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Presentata ricerca sul post-trauma nel settore edile

Infortuni, dopo incidente difficolta' per cure e reinserimento

(Foto Adnkronos)  (Foto Adnkronos)
ultimo aggiornamento: 24 giugno, ore 13:52
Questa una delle testimonianze di lavoratori vittime di infortuni sul lavoro raccolte nella ricerca 'Il lavoro offeso. Il difficile percorso per il riconoscimento dei diritti delle vittime del lavoro nelle costruzioni', presentata oggi al convegno
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Roma, 24 giu. - (Adnkronos/Labitalia) - ''Dopo l'infortunio, resti solo un numero. La cosa piu' brutta e' che ti abbandonano tutti...''. Questa una delle testimonianze di lavoratori vittime di infortuni sul lavoro nel settore edile, raccolte nella ricerca 'Il lavoro offeso. Il difficile percorso per il riconoscimento dei diritti delle vittime del lavoro nelle costruzioni', presentata oggi durante il convegno 'Il lavoro offeso. Infortuni sul lavoro cosa accade dopo', tenutosi presso la sede nazionale della Cgil a Roma.


L'indagine, realizzata dai ricercatori dell'Ires Emanuele Galossi e Daniele Di Nunzio, con il sostegno del patronato Inca e del sindacato di categoria Fillea Cgil, e' la prima in Italia sul tema del post-infortunio e quindi sulle conseguenze fisiche e psicologiche del fenomeno. Conseguenze che spesso il lavoratore e la sua famiglia, secondo la ricerca, devono affrontare da soli. Infatti, sulla base dei dati quantitativi e qualitativi raccolti, i lavoratori sono spesso costretti a provvedere alla propria guarigione da soli, facendo fronte a spese notevoli, per via dello scarso apporto offerto dal sistema sanitario. E i problemi continuano nel reinserimento al lavoro, sia perche' le imprese spesso si disinteressano dei lavoratori sia perche' le istituzioni non offrono il necessario supporto per la formazione e per la ricerca del lavoro.

L'indagine e' stata realizzata utilizzando i dati forniti dall'Inail sugli infortuni e sugli indennizzi e quelli dell'Istat sulle forze lavoro, combinandoli con 45 interviste in profondita' effettuate a lavoratori e familiari di lavoratori infortunati in diversi contesti territoriali (in particolare nelle citta' di Roma, Napoli, Milano, Firenze, e nelle province di Palermo, Catania e Verona).

Dalle interviste e' chiaro che l'infortunio e' la 'spia' che segnala l'esistenza di problemi nell'insieme del contesto di lavoro e nella gestione della sicurezza. La sicurezza di un lavoratore, infatti, non e' data semplicemente dal suo comportamento, ma e' il frutto di un insieme di rapporti (con gli altri lavoratori, con la propria azienda, con le altre aziende) e di un insieme di pratiche di lavoro.

Le cause principali degli infortuni, che appaiono con maggiore chiarezza nelle interviste, sono la mancata osservanza della normativa da parte dell'azienda, la scarsa formazione, la frammentazione del processo di lavoro, l'organizzazione del lavoro, gli errori attribuibili al singolo lavoratore, spesso determinati da critiche condizioni di lavoro. Molto raramente, infine, sono riconducibili a cause totalmente esterne al luogo di lavoro.

Emerge inoltre la scarsa presenza delle istituzioni, locali e governative, nelle politiche di sostegno finanziario e psicologico del lavoratore. La stessa possibilita' di poter essere reintegrati al lavoro, magari accedendo alle cosiddette 'quote di riserva' per i lavoratori invalidi, non e' sufficientemente sostenuta dalle strutture d'inserimento al mercato dell'occupazione.

Per quanto riguarda in particolare il reinserimento al lavoro nel caso di infortuni invalidanti, emerge che le possibilita' sono pochissime e che, in questa fase, il lavoratore procede soprattutto attraverso conoscenze personali. E' orientato, infatti, a rientrare nel settore edile soprattutto se sono molti anni che lavora nel comparto e se ha maturato una buona esperienza e professionalita', perche' ritiene comunque piu' facile rientrare nel mercato del lavoro sfruttando le proprie reti informali.

Nelle pratiche di reinserimento, il supporto fornito dalle istituzioni, secondo i lavoratori intervistati, e' sostanzialmente assente e le imprese tendono a emarginare il lavoratore infortunato fino ad arrivare al licenziamento. Le richieste dei lavoratori, quindi, vanno dal miglioramento del sistema di collocamento per gli invalidi, all'attivazione di percorsi formativi mirati a individuare le nuove professionalita' che il lavoratore e' in grado di svolgere. Oltre alle conseguenze fisiche ed economiche, un altro aspetto che e' emerso dalla ricerca riguarda le gravi conseguenze psicologiche per i lavoratori che subiscono un infortunio, cosi' come per i familiari delle vittime di infortuni mortali o molto gravi.

In questo senso, secondo gli autori della ricerca, sarebbe utile attivare pratiche di sostegno e supporto per la tutela della salute psicologica, cosi' come l'Inail ''dovrebbe dare maggiore rilevanza a questo aspetto -si legge nella ricerca- nella definizione dell'infortunio, considerando anche le conseguenze per la salute mentale nel determinare il grado dell'invalidita'''.

Per quanto riguarda la 'definizione' dell'infortunio, stando ai dati del 2007 dell'Inail riportati nella ricerca (relativi al 30 giugno 2007, per tutti i settori), un lavoratore su cinque ha dovuto aprire un contenzioso con l'Inail per vedere riconosciuti i propri diritti. Infatti, secondo i dati, nel 2007 le rendite costituite in via ordinaria rappresentano il 79,15% del totale, quelle costituite a seguito di visita collegiale il 10,03%, quelle costituite a seguito di giudizio il 10,82%. Un iter che comporta un costo anche per l'Inail, visto che chi perde la causa davanti all'autorita' giudiziaria e' tenuto a pagare sia i medici sia le spese legali.

Secondo la ricerca, questo utilizzo della pratica 'conflittuale-ricorsiva' crea numerose difficolta' ai lavoratori e viola il loro diritto ad avere una giusta valutazione e definizione dei danni per la salute derivati da un infortunio o da una malattia. Infatti, anche se e' vero che per la definizione delle pratiche i tempi medi sono in diminuzione, con 26 giorni di media nel 2007, ancora un caso su cinque (il 20%) e' trattato oltre i termini previsti. Inoltre, analizzando i dati Inail, emerge, ad esempio, che per i casi denunciati nel 2004, ben 13.332 hanno impiegato da un minimo di quattro mesi a un massimo di un anno e quattro mesi per ottenere un indennizzo; per 3.641 casi il tempo d'attesa e' andato da almeno un anno a un anno e quattro mesi; 2.528 lavoratori hanno ricevuto l'indennizzo in un periodo compreso tra un anno e quattro mesi a due anni e quattro mesi; in 536 casi l'Inail lo ha concesso in un periodo tra i due anni e quattro mesi e i due anni e dieci mesi.

Per quanto riguarda gli infortuni mortali, dai dati Inail emerge che 66 casi su 1.137 denunciati nel 2004 sono stati definiti tra un minimo di quattro mesi e un massimo di un anno e quattro mesi dall'avvenimento. Nel 2005, invece, ben 89 infortuni mortali su 1.122 hanno impiegato tra un minimo di quattro mesi e un massimo di un anno e quattro mesi; inoltre 14 infortuni mortali hanno impiegato piu' di un anno e mezzo.

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