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Con la colonna sonora di Ennio Morricone
'Tornando a L'Aquila', dopo il sisma il documentario di Franco Nero
ultimo aggiornamento: 06 aprile, ore 09:37
Roma - (Ign) - Il ritorno sul set per filmare la devastazione della città dopo il 6 aprile del 2009. Il film 'Angelus Hiroshimae’ è stato girato da Giancarlo Planta nel centro della città abruzzese prima del terremoto. Gli attori sono voluti tornare sui luoghi del sisma per filmare un documentario che mostra la città prima e dopo la tragedia (VIDEO)
Roma, 6 apr. (Ign) - Se un angelo cade dal cielo d’Abruzzo e si ritrova a L’Aquila prima del terremoto più che un sogno sembra un triste presagio. ‘Angelus Hiroshimae’, il nuovo film di Franco Nero è la storia di una perdita - la più dura quella di un padre che vede morire il figlio - e di un incontro con una strana creatura con le ali.
La pellicola, diretta e scritta da Giancarlo Planta prima di quel tragico 6 aprile del 2009, ripercorre i luoghi di una città che oggi non ci sono più e si fa ‘accompagnare’ da scenografie e immagini di due premi Oscar come Ennio Morricone e Gianni Quaranta.
Alla fine del film un documentario dal titolo ‘Tornando a L’Aquila’ che ripercorre i luoghi, dove sono state girate le scene, che sono ormai quasi completamente distrutti. “Vorrei che questa epigrafe documentaristica - dice Franco Nero a IGN, testata online dell’Adnkronos - si trasformasse in un nuovo appello per la ricostruzione dell’Aquila”.
Il film narra la vicenda surreale di un cacciatore (Franco Nero, ndr.) in una giornata nebbiosa a L’Aquila. Si sente prima un colpo, poi un altro e alla fine un tonfo sordo. L’uomo si accorge di aver colpito un angelo da tratti nipponici, interpretato dal giovane giapponese Kyojiro Ikeda. Se lo mette sulle spalle, lo cura e nel rapporto con questa ‘creatura magica’ tenta di sanare le sue profonde ferite per la perdita del figlio. Spiega il regista Planta: “Il ragazzo l’ho scelto dopo averlo incontrato per caso in metropolitana. Di mestiere fa il biologo, i genitori sono giapponesi, ma lui è nato a Roma. È riuscito a trasmettere un’intensità straordinaria pur non facendo l’attore nella vita”.
Ed è stata una forte emozione anche per Massimo Ghini: “Nel panorama delle cattive proposte che regnano nel cinema di oggi -dice a IGN-, sapere che si fanno anche film del genere fa bene. Nonostante la pellicola sia praticamente muta, è riuscito a tenere l’attenzione fino alla fine con un film intenso”. Tra i giovani attori anche un ragazzo, che ha frequentato per sei anni l’Accademia dell’Immagine a L’Aquila. “Ho vissuto un’esperienza molto forte - ha detto Enrico Fracca (nei panni del figlio, ndr) - quella di tornare e vedere la città distrutta. Un vero e proprio trauma e in questo il film per certi aspetti è stato visionario. La distruzione umana del personaggio alla fine ha colpito anche la gente de L’Aquila”.
Concorda Vittorio Sgarbi che sottolinea come “la pellicola sia diventata ancora più intensa sullo sfondo di una doppia tragedia umana” con la finzione cinematografica che si rispecchia nel dolore della realtà quotidiana.
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