzione. Numeri che parlano dell'assenza di un ricambio generazionale, sebbene "la presenza di giovani agricoltori è sempre più importante sia in termini quantitativi e, quindi, di potenziale produttivo, in relazione alle prospettive di innovazione, sostenibilità, qualità dei processi e prodotti", dichiara Giuseppe Politi.

"Gli interventi di politica agricola, a partire dalla Pac, dovranno avere come priorità quella di garantire nuova imprenditoria giovanile agricola - aggiunge Politi - Condividiamo la proposta di riforma della Pac che ha ampliato gli interventi specifici a favore dei giovani. La proposta ha, però, ancora margini di miglioramento e in questo senso condividiamo le proposte di emendamento presentate dalla Commissione Agricoltura del Parlamento europeo".

"L'agricoltura deve essere sostenibile sia in termini economici che ambientali". Ne è convinto il ministro delle Politiche agricole Mario Catania che, a margine della quinta Conferenza economica della Cia, sottolinea che "in termini ambientali l'agricoltura è già in larghissima parte sostenibile, sono poche le cose da correggere, anzi: senza agricoltura il nostro territorio è a rischio".

"La prima politica ambientale che possiamo fare è salvaguardare la sopravvivenza dell'agricoltura sul territorio. E poi ci vuole sostenibilità economica, e su questo stiamo lavorando", spiega il ministro, che ribadisce che ''l'agroalimentare è un settore che può dare tantissimo al nostro Paese. Per molti decenni, in passato, è stato trascurato inseguendo altre chimere, ma l'agroalimentare italiano è di altissima qualità - conclude - si vende bene in tutto il mondo, per questo dobbiamo crederci di più e rimetterlo al centro del modello di sviluppo di questo paese".

"Avremo tutto il tempo e gli spazi per cambiare le cose che vogliamo cambiare nella proposta e per far sì che la Pac sia rispondente all'agricoltura che vogliamo - aggiunge Catania - un'agricoltura forte, capace di produrre valore e di competere sul mercato internazionale e non un'agricoltura di sussistenza". Per farlo, conclude il ministro, "sono convinto che dovremo tornare a lavorare sul funzionamento della filiera agroalimentare che in Italia, come anche in altri Paesi, non funziona bene".

"Ho chiesto attenzione diversa nei confronti dell'Italia per quanto riguarda la riforma, è una partita importante, ci sono in ballo la ripartizione delle risorse finanziarie tra i Paesi e, quindi, tra gli agricoltori dei Paesi membri, e più in generale tutte quelle regole sulla produzione e la commercializzazione dei prodotti che noi chiediamo siano conformi agli interessi agli interessi italiani e conformi alla nostra agricoltura di qualità" ha dichiarato il ministro a margine della conferenza ''Far crescere l'agricoltura per far crescere l'Italia''.

Catania afferma che si è parlato di risorse da destinare alla Pac, nel corso dell'incontro bilaterale con Dacian Ciolos, commissario europeo all'Agricoltura e allo Sviluppo rurale, durante il quale ''siamo entrati nel dettaglio sul tema e abbiamo esaminato insieme - spiega - quali sono le possibili soluzioni per venire incontro all'esigenza italiana, sia nell'ambito del primo pilastro, quindi la ripartizione degli aiuti diretti, sia nell'ambito dello sviluppo rurale, dove la ripartizione degli stanziamenti tra i Paesi membri deve essere ancora fatta, sia anche su tutti gli altri elementi della Rubrica Due relativa alla spesa agricola'', dichiara il ministro.

''E' stata una di quelle bilaterali in cui non è che si decide nulla, nè si può decidere a due, cose che riguardano l'intero Consiglio e Parlamento Europeo, ma è stata una di quelle bilaterali molto utili perché siamo andati nel dettaglio di cosa si può fare - aggiunge Catania - Ciolos ha registrato che l'Italia è pronta come sempre ad avere un atteggiamento positivo, e a fronte di questo si è dimostrato molto aperto nei confronti delle nostre richieste, molto collaborativo in vista di trovare quelle soluzioni che ci sono necessarie''.

Per il ministro delle Politiche agricole "la proposta di riforma che avremo alla fine non sarà forse quella che l'Italia avrebbe scritto, ma sarà una proposta in cui ci riconosceremo". "Ho avuto rassicurazioni dal Commissario Ciolos che non ci sarà accordo senza l'Italia a bordo. Sono parole che dicono tutto" precisa quindi Mario Catania.

Nel corso della quinta Conferenza economica della Cia in corso a Lecce il ministro Catania ha annunciato, inoltre, la presentazione, a fine luglio, di "un'iniziativa dedicata al tema del consumo del suolo agricolo, un'iniziativa a cui tengo particolarmente. Stiamo compiendo un delitto contro le generazioni future, perché le aree cementificate non tornano indietro", aggiunge il ministro, citando come esempio la "Pianura Padana, tappezzata di cemento, così come altre aree nel Mezzogiorno".

Più semplificazione e meno burocrazia, e poi ''aiutare gli agricoltori ad essere più competitivi e più forti sul mercato e non aumentargli i costi della burocrazia e quelli per applicare la Pac. E poi più strumenti di gestione delle crisi''. Queste le caratteristiche per una Pac che sia davvero al passo coi tempi e in grado di affrontare i problemi più attuali, secondo Paolo De Castro, presidente della Commissione agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo, che a margine della della quinta Conferenza economica della Cia - Confederazione italiana agricoltori, commenta che ''viviamo in un'epoca nuova, i mercati sono instabili, i prezzi volatili, non possiamo pensare di avere una Pac uguale a quella di 10-20 anni fa''.

''Oggi la Pac deve fornire strumenti di gestione dell'offerta, strumenti di garanzia - continua De Castro - per la gestione collettiva delle crisi di mercato, quindi più assicurazioni, fiondi mutualistici, stoccaggi: un pacchetto di misure importanti che il Parlamento ha inserito nel documento dell'Ocm unica e che noi ci auguriamo che adesso, nel negoziato col Consiglio, verranno largamente accolti''.

Sulla nuova Pac, ''il Parlamento ha presentato il 18 e 19 giugno le cosiddette controproposte, oltre 700 punti di cambiamento rispetto a quelle fatte dal commissario Ciolos. Ora - aggiunge De Castro - inizia la battaglia, perché noi abbiamo messo sul tavolo le nostre proposte, e ora dobbiamo discutere con il Consiglio. Mi fa piacere che ieri il ministro francese Stephane Le Foll, abbia annunciato di voler utilizzare la piattaforma del Parlamento europeo anche come base negoziale, questo è importante anche per i tempi, altrimenti non riusciamo ad approvare la Pac entro giugno 2013 e, quindi, non ci sarà una nuova Pac dal 1 gennaio 2014 se non utilizziamo quella piattaforma negoziale''.


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