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''In Italia se la maggioranza critica le decisioni di un giudice, si fa eversione''

Riforme, Alfano: ''Governo pronto al confronto ma poi si deve decidere''

ultimo aggiornamento: 26 agosto, ore 15:02
Rimini - (Adnkronos) - Il ministro della Giustiziaal Meeting: "Disponibilità della maggioranza al confronto con l'opposizione, se però diventa un infinito 'bla bla bla', il governo deve portare avanti quello che è stato votato dal popolo''
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Rimini, 26 ago. (Adnkronos) - Pronti al confronto con l'opposizione sulle riforme, purché quest'ultima non si sottragga. E soprattutto, al momento delle decisioni, se ci fossero inutili 'bla bla bla', il governo porterà avanti il suo programma. A spiegarlo il ministro della Giustizia Angelino Alfano, intervenendo oggi al Meeting di Rimini. "Non ci siamo mai sottoposti al confronto, perché qualcuno si è sottratto" ha detto Alfano che, assicurando la disponibilità della maggioranza al confronto con l'opposizione, "se però diventa - ha chiarito - un infinito 'bla bla bla', al bivio tra il 'bla bla bla' e le decisioni il governo deve portare avanti quello che è stato votato dal popolo".

Per la riforma della giustizia, ''non si fa sotto la dettatura dell'Anm, né sotto la dettatura dell'avvocatura" sottolinea il Guardasigilli, facendo così notare come i veti incrociare delle lobby non possono e non devono interrompere un percorso di riforma.

Se poi in Italia la maggioranza critica le decisioni di un giudice, si fa eversione; se in America lo fa, invece, il presidente Obama, questo non avviene: "Bisogna mettere in moto una dialettica rispettosa dei poteri e degli ordini dello Stato" osserva il ministro, facendo presente che "sulle cellule staminali Obama ha contestato la decisione della Corte" senza conseguenze, "se lo facciamo noi è eversione". Si tratta di "un doppio pesismo - sottolinea - che non funziona". A stretto giro di posta gli risponde Luciano Violante, presente al tavolo della discussione: "Obama non ha detto che il giudice è comunista ed è conto di lui. Un conto è criticare e un conto è offendere".

Nel corso del suo intervento, Alfano ha poi precisato che il giudice non solo deve essere equo e imparziale ma anche apparire tale. Riprendendo una battuta di Luciano Violante, che aveva citato Ehud Olmert quando, indagato, aveva elogiato la democrazia israeliana, il Guardasigilli ha detto che "non mi risulta che in Israele ci siano giudici politicizzati che indagano sempre sullo stesso soggetto; che firmano appelli contro le leggi approvate dal Parlamento; che scrivono libri su progetti di legge pendenti in Parlamento; che si candidano contro la parte politica che fino a ieri avevano indagato".

"Tutto questo non attiene alle leggi, ma ai comportamenti: uno viene giudicato - ha aggiunto - nella quotidianità per come indossa l'abito che ha scelto di indossare".

Infine, ha sottolineato che "il governo sostiene il testo approvato in Senato sulla ragionevole durata dei processi". Il testo ''si fonda su un principio sacrosanto, e cioè che vi è un tempo che deve essere certo affinché un cittadino possa sapere se lo Stato lo ritiene innocente o colpevole". "Su questo principio - assicura il Guardasigilli - noi andiamo avanti, perché crediamo che sia insopportabilmente ingiusto che i processi durino talmente a lungo da far sì che venga negletto nella sostanza il diritto alla giustizia".

"Crediamo che - aggiunge - sia altrettanto ingiusto che lo Stato italiano si faccia carico di risarcimenti per centinaia di milioni a cittadini che giustamente chiedono che il loro processo sia celebrato in tempi rapidi". E "non ci sottraiamo a una sfida che è quella che il processo di ragionevole durata e di data certa abbia la necessità di una macchina più funzionante e per questo siamo pronti a investire", ha concluso.

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