Ma per il periodico "Focus" esisterebbero rischi rappresentati da programmi capaci di operare automaticamente, spacciandosi per utenti reali
Tecnologia, presto i computer parleranno con noi come umani
ultimo aggiornamento: 28 settembre, ore 12:00
Ma nella vita reale esistono già molte situazioni nelle quali non sappiamo se dietro le parole che ci arrivano c'e' una macchina o un nostro simile
Roma, 28 set. - (Adnkronos) - Presto i computer potranno parlare con noi come fossero umani. E gia' esistono situazioni nelle quali non sappiamo se dietro quelle parole che arrivano anche via Internet c'e' una macchina o un nostro simile. A raccontare dove sta andando la tecnologia informatica e l'intelligenza artificiale e' il periodico "Focus" che rivela pero' i nuovi rischi che si aprono su questo fronte. Come quelli aperti dai nuovi programmi per computer su Internet, capaci di farsi passare per umani.
E, ad ascoltarle, le conversazioni fra uomo e computer c'e' da farsi venire la pelle d'oca. Eccone una. "Qual e' il tuo romanzo preferito?" "Leggo spesso gli elenchi telefonici, o la poesia dadaista: Bra bra bra bra bra". "Tipico dei computer". "Tendi a generalizzare. Ma, devo ammetterlo, lo faccio anch'io…". Ecco, per esempio, si e' svolta cosi', nell'ottobre 2008, riferisce il periodico scientifico diretto da Sandro Boeri, una conversazione tra un uomo che poneva le domande e un computer che doveva rispondere. L'uomo era un giurato del premio Loebner, assegnato ogni anno al programma piu' abile in questo tipo di "conversazione".
Il programma, creato appositamente per la gara dal programmatore tedesco Fred Roberts, si chiamava Elbot: nell'occasione riusci' a ingannare 3 giurati su 12 che, nei pochi minuti a disposizione, lo scambiarono per un umano e a vincere il riconoscimento. Il premio Loebner non e' molto piu' di una curiosita'.Ma su Internet girano ormai molti programmi capaci di generare messaggi o effettuare operazioni automaticamente, spacciandosi per utenti reali e distribuire spam, phishing, truffe telematiche… per questo oggi distinguere un umano da un software e' un problema concettualmente interessante, ma anche sempre piu' reale.
Il primo a porsi il problema fu il britannico Alan Turing (1912- 1954), uno dei padri dell'informatica, che ideo', ricorda "Focus", il 'test di Turing'. "Nella sua formulazione originaria, funziona cosi'" spiega al periodico scientifico Francesco Amigoni, docente di informatica al Politecnico di Milano. "Supponiamo -continua Amigoni- che ci siano 3 stanze, ciascuna occupata da una persona. In una stanza c'e' un uomo, nell'altra una donna, e nella terza un interrogante. L'uomo e la donna non possono comunicare tra loro, ma solo con l'interrogante e solo per mezzo di una telescrivente. La donna deve farsi riconoscere come tale, l'uomo deve far finta di essere la donna e l'interrogante deve capire la verita'".
"Turing -aggiunge Amigoni- immaginava che, ripetendo l'esperimento un certo numero di volte, si potesse stabilire una percentuale di casi in cui l'interrogante riuscisse nel suo scopo. E il problema, lasciato senza risposta, era: se al posto dell'uomo ci fosse un computer, la situazione cambierebbe?". Turing propose di adottare il test come criterio per definire l'intelligenza artificiale: se una macchina lo supera, cioe' se riesce a farsi passare per un umano, allora vuol dire che e' intelligente.
"Oggi, pero', il test ha perso un po' la sua rilevanza, perche' non tiene conto dell'interazione tra il mondo e la macchina. Il campo dell'intelligenza artificiale, invece, -continua Amigoni- si e' sviluppato nella direzione dell'interazione non solo linguistica tra umani e robot". Un po' come fa il robot Kismet al Media Lab del Mit di Cambridge (Usa), che comunica con le emozioni.
Info: www.focus.it
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