L'artista Madè e la sua via Crucis di Assisi: "La Madonna mi ha detto dove metterla''
Un particolare dell'opera di Pippo Madè
ultimo aggiornamento: 26 marzo, ore 14:08
Roma - (Ign) - Il pittore siciliano alla vigilia della presentazione della sua opera dipinta sopra a pannelli in maiolica su pietra lavica: "La prima volta che abbiamo preso le misure, non entrava. Ho avuto una crisi di pianto, poi ho sentito una voce". Le 23 stazioni, nove in più della tradizione, sono state collocate nel Chiostro dei morti, il cimitero nobile della basilica di San Francesco che domani verrà aperto al pubblico per la prima volta dalla fine del 1300
Roma, 19 mar. (Ign) – “Entriamo per la prima volta nel chiostro, prendiamo le misure e non c’era spazio per la mia via Crucis. Mi son detto ‘se devo stringerla non la faccio più’. Ho avuto una crisi di pianto, poi una voce nella testa mi ha detto che c’era il posto per la mia opera. Era la voce della Madonna”. L’artista siciliano Pippo Madè racconta così, alla vigilia della presentazione della sua Via Crucis nel Chiostro dei morti della Basilica di San Francesco ad Assisi, uno dei tanti momenti che hanno visto la nascita della sua imponente opera il cui tema, il calvario di Cristo, per la prima volta troverà spazio nella basilica della città umbra. L’opera, dipinta su pannelli in maiolica su pietra lavica, verrà collocata nel Chiostro dei morti, il cimitero nobile del convento che risale alla fine del 1300 e che sabato 20 marzo verrà aperto al pubblico per la prima volta in contemporanea con la presentazione dell'opera di Madè.
“La mattina – racconta a IGN, testata on line del Gruppo Adnkronos – vado con padre Vincenzo Coli, l’allora padre custode, e prendiamo nuovamente le misure. La cosa più strana è stata che abbiamo trovato lo spazio per mettere le 23 stazioni precise, tante quante quelle della mia libera interpretazione. Una cosa da far accapponare la pelle. Se ce ne era una in più o ce n’era una in meno, rimaneva un posto vuoto o una lastra da non poter mettere”.
La via Crucis dell’artista siciliano non è infatti la classica rappresentazione. “Dovevo inventare qualcosa di molto diverso da quelle solite. Ho avuto delle idee, ho dato vita a un gruppo di lavoro. Assieme ad alcuni teologi, ai due miei architetti e a mio figlio Rosario Lo Cicero, abbiamo pensato di far funzionare tutto con la misura aurea e con i quattro elementi che con lei hanno rapporto: il cerchio, il quadrato, il triangolo e il tondo. Le stazioni, poi, non sono più 14 come da tradizione, ma ben 23. Una cosa che nella storia non è mai stata fatta e che sta sorprendendo tutti”.
Non sono gli unici simboli, questi, presenti nell’opera. A partire da quelli della sua terra, la Sicilia: “Il logo di questa via Crucis rappresenta proprio l’isola. Nel triangolo ho messo i limoni con il mare e il monte Pellegrino, che rappresenta Palermo. Sul monte Pellegrino c’è santa Rosalia, che è la nostra protettrice, e in cielo ho messo il sole con il tao di san Francesco. Quindi ho fatto questo gemellaggio tra san Francesco, santa Rosalia e santa Chiara: è la particolarità di questa opera”. E “anche il materiale, la pietra lavica, non è un fatto casuale. E’ un simbolo: è il sangue della nostra terra”.
Un’opera imponente, oltretutto, perché “le stazioni sono grandi, quanto le pareti: la Resurrezione – spiega Madè - è alta 2,08 metri per 1,05 di base in un unico blocco di lastra di lava e pesa 218 chili. L’opera, messa assieme, supera i 5000 chilogrammi”. Anche il trasporto di queste lastre è stato impegnativo. “Abbiamo attrezzato un furgone di un carissimo amico, e con altri due è stato realizzato un attrezzo particolare per caricare le lastre. Lastre fragilissime che possono spaccarsi. Abbiamo fatto diversi viaggi tra Santo Stefano di Camastra (dove sono state lavorate le lastre, ndr) e Assisi, in quasi tre anni di lavoro”. “Siamo andati a scegliere i blocchi di lava nelle cave sotto l’Etna”, racconta l’artista che spiega: “Poi vengono tagliate e sagomate. Lo ha fatto un’azienda di design perché volevo un taglio particolare: c’è tutta la parte dell’immagine rialzata rispetto alla cornice. Poi il maestro Carmelo Elmo, che è lui che ha inventato il sistema per lavorare sulle lastre di lava, le ha preparate per dipingerle. Una cosa ciclopica”.
La commissione dell’opera, racconta poi Pippo Madè, non è una cosa arrivata dal giorno alla notte. Si tratta di una promessa fatta trent’anni fa. “L’allora padre custode, padre Vincenzo aveva avuto l’idea di far aprire due nuovi ingressi per il Chiostro dei morti. Questo cimitero risale alla fine del 1300, è il primo chiostro costruito, in stile romanico, meraviglioso, che nella storia della basilica non è stato mai aperto. Ma aveva un problema con la sovraintendenza: l’ingresso esistente era molto angusto e non dava possibilità di fuga. Per settecento anni è quindi rimasto chiuso”. In questa occasione, padre Vincenzo fa la promessa a Madè: “Se un giorno si dovessero aprire gli ingressi di questo chiostro, a me una cosa piccola piacerebbe farla”. “Passano quasi ventinove anni – racconta commosso - e due anni fa arriva una sua lettera a casa nella quale mi dice che è stata vinta la guerra contro la sovrintendenza, che si apriranno altri due ingressi”. E gli annuncia: “Tu non devi fare una piccola cosa, ma preparati: ti facciamo la committenza di una grande via Crucis”. L’emozione per Pippo Madè è tantissima: “Mi sono sentito svenire, fare un’opera del genere e rimanere nei secoli accanto a Giotto, a Cimabue, mi ha fatto tremare le vene”.




























