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''Si è trattato di un processo durato qualche giorno''
Muro, Steiner: ''Il crollo? Un evento europeo che iniziò il 30 settembre a Praga''
ultimo aggiornamento: 09 novembre, ore 12:00
Roma, 6 nov. (Adnkronos) - L'ambasciatore tedesco ricorda all'Adnkronos gli eventi che prepararono la caduta e dice: ''Dobbiamo ritrovare il sentimento per cui con la giusta volontà tutto è possibile''
Roma, 6 nov. (Adnkronos) - "E' vero che il Muro è caduto a Berlino, ma in verità era caduto già prima", in Europa, e in particolare a Praga, poco più di un mese prima. A raccontare cosa accadde in quei giorni, parlando con l'ADNKRONOS, è Michael Steiner, ambasciatore tedesco in Italia.
Nel 1989 Steiner era capo ufficio stampa e consigliere politico dell'ambasciatore nella sede diplomatica tedesca in Cecoslovacchia. "Ero presente quando il nostro ministro degli Esteri Hans Dietrich Genscher si rivolse dal balcone dell'ambasciata agli ottomila tedeschi orientali rifugiati nella nostra sede perché speravano di andare ad ovest", ricorda il diplomatico. "Quando Genscher disse 'è possibile andare via' io compresi istintivamente che il regime della Germania est era finito".
E in quel momento anche l'opposizione in Cecoslovacchia, i vari Vaclav Havel e Jiri Dienstbier videro "che quelle dittature diventavano ogni giorno più deboli". "Gli eventi dell'ambasciata, poi la caduta del Muro a Berlino furono precondizioni per l'inizio, un mese, sei settimane dopo, della rivoluzione in Cecoslovacchia". "Le due cose sono connesse", sottolinea Steiner, così come "credo che noi tedeschi siamo coscienti del fatto che senza l'opposizione in Polonia, senza le forze di libertà in Ungheria la caduta del Muro a Berlino non sarebbe stata possibile. Dunque si è trattato di un evento europeo".
Le settimane precedenti l'arrivo di Genscher a Praga furono molto intense, frenetiche, per i diplomatici dell'ambasciata tedesca a Praga. Abituati ad avere gruppetti di 10-12 tedeschi dell'est che si rifugiavano nella sede diplomatica dove poi aspettavano l'autorizzazione per passare ad ovest, a partire da maggio-giugno furono presi d'assalto da folle sempre più numerose di rifugiati, prima 20-30-40, poi, ad agosto alcune centinaia.
"Pensavamo che fosse impossibile ospitare così tante persone" in una sede che era stata pensata per 100-150 persone che vi lavoravano, ricorda il diplomatico. "Alla fine di settembre del 1989 erano ottomila". Ottomila rifugiati ammassati tra l'altro nel giardino dell'ambasciata, sotto le tende, per settimane. "Abbiamo dovuto importare tutto dalla Baviera, dal pane ai letti, alle tende, a quanto serviva per ripararli dal freddo, e dalla pioggia", ricorda Steiner. "Abbiamo avuto una scuola in una tenda, abbiamo avuto dei bambini nati nel guardino dell'ambasciata, abbiamo avuto tutto".
A New York, prosegue Steiner, Genscher negoziò con i ministri degli Esteri russo, tedesco orientale ed altri la fuoriuscita dei rifugiati, "spiegando che la situazione si era fatta insostenibile, che era troppo complicata, era un problema pratico enorme".
"Tutto questo credo abbia convinto anche i ministri degli Esteri che si adoperarono per trovare una soluzione". La soluzione venne trovata, l'autorizzazione venne concessa, ma le autorità della Germania est vollero porre una condizione, che si rivelò poi controproducente per loro.
"Fecero un grande errore perché chiesero che la gente per andare ad ovest passasse nella Repubblica Democratica Tedesca", racconta Steiner. "Fu un errore perché io andai su questi treni, accompagnai i rifugiati in Baviera e quando i treni attraversarono un'ultima volta la Germania dell'est, i cittadini tedeschi orientali li videro e compresero che il regime - che aveva dovuto fare questa concessione, lasciando andare via questi cittadini - in un certo senso era già crollato. E questo rafforzò la loro voglia di libertà".
Il viaggio durò qualche ora, nella notte tra il 30 settembre e il primo ottobre. Giunti in Baviera, i diplomatici, stremati dalla fatica, presero alcune auto e tornarono a Praga. Quando raggiunsero l'ambasciata, la trovarono nuovamente piena di rifugiati dell'est. E gli arrivi continuarono. Tre giorni dopo "abbiamo avuto una seconda ondata, ancora migliaia di rifugiati che hanno preso i treni". Si è trattato dunque, sottolinea l'ambasciatore, di un processo durato qualche giorno, al termine del quale il Muro di fatto era già caduto. "Non a Berlino, non era possibile andare da una parte all'altra di Berlino direttamente, ma attraverso Praga era possibile 'circumnavigare' il Muro".
Di quei giorni di intensa attività restano anche alcune fotografie, che testimoniano di momenti di vera tensione e paura. Come quando Steiner aiutò un rifugiato che stava tentando di entrare nella sede dell'ambasciata e che i poliziotti cecoslovacchi volevano fermare.
"Quando ho visto quella persona e i poliziotti che utilizzavano la forza per impedirgli di raggiungere il giardino istintivamente ho pensato 'non posso vedere questo e lasciare fare'. Ma ho avuto molta paura". "Il punto che ha salvato noi tutti era che questi poliziotti hanno avuto ancora più paura di noi e per questo non hanno osato opporre resistenza, e alla fine è andata bene".
Un altro momento di intensa emozione fu quello in cui Genscher si rivolse ai rifugiati in ambasciata che aspettavano il via libera per andare ad ovest. "Genscher non riuscì a finire la frase. Disse: "Questa notte sono venuto per dire..." e la gente capì. Ci fu una gioia, un'esplosione di gioia così grande, così forte che per me fu chiaro che i regimi che negavano la libertà non avrebbero avuto la minima possibilità di avere la meglio su questa forza positiva, incredibile".
E forse oggi servirebbe ritrovare quella forza di volontà e quell'ottimismo, sottolinea l'ambasciatore. "Se ripensiamo a quella situazione di 20 anni fa, ricordiamo che per noi tutti la divisione dell'Europa era un fatto inalterabile. Nessuno di noi ebbe la fantasia, nel 1989 di poter cambiare le cose".
"Ma quando capimmo che era falso, che la situazione poteva essere cambiata, ci fu questo sentimento per qualche mese in tutta Europa, non solo in Germania, anche in Italia, che dopo questa esperienza tutto sarebbe stato possibile. Si pensava 'anche in futuro sarà possibile cambiare le cose'. Pensammo, 'adesso possiamo costruire una nuova Europa, possiamo fare meglio di quanto fatto in passato'".
"Io credo - conclude allora Steiner - che questo sentimento per cui con la giusta volontà tutto è possibile dobbiamo ritrovarlo perché siamo tutti un po' pessimisti per la crisi internazionale e le difficoltà in Europa. Problemi che esistono, naturalmente, ma dovremmo ritrovare la forza dell'ottimismo dei cittadini che pensano che insieme le cose possono essere cambiate".
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