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Flammini: "Il Gran Premio di Roma? Mi aspetto che prenda il via nel 2013"
ultimo aggiornamento: 22 dicembre, ore 17:45
Il n.1 di Infront Motor Sports: "Entro fine dicembre sara' aperta ufficialmente la conferenza di servizi. A questo punto il piano dovra' essere valutato dagli organismi preposti, visto dalla popolazione e approvato"
Roma, 22 dic. - (Adnkronos) - "La prima corsa? Mi aspetto che prenda il via nel 2013". Cosi' Maurizio Flammini, a capo del progetto del Gran Premio di F1 a Roma, intervistato dal quotidiano Il Riformista. Il n.1 di Infront Motor Sports illustra i prossimi passaggi. "Entro fine dicembre sara' aperta ufficialmente la conferenza di servizi. A questo punto il piano dovra' essere valutato dagli organismi preposti, visto dalla popolazione e approvato. Secondo la procedura standard ci vorranno almeno 60 giorni".
A chi domanda quando si correra' il primo Gp nella capitale, Flammini risponde: "Se il progetto fosse stato approvato entro la fine dell'anno, saremmo stati pronti gia' nel 2012. A questo punto pensiamo che la prima gara sara' nel 2013. Qualcuno ritiene che, in tempo di crisi, forse sarebbe stato meglio investire il denaro pubblico altrove. Sono d'accordo. Ecco perche' alla citta' di Roma questo Gp non costera' neppure un euro. Siamo noi che ci faremo carico delle necessarie opere pubbliche".
Intanto, dalle pagine del quotidiano Libero, i sondaggisti bocciano il valore rappresentativo del referendum sulla F1 all'Eur, voluto dal Pd. Non solo Alessandra Ghisleri, vicina al premier Berlusconi, ma anche Renato Mannheimer, Nicola Piepoli e Maurizio Pessato.
Secondo Mannheimer: "Si tratta di un'iniziativa interessante sul piano della mobilitazione, che tuttavia non puo' rappresentare l'universo dei cittadini perche' c'e' una auto selezione. La seconda cosa e' che alcune domande suggerivano in qualche misura una sola alternativa. Le domande sull'aumento del traffico e del rumore, per esempio, ponevano una sola alternativa. Trattandosi di una rilevazione fatta su un campione autoselezionato non si puo' dire che rappresenti la volonta' generale dei cittadini".
Anche Nicola Piepoli, dell'Istituto Piepoli, non ha dubbi: "Non e' una ricerca e' un appello al popolo. Le domande fatte dal Pd non sono domande da ricercatore. E' normale che venga fuori un 90% contrario al gran premio. Cosi' come e' normale che con questo tipo di domande venga fuori la risposta che si vuole far venire fuori. E' il metodo del politico, non quello del ricercatore. Sarebbe come chiedere: "Il Presidente della Repubblica e' ancora il piu' amato dagli italiani?"Anche questa e' una domanda che prevede gia' una risposta".
Della stessa idea Maurizio Pessato della Swg: "Lo strumento viene usato piu' come strumento politico, che conoscitivo. Il dato non puo' essere preso come un dato e il referendum era fatto apposta per avere certe risposte. Probabilmente da qualcuno che non sa dove stanno di casa le ricerche di mercato. Ma questo e' il mio giudizio".
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