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Inca Cgil, forza e speranza delle donne contro l'illegalità

Un momento dell'incontro Inca CgilUn momento dell'incontro Inca Cgil
ultimo aggiornamento: 05 marzo, ore 15:13
Valorizzare l'impegno di chi quotidianamente combatte la mafia. Questo slogan scelto quest'anno dall'Inca, il patronato della Cgil, per l'iniziativa 'Non solo 8 marzo'.
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Roma, 5 mar. (Labitalia) - La forza e la speranza delle donne contro l'illegalità. E' questo lo slogan scelto quest'anno dall'Inca, il patronato della Cgil, per l'iniziativa 'Non solo 8 marzo', indetta ogni anno alla vigilia della celebrazione della festa delle donne, che si è svolta oggi a Roma presso l'Acquario Romano. Un tema questo scelto per valorizzare l'impegno di tante protagoniste che con il loro lavoro quotidiano combattono la mafia e le discriminazioni. Hanno infatti partecipato all'evento, oltre al segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani e al presidente Inca Raffaele Minelli che ha consegnato il Premio Inca (un bronzo realizzato dal maestro Nunzio Bibbò) all'associazione Libera e alla cooperativa Placido Rizzotto, il sindaco di Capo Rizzuto, Carolina Girasole, Stefania Grasso dell'ufficio di presidenza associazione Libera e Francesca Massimino della cooperativa Placido Rizzotto, Antonella Mascali cronista giudiziaria, Silvana Fucito presidente coordinamento associazioni antiracket campane e vice presidente della Fai (Federazione associazioni antiracket italiane).

Ha portato la sua testimonianza di lotta all'illegalità anche Anna Canepa, pubblico ministero della Direzione nazionale antimafia, Luisa Bossa, ex sindaco di Ercolano oggi componente della commissione parlamentare antimafia e Isoke Aikpitanyi, immigrata nigeriana impegnata contro lo sfruttamento della prostituzione.

"Abbiamo scelto questo tema - ha spiegato il presidente Raffaele Minelli - perchè volevamo portare testimoni d'eccellenza per farle sentire che non sono sole. Al di là di questa giornata però ci mobiliteremo per andare avanti e portare in tutto il Paese il nostro impegno concreto".

"Quella del pubblico ministero - ha sottolineato Anna Canepa - è un mestiere bellissimo, ma nessuno lo vuole più fare. Se a questo aggiungiamo che in tutta Italia, ben l'80% dei posti è vacante, ci rendiamo conto di come il settore si rallenti. Quando ero 'applicata' alla procura di Gela, nel team dei giudici ragazzini, si lavorava sodo. Ma ora, ho provato a coinvolgere i colleghi magistrati per essere in Sicilia, in Calabria, ma anche al Nord. E' inutile -ha ribadito- avere tanti giudici, quando non c'è un pm; in questo caso infatti si allungano irrimediabilmente i tempi giudiziari".

"Quando mi sono insediata - ha ricordato il sindaco di Capo Rizzuto, Carolina Girasole - ho valutato attentamente le professionalità del personale esistente e mi sono resa conto che così non si poteva lavorare. Ho quindi chiesto aiuto al ministero e alla Prefettura, ma nessuno mi ha dato una mano. Risultato: noi andiamo avanti lentamente e cerchiamo di mandare in pensione chi c'è per far entrare gente qualificata, ma non ci arrendiamo".

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