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"La ricerca va a indagare su un tema molto rilevante nel settore dell'edilizia"

Minelli (Inca Cgil): "Dati ufficiali non danno una rappresentazione reale del dramma"

ultimo aggiornamento: 25 giugno, ore 14:58
"Il 30% degli infortuni sul lavoro che avvengono in Italia, non vengono dichiarati come tali" (AUDIO)
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Roma, 24 giu. (Adnkronos/Labitalia) - ''E' una ricerca di grande interesse che mette a confronto i dati istituzionali , quelli forniti dall'Inail, e una serie di testimonianze di lavoratori e di lavoratrici del settore, che, tra l'altro, indicano come i dati ufficiali non riescano a dare l'esatta rappresentazione del dramma che, in alcuni settori, in particolare in quello dell'edilizia, esistono''. Cosi' Raffaele Minelli, presidente del patronato Inca-Cgil commenta con LABITALIA la ricerca 'Il lavoro offeso. Il difficile percorso per il riconoscimento dei diritti delle vittime del lavoro nelle costruzioni', realizzata dai ricercatori Ires Daniele Di Nunzio e Emanuele Galossi con il sostegno di Fillea Cgil e Inca, e presentata oggi durante il convegno 'Il lavoro offeso. Infortuni sul lavoro cosa accade dopo', tenutosi presso la sede nazionale della Cgil a Roma.


Per Minelli, la ricerca va a indagare su un tema, quello degli infortuni e delle loro conseguenze fisiche e psicologiche, molto rilevante nel settore dell'edilizia: ''In questi anni si e'andato sempre piu' destrutturando -spiega Minelli- il ciclo produttivo in edilizia. Nel senso che in un cantiere, che ha alle spalle una grande azienda, il lavoro viene parcellizzato fino ad arrivare a microimprese che fanno dei pezzi specifici di lavoro e, addirittura, al lavoro autonomo, con sconfinamento nel lavoro sommerso. In una realta' come questa -sottolinea Minelli- difficilmente l'infortunio viene alla luce, perche' si cerca di nasconderlo''.

E i lavoratori stranieri sono tra quelli che piu' di tutti rischiano di non vedere riconosciuti i propri diritti in materia di infortuni: ''La presenza massiccia di lavoratori immigrati -sottolinea Marco Bottazzi, coordinatore medico legale dell'Inca- presenti in questo settore fa si' che ci sia una quota di infortuni che sfuggono, perche' vengono passati come malattia comune o come incidenti avvenuti fuori dal lavoro. Le statistiche di pronto soccorso ci dicono che questo avviene un po' troppo frequentemente. Le conseguenze degli infortuni -rimarca Bottazzi- possono influire fortemente sulle capacita' dell'individuo di continuare ad operare in quell'ambiente lavorativo con la stessa mansione''.

Convinta di una sottovalutazione dell'effettiva entita' del problema degli infortuni anche Franca Gasparri, della presidenza dell'Inca: ''Noi sappiamo -spiega- che il 30% degli infortuni sul lavoro che avvengono in Italia, non vengono dichiarati come tali e poi c'e' una sottostima del problema delle malattie professionali. La ricerca -aggiunge- affronta il problema della solitudine 'forte', della cesura che avviene ogni volta che un infortunio o una malattia professionale colpiscono un lavoratore. Quindi -conclude- cerchiamo di lavorare per dare una risposta che sia efficiente ed efficace sia sul piano delle tutele, sia sulla ricostruzione del 'senso' per quella persona che in qualche modo si sente tradita dal lavoro''.

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