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Districarsi nel mondo delle certificazioni non è facile

Prodotti ecologici veri o presunti. Come riconoscerli? L'etichetta fa la differenza

il simbolo di Ecolabel   il simbolo di Ecolabel
ultimo aggiornamento: 15 luglio, ore 17:44
In Italia, l'unica certificazione rilasciata e controllata da un ente pubblico è l'Ecolabel, il marchio europeo volontario di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale, e viene rilasciato dall'Ispra


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Roma, 15 lug. - (Adnkronos) - Prodotti ecologici veri o presunti. Come si riconoscono? Le etichette di certo possono aiutare ma non arginano del tutto il fenomeno del greenwashing. Anche perchè districarsi nel mondo delle certificazioni non è facile. Solo per la categoria ambientale in Italia se ne trovano in circolazione almeno 35. Alcune sono rilasciate da enti terzi altre, invece, sono delle autodichiarazioni che in teoria devono essere accurate, verificabili e non ingannevoli.

In Italia, l'unica certificazione rilasciata e controllata da un ente pubblico è l'Ecolabel (esistono tante altre rilasciate da enti privati che si sono conquistate una credibilità nel mercato), il marchio europeo volontario di qualità ecologica che premia i prodotti e i servizi migliori dal punto di vista ambientale, e viene rilasciato dall'Ispra. L'etichetta attesta che il prodotto o il servizio ha un ridotto impatto ambientale nel suo intero ciclo di vita.

Il simbolo è facile da riconoscere: una margherita a 12 stelle. Valido in tutti i paesi membri dell’unione Europea, il marchio è nato nel 1992 ma la prima 'apparizione' in Italia è stata nel 1998. A maggio 2011 i prodotti certificati sono 9737 e 274 il numero di licenze rilasciate. Un crescita importante che si registra soprattutto Dal 1992 la certificazione ha subito due restayling, l'ultima nel 2010. Il numero maggiore di certificazioni è stato rilasciato ai servizi di ricettività turistica, dove si registra il vero boom (155), seguono i detergenti multiuso (22) e il tessuto carta (15). Fanalino di coda con una sola certificazione il settore degli ammendanti che sono quelle sostanze che migliorano le caratteristiche fisiche del suolo.

Sono esclusi da questa certificazione i prodotti alimentari, le bevande, i prodotti farmaceutici e i dispositivi medici. Ma nel regolamento del 2010, come spiega all'Adnkronos, Gianluca Cesarei del settore Ecolabel dell'Ispra, "c'è stata un'apertura verso gli alimenti e i mangimi tanto che la Commissione Europea ha commissionato uno studio di fattibilità. Ma credo che il parere sarà negativo". Sugli alimenti "già ci sono controlli e alcune etichette come ad esempio per il biologico, l'ecolabel potrebbe creare confusione senza essere un valore aggiunto per il consumatore".

Quanto ai costi che l'azienda deve sostenere per vedersi rilasciare il marchio non sono molto onerosi. In una prima fase, ossia quando si presenta il dossier d'istruttoria, spiega Cesarei, "la spesa media per i prodotti è di 500 euro mentre per i servizi è di 300 euro. Ci sono poi delle riduzioni del 50% per le piccole imprese e anche del 70% per le micro".

A carico dell'impresa ci sono anche i laboratori accreditati presso i quali il richiedente deve effettuare le prove richieste per dimostrare la conformità del prodotto ai criteri definiti. Se i laboratori non sono accreditati da Accredia, ente unico nazionale di accreditamento designato dallo Stato, e dal ministero dello sviluppo economico, "non possiamo rilasciare la certificazione Ecolabel".

Ci sono poi "i costi annuali per il mantenimento dell'ecolabel calcolati in base alla vendita". Ovviamente, anche dopo il rilascio del certificato, "è previsto annualmente un piano di controlli che l'azienda deve inviare". In più 'a spot' l'Ispra prevede dei controlli anche se poi a fare la differenza "sono le segnalazioni che ci arrivano non solo dai consumatori ma dalle stesse aziende quando registrano scorrettezze dai propri competitors".


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