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Le aziende, oggi più di prima, adottano un sistema integrato per il benessere dei dipendenti

Welfare aziendale, prima di tutto i dipendenti chiedono flessibilità e tempo

ultimo aggiornamento: 23 novembre, ore 17:56
Rilanciata negli ultimi 2 anni la contrattazione integrativa con agevolazioni non soggette a tassazione in quanto non vengono considerate reddito


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Roma, 23 nov. - (Adnkronos) - Il welfare aziendale come leva competitiva. Lo sanno bene le aziende che, oggi più di prima, adottano un sistema integrato per il benessere dei dipendenti. Gli ambiti di intervento sono molteplici ma, prima di tutto, ''i dipendenti chiedono flessibilità e tempo''. A tracciare il quadro all'Adnkronos sullo stato dell'arte è Alessia Coeli del Csr manager network e responsabile della divisione welfare aziendale e innovazione sociale di Altis (Alta scuola impresa e società dell'università Cattolica di Milano).

Da parte delle aziende spiega la Coeli, ''c'è un forte fermento su questi temi tanto che, da una recente indagine della camera di commercio dei Monza e Brianza emerge che il 58% dichiara di avere in essere all'interno della propria azienda politiche di conciliazione''. Un'attenzione confermata anche ''dall'elevata partecipazione al premio famiglia lavoro, promosso da Altis e regione Lombardia, che quest'anno segnala una componente importante di pubbliche amministrazioni''.

La cultura della conciliazione, dunque, è in crescita. Ma ogni iniziativa in questo campo si deve basare su tre pilastri: ''la definizione di obiettivi chiari; l'ascolto delle necessità dei dipendenti che devono anche essere coinvolti e, infine, la comunicazione e la rendicontazione degli interventi''. In generale, spiega la Coeli, ''è vero che le grandi aziende, avendo più risorse, hanno in essere sistemi di welfare più strutturati ma non dobbiamo dimenticare che l'Italia è fatta principalmente di piccole e medie imprese dove esiste un rapporto diretto tra datore e dipendente''.

Nelle pmi, dunque, ''le iniziative sono a spot ma vanno verso un welfare personalizzato. Ed è proprio questo l'obiettivo verso il quale anche le grandi si stanno dirigendo, dare risposte mirate e personalizzate''. Anche perché ''non sempre agli interventi 'costosi' equivale una maggiore efficacia''. Ci sono poi delle norme che regolano le agevolazioni in materia di welfare.

''Negli ultimi 2 anni è stata rilanciata la contrattazione integrativa che all'interno prevede il welfare aziendale e le agevolazioni non sono soggette a tassazione perché non vengono considerate reddito''. Questo vuol dire che se l'azienda decide di fornire ai dipendenti buoni pasto piuttosto che borse di studio per i figli, il valore del finanziamento è netto in quanto non viene tassato, cosa che invece avverrebbe con un semplice aumento di stipendio in busta paga.

''Ci sono poi anche tanti di bandi di concorso pubblici che rappresentano delle sacche di ossigeno per tutte quelle realtà che vogliono mettersi alla prova'' conclude la Coeli. Per capire come portare a sistema questi interventi e soprattutto comprenderne la sostenibilità di lungo periodo, il Csr manager network, l'Associazione che riunisce i responsabili delle politiche di sostenibilità delle maggiori imprese italiane promossa da Altis e Isvi (Istituto per i valori d'impresa) ha organizzato un convegno in programma domani a Milano nella sede dell'Altis, nel corso del quale sarà anche presentata la prima ricerca sul Work-life Bilance realizzata presso i Csr Manager italiani e curata da Sace.


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