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Alcune regole comuni a tutte le professioni, altre vanno sviluppate a livello di aree
Armando Zambrano (foto Labitalia)
Zambrano (Ingegneri), da governo ci aspettiamo riforma professioni in tempi rapidi
Armando Zambrano (foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 30 dicembre, ore 13:22
Il presidente del Consiglio nazionale a Labitalia: a gennaio presenteremo la nostra proposta al ministro della Giustizia
Roma, 29 dic. (Labitalia) - "Dal governo ci aspettiamo che faccia le cose rapidamente: la strada della riforma delle professioni è ormai tracciata nel senso che prevede alcune regole a cui non possiamo sottrarci e che anzi condividiamo per la gran parte". Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, parla così con LABITALIA della riforma delle professioni, al centro anche dell'azione del governo Monti, e ricorda che gli ingegneri si sono "impegnati a portare per i primi di gennaio al ministro della Giustizia la nostra proposta di ordinamento".
"Come area tecnica delle professioni -sostiene Zambrano- siamo tutti d'accordo, ingegneri, geometri, periti, agrotecnici e altri, a fare una proposta comune e la concorderemo, per quanto riguarda i principi generali, anche con il Cup perchè ci sono alcune regole comuni a tutte le professioni, mentre altre regole -avverte- vanno sviluppate a livello di aree, intese come quella tecnica, quella economico-giuridica e quella sanitaria".
Per quanto riguarda il percorso specifico della categoria professionale degli ingegneri, Zambrano ricorda che "l'amministrazione precedente fece una scelta che io non condivido: qualla di uscire dal Cup per creare l'organismo delle professioni tecniche". "Nella riunione di pochi giorni fa, in qualità di coordinatore di quest'area, ho manifestato la volontà di rientrare nel Cup -annuncia Zambrano- perchè riteniamo che i problemi siano comuni e perchè dobbiamo fare in modo che qualche professione che non ha la stessa nostra apertura sulle liberalizzazioni debba adattarsi e seguire le regole comuni".
Zambrano ci tiene a sottolineare che "la riforma della professione, innanzitutto dell'ingegnere, è una cosa che auspicavamo da anni". "Ci siamo battuti da tempo -spiega il presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri- perché questo avvenisse. Sta avvenendo però, come spesso accade, in un momento di crisi in cui si accelerano tutti i processi. Ma non per questo -aggiunge Zambrano- diciamo di no alla riforma, anzi siamo convinti che possa essere un'occasione di rilancio per la nostra categoria".
Occorre però, dice, un certo lavoro di 'rifinitura', "eliminando quei punti delicati sui quali dovevamo modernizzarci e sui quali trovavamo delle difficoltà". Si tratta "in particolare degli aspetti deontologici che vanno sicuramente riaggiornati e soprattutto siamo favorevoli a che ci siano strutture che non siano i consigli a gestire l'amministrazione, strutture anche anche con rappresentanze esterne e stiamo lavorando anche su questo".
Altri aspetti toccati dalla riforma "non ci toccano granché", dice l'ingegnere salernitano. "Non abbiamo mai avuto il tirocinio -spiega Zambrano- e abbiamo sempre avuto Albi liberalizzati, cioè senza barriere all'accesso e tempi molto stretti tra la data di laurea e la data dell'esame di Stato e quindi di iscrizione all'Albo. Sotto questo aspetto, quindi, non ci sono particolari difficoltà".
A suscitare delle perplessità, invece, è la norma che prevede l'avvio di società di capitali per gli studi professionali. "E' un punto che va attenzionato: siamo anche d'accordo -afferma Zambrano- ma riteniamo che le società professionali debbano avere gli stessi diritti e doveri dei professionisti e quindi debbano avere l'obbligo di rispettare gli stessi impegni deontologici".
I requisiti più importanti sono quindi, ricorda, "di essere iscritti all'Albo ma soprattutto che le quote di capitale debbano essere in mano ai professionisti e questo non per una questione economica, ma per una questione logica, di funzione".
"La professione intellettuale -spiega il presidente degli ingegneri italiani- si distingue dall'atttività imprenditoriale proprio perchè non c'è solo la ricerca del profitto ma c'è soprattutto la ricerca della qualità della prestazione e della tutela della committenza. E un capitale che fosse in mano a chi non ha questi obblighi deontologici -conclude Zambrano- snaturerebbe la funzione e la qualità della società professionale, che non riuscirebbe a seguire gli obiettivi nel modo che riteniamo corretto, cioè nel rispetto dei cittadini".
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