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Cappelli (Confindustria L'Aquila): ''Il problema vero è la mancata riapertura delle piccole e medie aziende''

L'Aquila, luci e ombre nel sistema produttivo locale.

Lo stabilimento della Filmet  Lo stabilimento della Filmet
ultimo aggiornamento: 06 aprile, ore 13:33
L'Aquila - (Adnkronos/Labitalia) - Tra le imprese che hanno ricominciato a 'correre', la Taddei che opera nell'edilizia. Uno dei titolari: ''Non abbiamo fatto fare neanche un'ora di cassa integrazione ai nostri dipendenti''. Martignoni, proprietario della Filmet: ''Dopo una settimana dal terremoto siamo ripartiti. Ma finito il lavoro, all'Aquila non c'è vita sociale, non c'è nulla di quanto c'era prima''. La ripresa economica dopo un anno, bilancio amaro di sindacati e Confindustria
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L'Aquila, 6 apr. (Adnkronos/Labitalia) - A quasi un anno dal terremoto che ha devastato L'Aquila, è fatto di luci, e tante ombre, il bilancio del sistema produttivo locale, che fu fortemente colpito dal sisma, con danni a strutture e macchinari. "Le aziende più strutturate del territorio - racconta a LABITALIA Antonio Cappelli, direttore generale di Confindustria L'Aquila - hanno ormai ricominciato a lavorare, eccetto due che hanno trasferito la produzione altrove. Il problema vero per L'Aquila, quello che impedisce all'economia di ripartire, è la mancata riapertura delle piccole e medie aziende. Secondo uno studio che abbiamo realizzato con dei dati della Camera di Commercio - sottolinea Cappelli - sulle 2.000 piccole aziende di commercio, di artigiani e di professionisti che avevano sede nel centro storico dell'Aquila, solo 300 di queste hanno riaperto i battenti".

In un sistema produttivo che quindi sconta ancora oggi i danni del sisma, c'è però qualcuno che è già tornato a 'correre', come l'azienda Taddei che opera nell'edilizia. "Noi - racconta a LABITALIA Danilo Taddei, uno dei titolari dell'azienda - operiamo nell'intero ciclo industriale dell'edilizia, dalla costruzione di prefabbricati al restauro dei fabbricati, fino alle strutture in alluminio. Al momento del sisma avevamo 400 dipendenti e abbiamo avuto 4 milioni di euro di danni alle strutture, ai materiali e ai prodotti. Nonostante tutto - aggiunge - siamo rimasti fermi solo 7 giorni, ci siamo rimboccati le maniche, azienda e lavoratori, e abbiamo ripulito l'azienda dai prefabbricati che erano andati distrutti o lesionati, che sono stati smaltiti sempre a nostre spese. Abbiamo cercato di fare il più veloce possibile anche perché avevamo degli impegni contrattuali con enti e aziende, come ad esempio l'aeroporto di Bergamo e l'interporto di Marcianise, e volevamo assolutamente rispettarli".

Una sfida vinta, quella della ditta Taddei. "Non abbiamo fatto fare - racconta Taddei - neanche un'ora di cassa integrazione ai nostri dipendenti, e quindi non abbiamo pesato per nulla sullo Stato. Dipendenti che nell'80% dei casi dopo il terremoto era senza casa, o viveva nelle tende". A contribuire alla ripresa dell'azienda sono stati anche i lavori di ricostruzione post-terremoto. "Abbiamo partecipato - sottolinea - al cosiddetto 'progetto Case' del Governo, realizzando le 'piastre' anti-sismiche su cui poi sono state poggiate 29 nuove palazzine dove sono andati ad abitare degli aquilani. Dal giorno del terremoto - aggiunge - i nostri dipendenti sono aumentati da 400 a 500, e in questo di certo hanno influito anche questi lavori di ricostruzione che ci sono stati assegnati".

"Purtroppo - sottolinea Taddei - non abbiamo avuto ancora l'indennizzo che ci spetta per i danni subiti dal sisma, perché siamo catalogati come 'grande impresa' e anche l'ultimo decreto per i risarcimenti è relativo alle piccole e medie imprese. Noi adesso stiamo lavorando - aggiunge - a un investimento di 80 milioni di euro che ci permetterebbe di raddoppiare i dipendenti, e certamente senza i soldi dell'indennizzo non ci metteremo tre anni come preventivato ma piuttosto sette".

Oltre alla Taddei anche la Filmet, azienda con 40 dipendenti e che produce film plastici metallizzati per condizionatori elettrici e packaging flessibili, ha riaperto i battenti. "Dal sisma - racconta a LABITALIA Corrado Martignoni, proprietario dell'azienda - non abbiamo avuto dei danni strutturali, e dopo una settimana dal terremoto siamo ripartiti. I problemi maggiori sono stati legati al fatto che i dipendenti subito dopo il terremoto erano dislocati sulla costa negli alberghi, e questo non ha di certo aiutato la loro stabilità, anche 'mentale' sul lavoro. Alla fine dell'estate per fortuna sono tutti tornati qui a L'Aquila e le cose sono andate meglio".

Ma se la vita 'produttiva' in alcuni casi a L'Aquila è ripartita, è quella sociale che è ancora lontana, secondo Martignoni, dal tornare alla normalità. "Per parlare degli effetti che ha lasciato il terremoto - dice - bisogna 'tirare una riga' tra la vita produttiva e la vita sociale. Il nostro prodotto non è legato al tessuto aquilano, nel senso che oltre il 50% della nostra produzione viene inviata e venduta fuori dall'Abruzzo, specie al Nord Italia. Ma - aggiunge - finito il lavoro, a L'Aquila non c'è vita sociale, non c'è nulla di quanto c'era prima. Da questo punto di vista si può dire che non siamo ancora al 7 aprile, ma quasi. La città 'vive' intorno alle cosiddette 'capanne di legno'".

E anche per Martignoni, per far rinascere davvero il capoluogo abruzzese è necessario recuperare il centro storico della città. "Io non sono dell'Aquila - dice Martignoni - ma vivo qui da oltre 15 anni, sono un aquilano adottato. Quello che mi colpisce di più - aggiunge - è che chi dovrebbe essere in prima fila per la ricostruzione dell'Aquila, come gli enti locali, non ha mosso un dito per rimuovere, ad esempio, le macerie che ancora riempiono il centro storico dell'Aquila".

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