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Tabacco: Censis, per 62% italiani inutile introduzione pacchetto anonimo

Giuseppe Roma direttore generale Censis (Foto Labitalia)Giuseppe Roma direttore generale Censis (Foto Labitalia)
ultimo aggiornamento: 13 giugno, ore 17:36
Perplessità anche su introduzione immagini forti e limitazioni ingredienti.


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Roma, 13 giu. (Adnkronos/Labitalia) - E' inutile per il 62% degli italiani l'introduzione del pacchetto anonimo di sigarette e per il 64% il divieto di esposizione di prodotti nelle tabaccherie. Sono alcuni dei dati del sondaggio di opinione 'Condivisione e conflitto nella regolazione del mercato dei tabacchi lavorati', presentato oggi dal Censis, in occasione della seconda edizione del Forum 'La regolamentazione del settore del tabacco, quale futuro per la filiera?', organizzato da 'The European House-Ambrosetti' con il supporto di Unindustria, Fit-Federazione Italiana Tabaccai, Coldiretti e Logista.

Le scarse aspettative rispetto ai possibili effetti dei pacchetti anonimi sono presenti in tutte le categorie ma si accentuano particolarmente tra i fumatori tra i quali la percentuale di condivisione scende sotto il 10%. Analoghe perplessità si palesano nelle previsioni sull'efficacia dell'inasprimento degli interventi dissuasivi (solo il 20% pensa che fotografie o immagini forti sui pacchetti possano ridurre di molto i consumi effettivi) o disincentivanti (solo il 16% ritiene che i consumi possano essere ridotti di molto attraverso la limitazione degli ingredienti) .

In linea generale, come indicato anche dalle valutazioni meno critiche sull'introduzione di un foglio dissuasivo, un approccio basato sulla maggiore informazione 'razionale' viene tendenzialmente considerato più efficace di quelli fondati sulla stigmatizzazione o sull'impatto emotivo.

L'orientamento generale, nel sondaggio Censis, cambia significativamente quando si fa riferimento allo specifico del fumo giovanile, questione avvertita in modo crescente dall'opinione pubblica che ritiene il fenomeno in aumento. In questo caso la volontà di tutela è largamente prevalente e si traduce in un diffuso consenso a quasi ogni forma di intervento dissuasivo, e in particolare all'innalzamento dell'età minima (giudicata molto o abbastanza efficace dal 70% degli intervistati) e alla promozione di campagne di comunicazione (66% di valutazioni di buona efficacia).

Circa il 50% degli intervistati dichiara di aver acquisito negli ultimi tre mesi qualche forma di informazione sulla 'questione fumo': le modalità più frequenti sono le discussioni con amici e conoscenti e gli articoli di giornale o servizi Tv; la quota di coloro che sono stati raggiunti da un'informazione specifica (opuscoli, spot, conferenza etc.) si ferma al 20%.

Le norme sulla limitazione del fumo nei luoghi pubblici sono diffusamente applicate (87%) e largamente condivise e non vi è una spinta al loro inasprimento generalizzato ma semmai a perfezionamenti ed estensioni limitate. Tra i fattori che hanno concorso ad ottenere questo risultato vengono considerati positivamente (oltre al timore di sanzioni) sia la vigilanza di chi non vuole subire le conseguenze del fumo passivo sia l'accresciuta consapevolezza dei fumatori.

Dal punto di vista delle politiche pubbliche, rileva il Censis, può essere considerato un successo il fatto che nell'ultimo ventennio in Italia si sia ridotta la quota di fumatori e nel contempo sia cresciuto il commercio legale dei tabacchi, sia come lotta alla criminalità, che come apporto alle entrate tributarie erariali.

Questi risultati sono anche dovuti al fatto che i rilevanti incrementi del prezzo reale sono stati distribuiti con progressività e senza strappi e nel contempo si è sviluppato una forte azione di contrasto del contrabbando che in Italia è ora un fenomeno marginale, anche se non insignificante: il 13% degli intervistati afferma che c'è presenza di commercio illegale nel proprio territorio in modo episodico (8,7%) o continuo (4,2%).

Il Censis segnala la percezione dei rischi sanitari aggiuntivi connessi ai prodotti illegali (il 70% degli intervistati considera i tabacchi illegali più pericolosi). Dalla preoccupazione, non solo sanitaria, nei riguardi della possibile recrudescenza del contrabbando ne consegue anche un prevalente (57,5%) giudizio negativo sull'ipotesi di un forte incremento della pressione fiscale, che è ovviamente particolarmente diffuso tra i fumatori (75%) ma consistente anche tra i non fumatori (50%).


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Tabacco
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