La sfida è su pagamenti e fiducia del cliente
Banche: il 'mobile banking' in 3 anni raggiungerà internet
ultimo aggiornamento: 09 dicembre, ore 14:47
La previsione e' del viceresponsabile area business dell'Abi, Alessandro Zollo, secondo il quale i 'telefonini' passeranno nel tempo dall'attuale status di canale innovativo a vero e proprio canale operativo
Roma, (Adnkronos) - In tre anni il mobile banking puo' raggiungere la diffusione che oggi ha guadagnato l'internet banking. La previsione, supportata "dal volume di investimenti che stanno facendo le banche", e' del viceresponsabile area business dell'Abi, Alessandro Zollo, interpellato dall'Adnkronos. Oggi l'attivita' tramite telefonino e' ancora soprattutto "di tipo informativo, come nel caso della conoscenza del saldo o dell'estratto conto, oppure del monitoraggio di prelievi e pagamenti con le carte", spiega l'esperto dell'Abi. Ma, in uno scenario a tre anni, "si puo' scommettere su una evoluzione" sulla falsa riga di quanto accaduto con internet, "passato nel tempo dallo status di canale innovativo a vero e proprio canale operativo".
Se le banche "investono tanto nella relazione con l'utente su piu' canali", il cliente "non e' ancora del tutto affrancato sul piano della fiducia". E questo aspetto, spiega Zollo, riguarda soprattutto "la nuova grande frontiera, che e' quella dei mobile payments, su cui c'e' molto da lavorare" perche' "resiste l'attitudine ad utilizzare troppo il contante".
Ad incentivare lo sviluppo di canali alternativi e' la corsa della tecnologia. "La differenza tra internet e mobile banking tende a farsi piu' flebile nella misura in cui i telefoni diventano sempre piu' simili, per operativita', ai pc". La sfida, osserva quindi Zollo, "e' quella di creare applicazioni piu' idonee al canale mobile, con i necessari sviluppi sui pagamenti, e le banche lo stanno facendo". Infine, ma non da ultimo, il capitolo sicurezza. "Il problema della sicurezza dei pagamenti, sia su internet che sul telefono, e' legato alla poca familiarita' e non ad un effettivo disservizio. E' un problema di percezione e non di reale livello di sicurezza. C'e' ancora un gap di conoscenza", chiarisce Zollo.
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