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''Abbandonare il modello di pensiero che vede una lotta fra padroni e operai''

Fiat, Marchionne al Meeting di Cl: ''Accetto l'invito di Napolitano''. Colle: ''Bene sforzo per rilancio''

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ultimo aggiornamento: 26 agosto, ore 18:20
Roma - (Adnkronos/Ign) - L'ad del Lingotto nel suo intervento al Meeting di Rimini: ''Su Melfi accuse gravi a Fiat. Abbiamo rispettato la legge e la magistratura'' sulla vicenda dei tre operai reintegrati. Ma ''serve un patto sociale per il cambiamento''. Dalla Cei plauso a Napolitano: "Il suo intervento nobilissimo''. Tremonti: ''Ora riaprire il cantiere delle riforme''. Scaroni: ''Scuola, P.A. e lavoro i nodi per crescere''
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Rimini, 26 ago. (Adnkronos/Ign) - "Ho un grandissimo rispetto per il presidente della Repubblica come persona e per il suo ruolo istituzionale e accetto da lui un invito a cercare di trovare una soluzione a questo problema". Lo ha detto l'amministratore delegato di Fiat, Sergio Marchionne, rispondendo ai cronisti a margine del Meeting di Rimini. "Nella sua posizione istituzionale - ha aggiunto - accetto quello che ha detto come invito a trovare una soluzione e mandare avanti le cose".

La replica del Quirinale non si è fatta attendere. "L'amministratore delegato della Fiat può esser certo - assicura il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano - che anche in Italia si sa apprezzare lo straordinario sforzo compiuto per rilanciare l'azienda e proiettarla nel mondo di oggi, fronteggiando l'imperativo del cambiamento, che nasce dalle radicali trasformazioni in atto sul piano globale". Il Capo dello Stato ringrazia l'ad della Fiat "per le parole con cui gli si è rivolto, accogliendo l'invito a trovare una soluzione per il caso di Melfi". Quanto al necessario cambiamento imposto dalla crisi economica e dalla globalizzazione della produzione, Napolitano esorta: "Su questo terreno, non possono sottrarsi al confronto le istituzioni e le parti sociali, nessuna esclusa".

Dal palco del Meeting di Rimini, Marchionne ha ribadito che a Melfi la Fiat "ha rispettato la legge" e "dato pieno seguito al primo provvedimento della magistratura". L'ad di Fiat ha definito di "assoluta gravità" le accuse rivolte alla casa torinese. "E' inammissibile - aggiunge - tollerare il mancato rispetto delle regole" che, in alcuni casi, "si spinge fino al sabotaggio" dice Marchionne, aggiungendo che "non sarebbe giusto per l'azienda e per gli stessi lavoratori".

Marchionne ringrazia e difende "la serietà del progetto e le ragioni di chi ha accettato la nostra sfida" dice, riferendosi esplicitamente ai leader di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

Fiat, ha evidenziato, è "l'unica azienda disposta ad investire 20 mld in Italia". Nonostante questo, lamenta il manager, "ho l'impressione che nel nostro Paese questi sforzi non vengano compresi o non vengano apprezzati intenzionalmente". E' indispensabile capire, secondo Marchionne, che "non siamo più negli anni '60" e che occorre ''abbandonare il modello di pensiero'' che vede una ''lotta fra capitale e lavoro e fra padroni e operai''. E' in atto, sostiene, "la contrapposizione fra due modelli, uno che guarda al futuro e uno che difende il passato".

Questo perché, dice, in Italia "abbiamo paura di cambiare" e, in questo modo, "si rifiuta il futuro". L'amministratore delegato di Fiat dedica diversi passaggi del suo intervento alla necessità di ''accettare il cambiamento". Fiat, spiega, "ha fatto la propria scelta", quella di "stare al passo con la realtà" in un "mondo complicato, con molte variabili in gioco". In questo contesto, prosegue, servono "flessibilità nel sistema e capacità di adeguarsi in senso reale".

Per questo, insiste l'ad, la società "è un cantiere aperto: chi entra in Fiat entra in un ambiente in fermento, che cambia in continuazione. Il suo pregio è la capacità di movimento, la reazione in tempi brevissimi". Ci sono sempre da fronteggiare, prosegue, "fattori fuori controllo che possono generare difficoltà". Per questo, dice ancora Marchionne, "credo in un sistema che si faccia carico di sostenere chi è colpito dal cambiamento". Un sistema in cui anche l'imprenditore meriti "se non stima, almeno rispetto''. In questo senso, il manager ribadisce che Fiat "non intende farsi coinvolgere in teatrini per un giustificare un progetto, Fabbrica Italia, di assoluta qualità", convinta che "in Italia si possa costruire qualcosa di grande e di duraturo".

"La dignità - ricorda Marchionne - e i diritti non possono essere patrimonio esclusivo di tre persone. Sono valori che vanno difesi e riconosciuti a tutti. La responsabilità che abbiamo è anche quella di tutelare la dignità della nostra impresa e il diritto al lavoro di tutte le altre persone", argomenta il manager.

Inoltre, ''se c'è un segreto nella Fiat di oggi è che abbiamo avuto la capacità di costruire un'azienda di uomini e donne di virtù'' ha detto Marchionne. ''L'uomo che segue il proprio comodo, è condannato'' poiché ''la vera libertà esiste solo nell'impegno''. Proprio la libertà è ''la prima garanzia che dobbiamo conquistarci'' e libertà, ha sottolineato, ''vuol dire anche trovare il coraggio per abbandonare modelli del passato''. Poiché ''le strade comode e rassicuranti non portano da nessuna parte''.

Ad ogni modo, sulla vicenda del reintegro dei tre operai, "siamo in attesa del secondo giudizio (previsto il 6 ottobre, ndr), ci auguriamo che sia meno condizionato del primo dall'enfasi mediatica" che si è prodotta intorno alle vicende dello stabilimento di Melfi.

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