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Al Lido il doc della Infascelli sugli operai della Vinyls all'Asinara

da 'Pugni chiusi' di Fiorella Infascelli  da 'Pugni chiusi' di Fiorella Infascelli
ultimo aggiornamento: 05 settembre, ore 16:21
Venezia - (Adnkronos) - In 'Pugni Chiusi' l'avventura umana dei lavoratori sardi in cassa integrazione che nel febbraio 2009 occuparono l'Asinara. La regista: ''In questo film c'è anche un pezzo di me''


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Venezia, 5 set. - (Adnkronos) - Alla Mostra del Cinema di Venezia approda la vicenda umana e professionale degli operai della Vinyls in cassa integrazione, che occuparono nel febbraio del 2009 il carcere dell'Asinara. In competizione tra i documentari di Controcampo Italiano, arriva infatti oggi nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido 'Pugni Chiusi', diretto da Fiorella Infascelli, regista di film e documentari che ha esordito nel cinema come aiuto regista per maestri come Pier Paolo Pasolini e Bernardo Bertolucci.

La Infascelli racconta come, rimanendo all'Asinara per un anno, gli operai attirano poco alla volta l'attenzione dei media grazie ad una battaglia sindacale condotta con strumenti di lotta non tradizionali. La regista si concentra sulla loro avventura umana: sul piano sindacale sembra che nulla sia cambiato, con gli impianti rimasti fermi, ma nelle loro vite tutto è cambiato. La loro lotta li ha cambiati, arricchiti, stancati. "Chi lotta può perdere, chi non lotta ha già perso", si ripetono ogni giorno.

"Ero stata invitata a Gavoi per ricevere un premio. E' lì -racconta la regista- che ho incontrato Pietro e gli operai della Vinyls e così ho scoperto la lotta che stavano conducendo sull'isola dell'Asinara. Parliamo, mi raccontano la loro storia, mi coinvolgono, mi emozionano. Dieci giorni dopo sono sull'isola e passo una giornata con loro nel carcere dove si sono autoreclusi. Venti giorni dopo sono di nuovo lì con una piccola troupe e comincio a girare. Torno a Roma, ma non sono soddisfatta. Ritorno sull'isola e giro ancora altro materiale. Il documentario cresce da solo. Un racconto dopo l'altro. Le immagini del carcere, i loro volti, le emozioni. E poi i sogni interrotti, l'equilibrio psicologico che vacilla, il sentirsi persi. E soprattutto, la lotta che li ha uniti. Ora riguardo il film -conclude la regista- e scopro che è anche un pezzo di me".


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