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Secondo uno studio condotto dall'asservatorio giornalistico internazionale 'Nathan il saggio'

Made in Italy, allarme della stampa estera: 'Tra 10 anni scomparirà'

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ultimo aggiornamento: 19 ottobre, ore 19:15
Dal New York Times al Wall Street Journal il parere è unanime: tra recessione economica e delocalizzazione, il sistema aziendale e la creatività che sinora ci ha distinti morirà ucciso dalla delocalizzazione
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Firenze, 19 ott. (Adnkronos) - 'De profundis' della creatività italiana. A decretarlo la stampa estera. ''Tra dieci anni il Made in Italy morirà ucciso dalla delocalizzazione''. Parola del periodico tedesco 'Mode un Trend' che decreta così la fine della nostra creatività. ''Un omicidio - scrive il periodico - perpetrato dagli stessi creativi della moda che fanno fabbricare in Cina vestiti da 3000 euro per poi spacciarli come fatti in Italia''. Ma il de profundis della creatività italiana è un tema ricorrente della stampa internazionale. Gli stilisti vengono accusati di essere tutt'altro che creativi dalla 'Suddeutsche Zeitung' che li definisce spietatamente 'mausolei della moda che non comunicano più'. Rincara la dose le Figaro: ''In Italia la crisi accelera la delocalizzazione industriale''. E il New York Times aggiunge: ''L'Alta Moda affronta un momento di ridefinizione''. Questi sono solo alcuni dei titoli allarmistici che i più importanti quotidiani europei e americani hanno dedicato alla crisi del Made in Italy, che rischia seriamente l'estinzione.

Ancora 10 anni e, tra recessione economica e delocalizzazione, il sistema aziendale che sinora ci ha distinti (con quasi 3 milioni di addetti, pari all'11,87% del totale degli occupati, in Italia, prima in Europa, i settori della creatività concorrono al 9,33% del valore aggiunto sul Prodotto Interno Lordo; fonte: Libro bianco sulla creatività, a cura di Walter Santagata, del 2007) potrebbe risultare definitivamente smantellato. Il perché lo esplicita chiaramente il Wall Street Journal: ''Con una pressione crescente per abbassare i prezzi, molte aziende del lusso non avranno altra scelta che quella di spostare molta della loro produzione dall'Italia in Cina e in altri Paesi. Non ci sarà da sorprendersi se si vedranno più etichette con la scritta 'Styled in Italy'''. Le più autorevoli testate della stampa internazionale, insomma, lanciano segnali davvero poco rassicuranti.

Un'ancora di salvezza, però, c'è: i tanti esempi di creativi, tra designer, architetti, stilisti, cuochi e artigiani, che il mondo ci invidia per ingegno, talento, capacità imprenditoriale e successo. E' quanto emerge da una ricerca condotta dall'Osservatorio Giornalistico Internazionale 'Nathan il Saggio' su un campione di 1.125 articoli apparsi nell'ultimo anno su oltre 100 testate di 12 nazioni (Gran Bretagna, Francia, Germania, USA, ma anche Cina, Russia e Paesi Arabi) in occasione del Festival della Creatività, dedicato quest'anno al futuro delle città, in corso a Firenze. Di qui l'opportunità di una riflessione, ancor più calzante alla fine del 2009, anno della creatività europea, sulla necessità che le istituzioni a tutti i livelli si impegnino seriamente per evitare che questo prezioso patrimonio si disperda, dando il giusto riconoscimento a quanti con la loro ''arte'' contribuiscono a dare lustro al nostro Paese

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