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Regina, dalla filiera del tabacco un grande impatto sull'occupazione

Aurelio Regina presidente Unindustria e vicepresidente Confindustria (Foto Labitalia)Aurelio Regina presidente Unindustria e vicepresidente Confindustria (Foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 13 giugno, ore 17:38
Il vicepresidente di Confindustria ha anche ribadito l'importanza data da Confindustria alla lotta alla contraffazione.


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Roma, 13 giu. (Adnkronos/Labitalia) - "La filiera del tabacco ha un grande impatto da un punto di vista dell'occupazione, con l'impiego di oltre 400mila addetti nell'agricoltura, nella distribuzione e nella produzione diretta". Lo ha detto a LABITALIA Aurelio Regina, presidente Unindustria e vicepresidente di Confindustria con delega allo sviluppo economico, a margine della seconda edizione del Forum 'La regolamentazione del settore del tabacco, quale futuro per la filiera?', organizzato da 'The European House-Ambrosetti' con il supporto di Unindustria, Fit-Federazione Italiana Tabaccai, Coldiretti e Logista.

"E' una filiera storicamente importante per il nostro Paese: ancora oggi ci sono 50mila addetti diretti nella coltivazione del tabacco - ha ricordato - e, naturalmente, qualunque normativa ha degli effetti di impatto socio-economico significativi nell'ambito della filiera. Tenendo presente poi che la filiera investe circa 18 miliardi di ricavi, di cui 14 direttamente a vantaggio dello Stato che sono più di tutta la spesa farmaceutica sostenuta dallo Stato italiano".

Regina ha, inoltre, sottolineato l'importanza data da Confindustria alla lotta alla contraffazione, fenomeno questo che interessa anche il settore del tabacco, ricordando "la delega del made in Italy reintrodotta dal neopresidente di Confindustria Squinzi". "I rischi di normative troppo ristrettive - ha precisato - in un Paese che purtroppo vede la presenza di prodotti di contraffazione sul mercato illegale o, comunque, di prodotti di contrabbando fanno sì che la lotta all'illegalità rimanga uno dei fattori principe di Confindustria che punta quindi a creare condizioni favorevoli al mercato legale dove il prodotto del made in Italy possa affermarsi".


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