Erec-Greenpeace, da green energy 11,3 mln posti lavoro al 2030
ultimo aggiornamento: 19 settembre, ore 16:27
Nel nostro Paese i posti di lavoro raggiungibili, per quella data, sarebbero 102mila tra produzione di energie rinnovabili e politiche di efficienza energetica, senza calcolare l'indotto
Roma, 19 set. (Adnkronos)- Con la green energy si possono ottenere 11 milioni e 300 mila posti di lavoro nel mondo al 2030. E nel nostro Paese i posti di lavoro raggiungibili, per quella data, sarebbero 102mila tra produzione di energie rinnovabili e politiche di efficienza energetica, senza calcolare l'indotto. E' questo lo scenario delineato da Greenpeace International nel Rapporto "Working For the Climate: Green Job Revolution", realizzato in collaborazione con il Consiglio europeo per l'energia rinnovabile (Erec) che valuta l'ammontare dei posti di lavoro se si riuscira' a realizzare una "Rivoluzione Energetica".
non ci sono tag per la questa notizia, prova con la ricercaQuesto scenario di Rivoluzione Energetica previsto da Greenpeace con l'Erec europeo, spiega all'ADNKRONOS il responsabile della Campagna Trasporti e Clima di Greenpeace, Andrea Lepore, "si basa sull'aumento della produzione di energia verde e sugli interventi globali per incrementare l'efficienza energetica". E in termini di occupazione, le politiche verdi che salvaguardano il clima del pianeta, "porterebbero -continua Lepore- ad un incremento di ben 2,7 milioni di posti di lavoro nei prossimi 20 anni, rispetto allo scenario di riferimento delineato dal 'World Energy Outlook 2007' e realizzato dall'International Energy Association (Iea)".
"Questo scenario di riferimento dell'Iea -spiega ancora Lepore- tiene conto del 'business-as-usual', basa cioe' le previsioni sull'andamento tendenziale delle attuali politiche energetiche". "Secondo l'Iea, infatti, -continua- in base all'attuale politica energetica, i posti di lavoro nel settore dell'energia scenderebbero a 8,6 milioni a livello globale entro il 2030. Per noi, invece, con una Rivoluzione Energetica, si puo' arrivare in 20 anni a 11,3 mln, con un guadagno netto globale, sulle previsioni di riferimento, di 2,7 mln di occupati". E per raggiungere il traguardo "basta puntare -dice Lepore- su fonti rinnovabili ed efficienza energetica".
Andando nel dettaglio dei due scenari, quello delineato dall'Iea, tra carbone, gas, nucleare con benzina e diesel, e rinnovabili, calcola un incremento dell'occupazione al 2010 di 9,1 mln di posti di lavoro sugli attuali 9 mln del 2009, al 2020 di 8,5 mln e al 2030 di 8,6 mln. Lo scenario delineato dalla Rivoluzione Energetica disegnata da Erec e Greenpeace, invece, aggiunge l'indicatore dell'efficienza energetica, sottrae il nucleare e approda, quindi, ad una previsione di 9,3 mln di posti di lavoro al 2010, 10,5 mln al 2020 e 11,3 mln al 2030.
Insomma, afferma il responsabile della Campagna Trasporti e Clima di Greenpeace, Andrea Lepore, "rivoluzionando le politiche energetiche globali si salva il clima e si crea piu' lavoro". "Oggi in Europa -spiega l'esponente di Greenpeace- ci sono gia' 450 mila lavoratori nel settore delle energie rinnovabili, un settore che ha un fatturato di oltre 40 miliardi di euro. Ma si tratta solo dell'inizio". Il rapporto Greenpeace-Erec, infatti, presenta quindi "un modello di sviluppo che mira a tagliare le emissioni nel settore energetico, raggiungendo maggiore occupazione rispetto a quella garantita dall'attuale dipendenza dal carbone. E senza ricorrere allo sviluppo del nucleare". E non solo.
Gli esperti del rapporto "Working for the Climate" coniugano anche un altro binomio: piu' lavoratori e meno emissioni. "Passando da carbone e combustibili fossili a fonti rinnovabili, infatti, -spiega Lepore- la Rivoluzione Energetica eviterebbe 10 miliardi di tonnellate di emissioni di CO2, mitigando cosi' i cambiamenti climatici. Inoltre, porterebbe alla creazione di quei 2,7 milioni di posti di lavoro in piu' rispetto allo scenario di riferimento dell'International Energy Agency, che, al contrario, prevede una perdita netta di mezzo milione di occupati da qui al 2030 per le innovazioni in campo minerario".
"Se il mondo continuasse ad ottenere la maggior parte della propria energia dai combustibili fossili, -afferma ancora Lepore- mezzo milione di posti di lavoro sarebbe cosi' perso tra il 2010 e il 2030, nonostante il netto incremento nella produzione di elettricita' dal carbone". "Questo -spiega- e' dovuto soprattutto alla tendenza generale di riduzione dell'occupazione nelle miniere e nelle centrali a carbone per produrre la stessa quantita' di energia. Anche con la creazione di una maggiore capacita' di produzione di gas del 50% per soddisfare la domanda crescente, il totale dei posti di lavoro nel settore dell'energia elettrica non tornerebbero indietro ai livelli del 2010".
E dallo scenario globale a quello italiano, anche il nostro Paese, secondo il rapporto di Erec e Greenpeace, avrebbe opportunita' occupazionali elevate dalla green energy. "Nello scenario della Rivoluzione Energetica, -riferisce Lepore- i posti di lavoro ottenibili in Italia al 2030 sarebbero 102mila, di cui 96mila tra produzione di energie rinnovabili ed efficienza, il 144% in piu' rispetto ai 39mila dello scenario di riferimento tendenziale dell'Iea". "L'occupazione totale nel settore dell'energia -aggiunge- sarebbe quindi di 102mila occupati al 2030 nello scenario della Rivoluzione Energetica, l'82% in piu' rispetto ai 56mila occupati dello scenario che si verificherebbe se nulla cambiasse nella politica energetica italiana".
Greenpeace ma non solo. Anche diversi altri studi specifici sull'Italia, realizzati da universita' come la Bocconi o associazioni di categoria come l'Anev-Uil, confermano nel nostro Paese incrementi occupazionali dalla green energy. Lo studio della Bocconi, realizzato con Gse (Gestore Servizi Elettrici), mostra che, investendo in energie rinnovabili e raggiungendo gli obiettivi europei previsti dal pacchetto Clima e Energia, in Italia esiste un potenziale di creazione di nuova occupazione raggiungibile nelle rinnovabili, entro il 2020, di almeno 100mila posti di lavoro e fino a un massimo di 250.000.
Lo studio dell'Anev, svolto insieme alla Uil, frutto di un protocollo di intesa del gennaio 2008, conferma il potenziale occupazionale nel settore dell'energia eolica. Entro il 2020, Anev-Uil prevedono che, realizzando il potenziale di 16 GW, potranno essere raggiunti oltre 66mila posti di lavoro nell'eolico, di cui un terzo, circa 22mila, nell'occupazione diretta e due terzi nell'indotto.
"E' importante rilevare -aggiunge Lepore- che dalla Bocconi arriva anche un monito sull'importanza di un ruolo leader dell'Italia nella green energy". "Secondo la Bocconi, se l'Italia sapra' rispondere alla crescente domanda internazionale di solare o eolico, in termini di tecnologie e innovazione industriale e di investimenti nella filiera dell'energia verde, conquistera' -conclude Lepore- una fetta di leadership globale con incremento dell'occupazione interna".
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