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Samory (assistenti sociali), ordini professionali al servizio cittadini

Edda Samory, presidente Cnoas  (foto Labitalia)  Edda Samory, presidente Cnoas (foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 13 dicembre, ore 10:20
La presidente del Cnoas a Labitalia: "Sì alla riforma delle professioni ma con validità Ordini", spesso messa in dubbio dalle varie proposte. Gli assistenti sociali vogliono essere protagonisti delle politiche per l'immigrazione.


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Roma, 12 dic. (Labitalia) - Gli ordini professionali sono "al servizio dei cittadini" e di questo va tenuto conto nell'affrontare la riforma delle professioni. Lo dice a LABITALIA, Edda Samory, presidente del Consiglio nazionale dell'Ordine degli assistenti sociali. "Come ordine degli assitenti sociali -spiega la presidente- aderiamo ormai da molti anni al Cup e sul riordino abbiamo condiviso e condividiamo la proposta del Cup, soprattutto sugli obiettivi generali e sul fatto che nel progetto si inseriscano le specificità di ogni ordine professionale".

Ma, avverte Samory, nelle proposte governative sembra che il concetto di 'ordine professionale' non sia sempre chiaro. "Quello che ci lascia perplessi -aggiunge la presidente- è questa situazione dubitativa sulla valdità degli ordini, che si è avvertita nel contesto sia nella riforma del precedente governo (il decreto addirittura ne vedeva prima l'abolizione poi il recupero) sia in questa situazione molto interrogativa del governo Monti".

Anche adesso, aggiunge Samory, "in effetti non si capisce bene se c'è una volontà di potenziare l'aspetto che gli ordini devono avere, cioè di essere al servizio dei cittadini e di essere un organo dello Stato o quella di affermare un concetto che almeno per la nostra professione non è mai comparso all'orizzonte: cioè di essere soggetti d'impresa, di un'attività commerciale, cosa che non sta assolutamente all'interno dell'ordine. E se si prevede un'eventuale cancellazione dell'ordine, questo ci fa pensare che non c'è una conoscenza chiara della mataria".

Rispetto ai 7 punti indicati dal governo come cardine attorno a cui deve ruotare l'adeguamento degli ordini, Samory dice che per quanto riguarda gli assistenti sociali "molti trovano un riscontro già oggi nell'organizzazione dell'attività ordinistica"."Mi riferisco in particolare alla formazione continua -spiefa- che per noi è già obbligatoria secondo le norme deontologiche e che certamente è gradito che diventi obbligatoria anche secondo la legge di Stato. Questo faciliterà la sua applicazione"

"Per il tirocinio professionale abbiamo già delle convenzioni tra ordine e università -sostiene Samory- ed è bene che anche questo diventi obbligatorio: ci garantisce di più la tutela dell'esercizio di questa attività didattica". Quello sui cui gli assistenti sociali si sono dovuti preparare invece "riguarda il fatto di vedere la commissione disciplina non più all'interno dei consigli nazionali e regionali dell'ordine, ma a fianco di essi. Ma pensiamo che questo -sottolinea samory- sia uno spazio che è opportuno gestire così per assicurare una maggiore autonomia rispetto alla parte amministrativa dell'ordine".

Ma tra i problemi che sottolinea la presidente Samory c'è ne è anche uno che riguarda la criticità delle risorse. "Sui tagli al welfare e agli enti locali -dice- la situazione è molto pericolosa e molto critica perché si rischia di togliere una serie di servizi indispensabili a cittadini che vivono in stati di povertà e indigenza, situazione certo in aumento". Inoltre "si rischia di non poter fare alcun'azione preventiva, ossia quel lavoro di intervento che va a curare, prevedere e progettare attività che siano di recupero e finalizzazione delle risorse. E il settore del servizio sociale professionale -conclude- diventa sempre più marginale e ristretto".


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