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Evoluta nella forma e nella sostanza, hanno mantenuto sempre il ruolo di protagoniste delle merenda italiana

Alimenti, come eravamo: storia delle merendine italiane dagli anni '50 a oggi

ultimo aggiornamento: 10 marzo, ore 15:42
Dal 'mottino' del dopoguerra alle merende refrigerate di oggi, da 60 anni le molteplici varietà di questo alimento accompagnano la quasi totalità delle famiglie italiane che hanno almeno un componente con meno di 15 anni
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Roma, 10 mar. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Che si preferiscano al cioccolato, alla frutta o alle creme, le merendine sono presenti da 50 anni nelle dispense delle case italiane, compagne delle dolci pause pomeridiane di milioni di bambini. Si tratta di un alimento tipico del mercato italiano, profondamente connaturato con la tradizione dolciaria di casa nostra. In nessun altro Paese europeo esistono infatti prodotti definiti allo stesso modo, proprio perche' il concetto di merenda e' una prerogativa che contraddistingue la nostra alimentazione e quella dei Paesi mediterranei, in contrapposizione con lo 'snacking' tipico delle nazioni anglosassoni, dove si e' soliti mangiare spesso, a tutte le ore, e prevalentemente fuori casa. Una storia che inizia nel Dopoguerra, dunque, e che si e' evoluta di pari passo con le generazioni, mutando nella forma e nella sostanza, ma mantenendo il ruolo di protagonista delle merende tricolori.

Anni '50: nasce la prima merendina, il 'mottino'. Un panettone mignon che e' stato il primo a essere lanciato sul mercato e dunque a pieno diritto considerato il capostipite di tutte le merendine.

Anni '60: la vera svolta culturale arriva 10 anni dopo con il 'buondi'', la prima tra le merendine confezionate che sostitui' la classica brioche consumata al bar insieme al cappuccino. A seguire, ottenne grande successo il 'pandorino', altra riduzione in formato monodose del tipico dolce natalizio veronese. Poi fu la volta delle torte casalinghe: nel 1961 nasce il soffice trancino di pandispagna, farcito con marmellata di albicocche o ciliegie.

Anni '70: entrano nelle case degli italiani le merendine a base di pandispagna farcito o ricoperto con il cioccolato. Nel 1977 e' la volta del 'saccottino', lievito farcito all'albicocca, al cioccolato o alla crema e della 'crostatina', una mini torta di pasta frolla proposta con marmellata o cioccolato.

Anni '80: le merendine entrano nella seconda generazione, ovvero si adeguano alle esigenze nutrizionali dettate anche da una rinnovata attenzione dei consumatori italiani per l'alimentazione sana. Compaiono tra gli ingredienti le fibre e lo yogurt. Le 'camille', tortine alle carote, e i 'plum cake' con l'aggiunta di yogurt sono i capofila di questa nuova gamma di prodotti.

Anni '90: sul mercato arrivano le cosiddette merendine refrigerate, con latte fresco pastorizzato. E' questa l'ultima grande rivoluzione delle merendine industriali, che prosegue con varie declinazioni ancora oggi.

Il mercato delle merendine tradizionali non refrigerate ha raggiunto dimensioni e valori di business notevoli: 681 milioni di euro nella sola Grande distribuzione organizzata, stima la Coop Italia. La stima risulta stabile a volume, ma in crescita a valori (+4,3%). Merito da un lato di un'offerta industriale che ha arricchito il comparto di frequenti novita', ma anche di quella tendenza alla destrutturazione dei pasti di cui le merendine costituiscono l'approdo sul versante dei prodotti dolci, in concorrenza con gli snack salati.

La massiccia azione di sostegno pubblicitario e lo sviluppo delle linee ha consentito a poche aziende produttrici di presidiare grandi quote di mercato, che ammontano in volume a oltre la meta' delle vendite complessive (54% del mercato). La versatilita' di questa categoria merceologica si traduce poi in una molteplicita' di occasioni di consumo, che ne hanno permesso una diffusione di massa trasversale ai diversi target: prima colazione, dessert di fine pasto, snack per bambini e ragazzi, alimento energetico anche per gli adulti sportivi, e cosi' via.

Sta di fatto che, ad oggi, la percentuale di penetrazione nelle famiglie italiane sfiora il 91% ed e' prossima al 100% in quelle in cui e' presente un componente con meno di 15 anni.

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