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Periti industriali, un albo unico per i laureati tecnici triennali
Giuseppe Jogna presidente Consiglio nazionale periti industriali e periti industriali laureati (foto Labitalia)
Roma, 24 apr. (Adnkronos/Labitalia) - Un albo unico per i tecnici laureati triennali. E' più che un'ipotesi quella che sta circolando nelle ultime ore tra gli ordini professionali tecnici, ovvero ingegneri, periti industriali e periti agrari. Lo conferma Giuseppe Jogna, presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati. "I tecnici laureati - spiega - hanno bisogno di 'una casa comune'. Saluto positivamente questo albo unico perchè in Italia sono state introdotte le cosiddette lauree brevi per adeguarsi al sistema e al modulo della formazione dei professionisti europei. Ma le stesse lauree brevi non hanno trovato una loro identità".
"I titolari di lauree brevi tecniche o comunque le lauree - ribadisce - appartengono sì alla realtà italiana, ma sono sparpagliati in più albi professionali esistenti. Questo perchè il Dpr 328 del 2001 ha voluto così".
"In questa logica - precisa - i laureati triennali dell'area tecnica, in questo momento, sono privi di una casa loro ma sono ospiti di altre 'case' e naturalmente sono privi di una loro identità, nessuno li riconosce come titolari di una professione nobile, autonoma e propria".
"Noi - continua Giuseppe Jogna - con i geometri e con i periti agrari riteniamo di poter contribuire a costruire questa casa, nella quale trovare una collocazione. Contiamo di far trovare un 'posto' a tutti i giovani fino ad esaurimento perchè la formazione secondaria non produrrà più titoli sufficienti da spendere nella libera professione".
"E' un modo questo - ammette il presidente del Consiglio nazionale dei periti industriali e dei periti industriali laureati - anche per guardare a favore delle nuove generazioni".
"Nel nostro paese - ricorda - esistono addirittura classi di lauree che possono accedere a ben sei professioni diverse con sei titoli diversi. Questo significa perdere totalmente la propria identità e non riuscire a dare l'impressione e l'immagine alla collettività, ma anche all'Europa di questa professione che non ha una sua caratteristica individuale, ma è divisa in tanti ordini professionali. La nostra battaglia è proprio quella di dare a loro una casa che meritano e che è giusto che ci sia".
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