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"Centrale il ruolo del medico di medicina generale"

Fazio: "Rischio clinico significa anche cura al di sotto di standard ottimale"

ultimo aggiornamento: 25 novembre, ore 14:23
Il viceministro è tornato a ribadire a più riprese la necessità di una sanità che non sia più "ospedalecentrica"
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Arezzo, 25 nov. (Adnkronos Salute) - "Sviluppare un'idea di rischio che non includa più soltanto il pericolo di errore clinico, ma venga considerato anche come rischio del cittadino di essere curato al di sotto degli standard ottimali". Così Ferruccio Fazio, viceministro della Salute, interviene al Quarto Forum sul Risk Management in corso ad Arezzo, sottolineando la necessità di "centrare l'attenzione sulla persona" e definire un nuovo concetto di rischio che coinvolga anche l'aspetto umano e non soltanto quello clinico.

Il viceministro è tornato a ribadire a più riprese la necessità di una sanità che non sia più "ospedalecentrica", evidenziando "l'importanza della medicina del territorio e del ruolo del medico di medicina generale come riferimento per il cittadino". Fazio ha quindi auspicato che in futuro ci siano ospedali con degenze brevi, all'insegna della specializzazione e dell'alta tecnologia. L'appello è dunque a un ritorno del contatto medico-cittadino, potenziando la figura del medico di medicina generale anche per evitare pratiche inutili che finiscono per intasare i pronto soccorso.

"Il secondo aspetto fondamentale da affrontare - ha dichiarato il viceministro - è quello legato alla prevenzione, pratica imprescindibile per evitare il rischio che il paziente si ammali. Una prevenzione che può e deve essere innanzitutto primaria - ha affermato - ovvero rivolta a seguire determinati stili di vita, ma anche secondaria", dunque riferita alla popolazione a rischio, "e terziaria, volta a evitare la riacutizzazione di determinate malattie, quindi diretta a gestire il malato al quale sono già state diagnosticate malattie croniche. La prevenzione è un aspetto centrale - ha aggiunto - tanto più se si pensa che il 40% dei ricoverati è ultrasessantenne e nel 2050 il 35% della popolazione avrà più di 65 anni, quindi con un'alta probabilità di essere affetta da due o più malattie croniche. Le malattie croniche - ha concluso Fazio - non devono arrivare ad essere curate in ospedale, ma devono essere seguite ancora una volta sul territorio: il loro arrivo in ospedale è un chiaro indicatore di inadeguatezza territoriale".

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