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Mostra di Venezia
Marco Bellocchio
"Io, il Leone, Bernardo ed Eluana", a Bellocchio il premio alla carriera
Marco Bellocchio
ultimo aggiornamento: 09 settembre, ore 21:26
Venezia - (Adnkronos) - Soddisfazione del regista che parla delle sue opere cinematografiche di svolta e dei rapporti con Bertolucci (è lui a consegnargli la statuetta - VIDEO): "Abbiamo seguito strade diverse ma ci vogliamo bene". Poi "le pietre miliari del mio percorso? I film di cambiamento da 'I pugni in tasca' a 'Vincere'". Il suo prossimo film si chiamerà 'Bella addormentata' e sarà ispirato agli ultimi giorni di Eluana Englaro (VIDEO). Bertolucci: "Magari avessi fatto io 'I pugni in tasca'"
Venezia, 9 set. - (Adnkronos) - "E' un fatto che mi onora. E che mi emozioni è quasi scontato". Marco Bellocchio non nasconde la soddisfazione con cui riceve oggi il Leone d'Oro alla carriera della 68ma Mostra del Cinema di Venezia. Il rapporto di Bellocchio con la mostra veneziana è sempre stato intenso: il regista 71enne è stato 11 volte al Lido in varie forme, dal '67, quando presentò a Venezia in concorso il suo secondo lungometraggio 'La Cina e' vicina' (ottenne il Premio Speciale della Giuria), all'anno scorso, quando porto' a Venezia fuori concorso 'Sorelle mai'. In mezzo, altre due partecipazioni in competizione: nel 1982 con 'Gli occhi, la bocca' e nel 2003 con 'Buongiorno, notte'.
Bellocchio riceve il Leone d'Oro nella Sala Grande del Palazzo del Cinema del Lido dalle mani del collega Bernardo Bertolucci, omaggiato quest'anno al festival di Cannes con la Palma d'Oro alla Carriera. Un incontro che per Bellocchio suggella una riconciliazione. "In fondo -dice il regista all'Adnkronos- non è che siamo stati avversari ma abbiamo seguito strade diverse e anche ispirazioni diverse, tematiche diverse. Lui poi, in qualche modo, ha lasciato l'Italia ottenendo degli straordinari successi nel mondo. Io ho lavorato più dentro l'Italia. Però in fondo, pur nei contrasti, ci sono tutta una serie di complementarità tra noi, che non sono solo legate alla vicinanza tra i luoghi in cui siamo nati, tra Piacenza e Parma. Tra queste affinità -sottolinea- c'è anche il fatto di essere coetanei, anche se lui è poco più giovane di me e tende sempre a sottolinearlo scherzosamente. In qualche modo siamo cresciuti insieme. Insomma, c'è sempre stata tra noi due reciproca attenzione e stima. E affetto". Per Bellocchio, inoltre, "due prestigiosi premi alla carriera ('la Palma alla carriera a Bernardo e il Leone a me, dice) nello stesso anno, oltre che un riconoscimento artistico importante, sono l'immagine di una ripartenza per altre avventure umane e artistiche che spero possano durare ancora a lungo'', sottolinea.
A chi gli chiede quali episodi della sua carriera gli vengano in mente subito come pietre miliari, Bellocchio risponde senza esitazione: "I film di svolta. E' naturale che il primo film 'I pugni in tasca' sia un'esperienza unica e irripetibile. Poi mi viene in mente 'Salto nel vuoto', anche lì ci fu una rottura forte. Naturalmente non posso non citare 'Diavolo in corpo': ha segnato una vera rivoluzione sia personale che cinematografica. Più recentemente, senz'altro 'Vincere' e 'Buongiorno notte'. Per me i film in cui si cambia sono i più importanti", ribadisce.
In occasione della premiazione veneziana viene proiettata in Sala Grande la nuova versione di 'In nome del padre', film del '72 che Bellocchio ha rimontato in un 'Director's cut' che arriva anche nelle sale e che riduce di un quarto d'ora la pellicola rispetto all'originale. "Avvertivo un'esigenza, oppure una curiosità, fin da quando è uscito il film -racconta il regista- perché mi sembrava che potesse essere rielaborato e anche accorciato. Ne è uscito un film nuovo che nei contenuti è esattamente uguale alla vecchia versione però ha un ritmo meno soffocato, meno schiacciato da tutta una serie di preoccupazioni ideologiche di essere corretto nel messaggio, che allora condizionavano anche il mio lavoro. Mi piace di più. Poi i puristi diranno che ho fatto un errore. Non ha importanza. C'è sempre la versione vecchia". E' il film a cui è più legato?. "No -risponde Bellocchio- però è un film importante. Un film pieno di cose personalissime. Non è il film a cui sono più legato ma è un film a cui sono molto legato. Non ho un film che è in assoluto il mio preferito. Ogni film lo amo per un motivo diverso".
Bellocchio guarda senza nostalgie al confronto tra il cinema di oggi e quello degli esordi degli anni '60-'70: "Non mi è congeniale la nostalgia, né il rimpianto. Certamente il cinema è totalmente diverso da allora. Come si faceva, come si distribuiva, come si produceva. Adesso è tutto diverso. Però io penso, senza alcun romanticismo, che il discorso tecnico sia secondario. In un film mi interessa se c'è una reale ispirazione, se c'è una passione verso i personaggi rappresentati dagli attori. Questo rimane, almeno per me. Quindi si può ancora fare cinema".
E infatti il regista ha già annunciato che il suo prossimo film si chiamerà 'Bella addormentata' e sarà ispirato agli ultimi giorni di Eluana Englaro ma anche ai risvolti politici e mediatici di quella vicenda. "Quella storia e tutto quello che gli ruotò intorno -confessa il regista- mi colpì moltissimo. La storia di lei era già conclusa, sia chiaro, quindi non è un film su Eluana Englaro. E' un film su come l'Italia ha vissutto il finale di quel dramma. Lo racconterò con dei personaggi e delle storie inventate che hanno come sfondo gli ultimi sei giorni di vita di Eluana, dal 3 al 9 di febbraio del 2009. Uno dei tre episodi del film è incentrato su un politico, per parlare del dibattito tra chi voleva in modo sfrenato approvare una legge che 'salvasse' Eluana e invece chi si contrapponeva. La politica entrarà nel film, quindi. Ma solo in uno dei tre episodi poi ci saranno altri due episodi che non riguarderano per niente la politica ma personaggi che in qualche modo, ma non da parenti o conoscenti di Eluana in modo diretto, si confronteranno con quel dramma", conclude il regista.
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