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''Dobbiamo aprirci alla solidarietà nella sofferenza altrui''

Via Crucis tra tecnologia e il ricordo di Wojtyla, le meditazioni del card. Ruini

ultimo aggiornamento: 31 marzo, ore 15:29
Città del Vaticano - (Adnkronos) - Testi in parte anticipati dalla Radio Vaticana per la celebrazione del Venerdì Santo al Colosseo. La prima riflessione del porporato scaturisce dalla crocifissione di Gesù per un itinerario di penitenza e conversione. Poi si passa al dolore: anche se oggi ''la sofferenza fisica è più facile da sconfiggere o attenuare'' con le nuove ''tecniche e metodologie'', si deve tenere conto del fatto che ''Gesù non ha rifiutato il dolore fisico''
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Città del Vaticano - (Adnkronos) - Il tema del dolore in rapporto alle tecnologie moderne, il ricordo di Wojtyla, il significato del contrasto fra il bene e il male che albergano nel cuore dell'uomo. Sono questi alcuni dei temi presenti nelle Meditazioni per la Via Crucis del Venerdì Santo al Colosseo scritte quest'anno dal cardinale Camillo Ruini. I testi sono stati in parte anticipati dalla Radio Vaticana.

La prima riflessione del porporato è quella che scaturisce dalla crocifissione di Gesù dovuta ai nostri peccati, come anche spiegano le Scritture. Da qui l'esortazione a guardare ''al male e al peccato che abitano'' in noi ''e che troppo spesso fingiamo di ignorare'' e a percorrere nella Via Crucis un itinerario di penitenza, di dolore e di conversione, fin quando Gesù è spogliato delle vesti per essere inchiodato sulla Croce. Li' tocca a noi denudarci, davanti a Dio e ai nostri fratelli, ''spogliarci della pretesa di apparire migliori di quello che siamo, per cercare invece di essere sinceri e trasparenti'', non ipocriti.

Quindi nei testi del cardinale, via via che il percorso di Cristo torna alla memoria attraverso i brani evangelici della Passione, il passato e' collegato all'oggi, sicche' gli atti di scherno e di disprezzo dei soldati verso Gesu' giudicato da Pilato possono richiamare le ''mille pagine della storia dell'umanita' e della cronaca quotidiana'' fatte di violenza e soprusi. E ancora la crudelta' dell'uomo, capace ''delle cose peggiori, perfino di cose incredibili'', quando la luce del bene che alberga nella sua coscienza e' ''oscurata dai risentimenti, da desideri inconfessabili, dalla perversione del cuore''.

Ma per il cardinale Ruini meditare la Passione è anche prendere atto ''del dolore fisico che'' Gesù ''ha dovuto sopportare'', ''un dolore enorme e tremendo, fino all'ultimo respiro sulla Croce, un dolore che non puo' non fare paura''. E se oggi ''la sofferenza fisica e' la piu' facile da sconfiggere, o almeno da attenuare'' con le nuove tecniche e metodologie'', ''le anestesie e le … terapie del dolore'' - che pur non fanno scomparire la ''gigantesca massa di sofferenze fisiche … nel mondo'' - come non tener conto del fatto che ''Gesu' non ha rifiutato il dolore fisico''.

''Cosi' - scrive il cardinale Ruini - si e' fatto solidale con tutta la famiglia umana, specialmente con quella grande parte di essa la cui vita, anche oggi, e' segnata da questa forma di dolore''. Allo stesso modo, anche noi dobbiamo aprirci alla solidarieta' nella sofferenza altrui.

E ricordare Gesu' sotto il peso della Croce significa anche pensare alle ''tante diverse forme'' di croce ''nella vita di ogni giorno'', spesso considerate sfortune o disgrazie mentre invece, afferma il porporato, il cristiano che vuole andare dietro a Cristo, rinnegando se stesso, può scorgerle come porte che nella vita si aprono verso un bene piu' grande. E per quelle disgrazie che sono perdite, c'e' da pensare al Risorto che la morte l'ha gia' vinta. Anche se, bevendo ''fino in fondo il suo amaro calice'', rivolgendosi al Padre ha chiesto: ''Dio mio, Dio mio, perche' mi hai abbandonato?''. Un grido che pero' richiama ad aver fiducia in Dio, a fidarci di Lui che ha risuscitato il Figlio.

C'e' poi il ricordo di Giovanni Paolo II nelle meditazioni del cardinale Ruini; proprio venerdi' ricorrera' il quinto anniversario della morte, e considerando il male di cui l'uomo e' capace, il porporato ha voluto fare memoria di quanto Wojtyla in proposito affermava: ''il limite imposto al male, di cui l'uomo e' artefice e vittima e' … la Divina Misericordia''. E terminando la Via Crucis, arriva il silenzio, quello che sgorga di fronte alla morte di Gesu'. Silenzio di adorazione, silenzio nel quale affidiamo noi stessi al Cristo. E guardando Maria ai piedi della Croce, silenzio che fa comprendere come ''per essere veramente cristiani … bisogna essere legati'' a Gesu' con ''la mente, la volonta', il cuore'' nelle ''piccole e grandi scelte quotidiane'', senza ridurre Dio ad ''una consolazione che dovrebbe essere sempre disponibile'', che non deve ''interferire … con gli interessi concreti in base ai quali operiamo''.

Come ogni anno il Santo Padre presiederà il rito della Via Crucis, che verrà trasmessa dalle televisioni di tutto il mondo in diretta da Roma alle 21:15. Sarà accompagnato dalla luce delle candele di migliaia di pellegrini, ai quali si rivolgerà al termine delle meditazioni delle 14 stazioni.

Il card. Ruini, 79 anni, è stato vicario del Papa per la diocesi di Roma dal 1991 al 2008 e presidente della Conferenza Episcopale Italiana dal 1991 al 2007, fino alla nomina del card. Angelo Bagnasco. Negli ultimi anni, le meditazioni sono state affidate da Benedetto XVI a due vescovi italiani e a due arcivescovi dell'Asia: nel 2006 ad Angelo Comastri, poi cardinale Arciprete della Basilica di San Pietro, nel 2007 a mons. Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, nel 2008 all'arcivescovo di Hong Kong, il card. cinese Joseph Zen Ze-Kiun e nel 2009 a un salesiano indiano, mons. Thomas Menamparampil, arcivescovo di Guwahati.

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