Secondo Me » Forum

Posto fisso o mobilità del lavoratore?
Secondo il Ministro dell’economia, il posto fisso è alla base del progetto di vita, della famiglia, mentre la mobilità non rappresenta un valore. Cosa ne pensi? Partecipa al forum
Inviato da Alexander83 il 07/11/2009 ore 11:31
Lavoro ? Sempre
Lavoro fisso si può! Anzichè pagare una cassaintegrazione per lasciare a casa un lavoratore ad aspettare che venga richiamato dall' azienda che è in crisi, il governo dovrebbe fornire al lavoratore cassaintegrato in nuovo impiego. Non va bene essere pagati per stare a casa e senza far nulla, nel frattempo potrebbe essere formato, specializzato in aziende che richiedono forza lavoro qualificata. La flessibilità dev' essere di avere sempre un lavoro, senza di esso l' intero sistema si fermerebbe. Si potrebbero creare aziende parastatali, inserire laureati disoccupati come ricercatori, ma mai lasciare ferma la forza lavoro, se una macchina si ferma non si va avanti, la corsa non vincerà mai !
Lavoro ? Sempre
Lavoro fisso si può! Anzichè pagare una cassaintegrazione per lasciare a casa un lavoratore ad aspettare che venga richiamato dall' azienda che è in crisi, il governo dovrebbe fornire al lavoratore cassaintegrato in nuovo impiego. Non va bene essere pagati per stare a casa e senza far nulla, nel frattempo potrebbe essere formato, specializzato in aziende che richiedono forza lavoro qualificata. La flessibilità dev' essere di avere sempre un lavoro, senza di esso l' intero sistema si fermerebbe. Si potrebbero creare aziende parastatali, inserire laureati disoccupati come ricercatori, ma mai lasciare ferma la forza lavoro, se una macchina si ferma non si va avanti, la corsa non vincerà mai !
Inviato da Oscar il 29/10/2009 ore 15:02
L'uovo di Colombo
C'è solo una soluzione: la flessibilità fissa!
L'uovo di Colombo
C'è solo una soluzione: la flessibilità fissa!
Inviato da Sergio Sanguineti il 26/10/2009 ore 14:37
Basta discettare o produrre aria fritta!
Tagliare la spesa pubblica e tutti gli "orpelli"retaggi sabaudi! Tagliare i "rami secchi" ed il numero dei parlamentari, oltre quello dei magistrati: un paese efficiente deve avere una pubblica amministrazione efficiente ed un altrettanto efficiente sistema giudiziario. Stare ancora a discettare su "posto fisso o mobile", a nulla serve, Signor Ministro! Si discetta soltanto ma, nei fatti, non si fa altro che produrre aria fritta di cui, la gente e le imprese, non hanno assolutamente necessità!!!!
Basta discettare o produrre aria fritta!
Tagliare la spesa pubblica e tutti gli "orpelli"retaggi sabaudi! Tagliare i "rami secchi" ed il numero dei parlamentari, oltre quello dei magistrati: un paese efficiente deve avere una pubblica amministrazione efficiente ed un altrettanto efficiente sistema giudiziario. Stare ancora a discettare su "posto fisso o mobile", a nulla serve, Signor Ministro! Si discetta soltanto ma, nei fatti, non si fa altro che produrre aria fritta di cui, la gente e le imprese, non hanno assolutamente necessità!!!!
Inviato da fabiom il 25/10/2009 ore 17:24
brunetta 2.0
Quanto detto qualche giorno fa dal ministro Tremonti ha creato un fenomeno mediatico non indifferente e ha fatto rizzare le orecchie a tutti quelli che si ritrovano senza lavoro e non solo. A tutto ciò il Ministro ha risposto semplicemente che gli sembrava di aver detto una cosa scontata: la famiglia e i progetti sul futuro si costruiscono su basi solide, considerando tra queste anche il posto di lavoro che costituisce la base economica. I media però, e i discorsi della gente (che ai media sono in stretta relazione), non hanno tenuto troppo conto delle molteplici risposte venute dal Presidente del Consiglio, da Confindustria, da altri membri del governo, primo fra tutti il Ministro Brunetta. È bene allora riportare alcuni dei concetti principali espressi in una intervista a La Repubblica e capire quale è l’idea del mondo che ha il Ministro. “[…]tornare all'alleanza tra capitale e lavoro, quella che ti dà la flessibilità nella partecipazione, che ti dà l'inclusione e che fa diventare il lavoratore uno shareholder, un azionista, che può gestire le sue "azioni" nella mobilità. Le garanzie non devono derivare da un posto di lavoro, ma dalla propria professionalità, dal proprio essere azionisti dell'attività produttiva. Bisogna provare - anche se mi rendo conto di essere un po' utopista - ad adattare le regole del mercato del lavoro a quelle della rete, perché è questa la novità di quest'epoca. La novità è Internet, è l'intelligenza che produce senza capitali”. Ci sono alcuni punti certamente difficili da capire per i più (e i più sarebbero i lavoratori di cui sta parlando Brunetta). Quindi bisognerebbe essere più chiari, a meno che il Ministro si rivolga unicamente ai manager, perché mi rimane difficile capire come un operaio o un artigiano possano diventare “azionisti di sé stessi nella mobilità”, quando il prodotto artigianale, ad esempio, è per definizione qualificato in base al pregio della manifattura che, nella migliore delle ipotesi, è qualcosa che deve durare nel tempo, quindi stabile. Insomma questo per dire che Brunetta deve farsi capire e farci capire quale idea ha del lavoro e soprattutto dell’uomo e del mondo. È interessante come la società che ha in mente Brunetta sia una società utopica, dove le regole del mercato del lavoro siano quelle della rete. Ma bisogna che anche qui ci faccia capire, perché ne vale il nostro futuro, e usando queste parole le obiezioni potrebbero essere infinite. Il suo entusiasmo per il web regolatore delle nostre vite sembra un po’ eccessivo. È la rete “la più grande invenzione del nostro secolo” (e mi permetto di dire che terminerà tra 90 anni), che senza dubbio ha tutti i pro a suo favore, ma che debba scandire i tempi umani più di quanto lo sta già facendo mi sembra anche questo eccessivo. E soprattutto mi sembra poco piacevole sentirlo dire da un Ministro che dovrebbe mettere l’uomo prima di tutto. Sì è vero, forse questo è un discorso vecchio, come quello che ha fatto Tremonti, ma che si capisce ed è chiaro, tanto che tutti se ne sono interessati e hanno chiesto chiarimenti. E li chiediamo anche a Brunetta.
brunetta 2.0
Quanto detto qualche giorno fa dal ministro Tremonti ha creato un fenomeno mediatico non indifferente e ha fatto rizzare le orecchie a tutti quelli che si ritrovano senza lavoro e non solo. A tutto ciò il Ministro ha risposto semplicemente che gli sembrava di aver detto una cosa scontata: la famiglia e i progetti sul futuro si costruiscono su basi solide, considerando tra queste anche il posto di lavoro che costituisce la base economica. I media però, e i discorsi della gente (che ai media sono in stretta relazione), non hanno tenuto troppo conto delle molteplici risposte venute dal Presidente del Consiglio, da Confindustria, da altri membri del governo, primo fra tutti il Ministro Brunetta. È bene allora riportare alcuni dei concetti principali espressi in una intervista a La Repubblica e capire quale è l’idea del mondo che ha il Ministro. “[…]tornare all'alleanza tra capitale e lavoro, quella che ti dà la flessibilità nella partecipazione, che ti dà l'inclusione e che fa diventare il lavoratore uno shareholder, un azionista, che può gestire le sue "azioni" nella mobilità. Le garanzie non devono derivare da un posto di lavoro, ma dalla propria professionalità, dal proprio essere azionisti dell'attività produttiva. Bisogna provare - anche se mi rendo conto di essere un po' utopista - ad adattare le regole del mercato del lavoro a quelle della rete, perché è questa la novità di quest'epoca. La novità è Internet, è l'intelligenza che produce senza capitali”. Ci sono alcuni punti certamente difficili da capire per i più (e i più sarebbero i lavoratori di cui sta parlando Brunetta). Quindi bisognerebbe essere più chiari, a meno che il Ministro si rivolga unicamente ai manager, perché mi rimane difficile capire come un operaio o un artigiano possano diventare “azionisti di sé stessi nella mobilità”, quando il prodotto artigianale, ad esempio, è per definizione qualificato in base al pregio della manifattura che, nella migliore delle ipotesi, è qualcosa che deve durare nel tempo, quindi stabile. Insomma questo per dire che Brunetta deve farsi capire e farci capire quale idea ha del lavoro e soprattutto dell’uomo e del mondo. È interessante come la società che ha in mente Brunetta sia una società utopica, dove le regole del mercato del lavoro siano quelle della rete. Ma bisogna che anche qui ci faccia capire, perché ne vale il nostro futuro, e usando queste parole le obiezioni potrebbero essere infinite. Il suo entusiasmo per il web regolatore delle nostre vite sembra un po’ eccessivo. È la rete “la più grande invenzione del nostro secolo” (e mi permetto di dire che terminerà tra 90 anni), che senza dubbio ha tutti i pro a suo favore, ma che debba scandire i tempi umani più di quanto lo sta già facendo mi sembra anche questo eccessivo. E soprattutto mi sembra poco piacevole sentirlo dire da un Ministro che dovrebbe mettere l’uomo prima di tutto. Sì è vero, forse questo è un discorso vecchio, come quello che ha fatto Tremonti, ma che si capisce ed è chiaro, tanto che tutti se ne sono interessati e hanno chiesto chiarimenti. E li chiediamo anche a Brunetta.
Inviato da taloscretese il 21/10/2009 ore 20:16
Un profeta inutile
Tremonti è un laureato di buon calibro, un ministro e per di più di un settore strategico per la nazione. Quello che dice un ministro dell'economia non è un lenzuolo volante, è un macigno che decide scelte fondamentali. Un ministro dell'economia si arrovella a lungo con gruppi di consulta, di altri economisti, con sottosegretari e comunque con persone validissime nello specifico campo dell'economia. Ridiscutere o mettere in dubbio prese di posizione adottate pochissimo tempo addietro fa sorgere spontanea la domanda che di certo il presidente del consiglio nominasse ministro un contadino o un allevatore di galline piuttosto che un suo cortigiano deleterio per una nazione e per se stesso e la sua vanita' di unto dal signore.
Un profeta inutile
Tremonti è un laureato di buon calibro, un ministro e per di più di un settore strategico per la nazione. Quello che dice un ministro dell'economia non è un lenzuolo volante, è un macigno che decide scelte fondamentali. Un ministro dell'economia si arrovella a lungo con gruppi di consulta, di altri economisti, con sottosegretari e comunque con persone validissime nello specifico campo dell'economia. Ridiscutere o mettere in dubbio prese di posizione adottate pochissimo tempo addietro fa sorgere spontanea la domanda che di certo il presidente del consiglio nominasse ministro un contadino o un allevatore di galline piuttosto che un suo cortigiano deleterio per una nazione e per se stesso e la sua vanita' di unto dal signore.
Inviato da ezio.venturini il 21/10/2009 ore 13:08
Ripensamento o pentimento? Riflessioni sul lavoro fisso
Ripensamento o pentimento? Pensiamo come potrebbe ora arrabbiarsi un professore , un operaio, un commesso , insomma un precario. Il ministro dell’Economia fa marcia indietro e decide che la stabilità del posto di lavoro è diventata "un obiettivo fondamentale", mentre la mobilità "di per sé non è un valore". Solo una decina di giorni fa, 150.000 precari della scuola sono rimasti a casa senza che Tremonti abbia battuto ciglio. ” In strutture sociali come le nostre, il posto fisso credo sia la base su cui si possa organizzare il tuo progetto di vita, la tua famiglia. La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, l'immobilità sono per alcuni un valore , ha dichiarato il ministro, ma per me onestamente, no”. Dopo anni di precetti sulla flessibilità, la mobilità, sulla capacità di adeguarsi e modellarsi alle esigenze del mercato globale, il ministro dell’economia se ne esce con un elogio al “posto fisso”. C’è voluto parecchio tempo,una quindicina di anni circa per capirlo e il semplice fatto che finalmente si sia capito, purtroppo, non ripaga il disastro sociale che fino ad ora si è consumato. Domandarsi in fondo quanto siano felici i trentenni o i quarantenni di oggi sapendo che solo ora Tremonti si penta e provi a restituire la dignità di una vita combattuta giorno dopo giorno ,mese dopo mese , di anno in anno nella ricerca di una vita non vita, nell’incertezza del domani e affermi con freddezza il valore di un lavoro sicuro che senso avrebbe ? Un paio di generazioni intere ha bruciato la propria giovinezza e una parte consistente del proprio futuro. In tutte le strutture sociali, il posto fisso, inteso come sicurezza di continuità in un lavoro, è il solo modo che consenta di organizzare un decoroso progetto di vita e dare speranza alla nascita di nuove famiglie. In Italia flessibilità continua a fare assonanza con insicurezza e precarietà ,flessibilità e precarietà non sono affini.. E non è neppure vero che la prima implichi la necessariamente la seconda: questo accade, però, in Italia. Quando s’introdusse la legge Biagi, si fece in quell’occasione solo metà della riforma. Per rendere tutto coerente, si sarebbe dovuto creare un sistema di ammortizzatori sociali capaci di attenuare il sistema in caso di bisogno , in definitiva che se perdi il posto di lavoro, non finisci in mezzo ad una strada, senza il becco d’un quattrino; ma hai un sistema di sussidi che ti accompagna, secondo meccanismi ben precisi, fino a quando trovi una nuova occupazione. Ciò non è avvenuto perché il suddetto sistema ha costi ingenti. E per trovare le risorse necessarie a finanziarlo, occorre innanzitutto aggredire la spesa pubblica improduttiva o meglio inutile. Un cane dunque, che si morde la coda . Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali riassunto in una parla Flexicurity che è divenuta la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE. La flexicurity (o flessicurezza) intende assicurare che i cittadini dell’UE possano beneficiare di un livello elevato di sicurezza occupazionale, vale a dire poter trovare agevolmente un lavoro in ogni fase della loro vita attiva e di avere buone prospettive di sviluppo della carriera in un contesto economico in rapido cambiamento. La flexicurity vuole inoltre sostenere sia i lavoratori ,che i datori di lavoro a cogliere appieno le opportunità che la globalizzazione presenta loro. Essa crea quindi una situazione in cui la sicurezza e la flessibilità possono rafforzarsi Nello specifico la flexicurity può essere definita quale strategia integrata volta a promuovere contemporaneamente la flessibilità e la sicurezza sul mercato del lavoro. La flessibilità, ha a che fare con i movimenti di passaggio che contraddistinguono la vita di un individuo, comportando maggiore libertà per le imprese e maggiori risposte efficaci ai nuovi bisogni e alle nuove competenze richieste dalla produzione. Mentre la sicurezza, è qualcosa di più che la semplice sicurezza di mantenere il proprio posto di lavoro: essa significa dotare le persone delle competenze che consentano loro di progredire durante la loro vita lavorativa e le aiutino a trovare un nuovo posto di lavoro. Ha anche a che fare con adeguate indennità di disoccupazione per agevolare le transizioni. Comprende inoltre opportunità di formazione per tutti i lavoratori, soprattutto per quelli scarsamente qualificati e per i lavoratori anziani. Le imprese e i lavoratori, secondo questa impostazione, possono quindi beneficiare sia della flessibilità sia della sicurezza. Negli ultimi anni il dibattito sulla flessicurezza si è ispirato ai risultati positivi in termini occupazionali e socioeconomici registrati in alcuni Stati membri, come indicato dalla rilanciata job strategy dell’OCSE. Quella di Tremonti quindi non è ripensamento né pentimento ma pura e vera demagogia .Promettere ai lavoratori una sicurezza fondata essenzialmente sull’ingessatura dei rapporti con le aziende in uno stato paragonabile a un cane che si morde la coda, significa oggi in definitiva ingannarli. Serve ora , come non mai ,una riforma , una riforma vera che metta in risalto una pure flessibilità lavorativa , che favorirebbe sicuramente l’aziende ,ma anche delle regole che tenga conto la dignità dell’uomo dando sicurezza economica certa . Si attui quindi realmente una politica sul lavoro con riforme che mettano realmente il lavoratore in ampia sicurezza per il futuro suo ,e della sua famiglia. Il resto caro Tremonti e pura demagogia. Cordialità Ezio Venturini Lecco
Ripensamento o pentimento? Riflessioni sul lavoro fisso
Ripensamento o pentimento? Pensiamo come potrebbe ora arrabbiarsi un professore , un operaio, un commesso , insomma un precario. Il ministro dell’Economia fa marcia indietro e decide che la stabilità del posto di lavoro è diventata "un obiettivo fondamentale", mentre la mobilità "di per sé non è un valore". Solo una decina di giorni fa, 150.000 precari della scuola sono rimasti a casa senza che Tremonti abbia battuto ciglio. ” In strutture sociali come le nostre, il posto fisso credo sia la base su cui si possa organizzare il tuo progetto di vita, la tua famiglia. La variabilità del posto di lavoro, l'incertezza, l'immobilità sono per alcuni un valore , ha dichiarato il ministro, ma per me onestamente, no”. Dopo anni di precetti sulla flessibilità, la mobilità, sulla capacità di adeguarsi e modellarsi alle esigenze del mercato globale, il ministro dell’economia se ne esce con un elogio al “posto fisso”. C’è voluto parecchio tempo,una quindicina di anni circa per capirlo e il semplice fatto che finalmente si sia capito, purtroppo, non ripaga il disastro sociale che fino ad ora si è consumato. Domandarsi in fondo quanto siano felici i trentenni o i quarantenni di oggi sapendo che solo ora Tremonti si penta e provi a restituire la dignità di una vita combattuta giorno dopo giorno ,mese dopo mese , di anno in anno nella ricerca di una vita non vita, nell’incertezza del domani e affermi con freddezza il valore di un lavoro sicuro che senso avrebbe ? Un paio di generazioni intere ha bruciato la propria giovinezza e una parte consistente del proprio futuro. In tutte le strutture sociali, il posto fisso, inteso come sicurezza di continuità in un lavoro, è il solo modo che consenta di organizzare un decoroso progetto di vita e dare speranza alla nascita di nuove famiglie. In Italia flessibilità continua a fare assonanza con insicurezza e precarietà ,flessibilità e precarietà non sono affini.. E non è neppure vero che la prima implichi la necessariamente la seconda: questo accade, però, in Italia. Quando s’introdusse la legge Biagi, si fece in quell’occasione solo metà della riforma. Per rendere tutto coerente, si sarebbe dovuto creare un sistema di ammortizzatori sociali capaci di attenuare il sistema in caso di bisogno , in definitiva che se perdi il posto di lavoro, non finisci in mezzo ad una strada, senza il becco d’un quattrino; ma hai un sistema di sussidi che ti accompagna, secondo meccanismi ben precisi, fino a quando trovi una nuova occupazione. Ciò non è avvenuto perché il suddetto sistema ha costi ingenti. E per trovare le risorse necessarie a finanziarlo, occorre innanzitutto aggredire la spesa pubblica improduttiva o meglio inutile. Un cane dunque, che si morde la coda . Paesi come l’Olanda e la Danimarca hanno considerevolmente flessibilizzato il lavoro negli anni ‘90, ma hanno accompagnato queste riforme con un appropriato adeguamento delle tutele del lavoro, del welfare e degli ammortizzatori sociali riassunto in una parla Flexicurity che è divenuta la politica ufficiale dell’UE e dell’OCSE. La flexicurity (o flessicurezza) intende assicurare che i cittadini dell’UE possano beneficiare di un livello elevato di sicurezza occupazionale, vale a dire poter trovare agevolmente un lavoro in ogni fase della loro vita attiva e di avere buone prospettive di sviluppo della carriera in un contesto economico in rapido cambiamento. La flexicurity vuole inoltre sostenere sia i lavoratori ,che i datori di lavoro a cogliere appieno le opportunità che la globalizzazione presenta loro. Essa crea quindi una situazione in cui la sicurezza e la flessibilità possono rafforzarsi Nello specifico la flexicurity può essere definita quale strategia integrata volta a promuovere contemporaneamente la flessibilità e la sicurezza sul mercato del lavoro. La flessibilità, ha a che fare con i movimenti di passaggio che contraddistinguono la vita di un individuo, comportando maggiore libertà per le imprese e maggiori risposte efficaci ai nuovi bisogni e alle nuove competenze richieste dalla produzione. Mentre la sicurezza, è qualcosa di più che la semplice sicurezza di mantenere il proprio posto di lavoro: essa significa dotare le persone delle competenze che consentano loro di progredire durante la loro vita lavorativa e le aiutino a trovare un nuovo posto di lavoro. Ha anche a che fare con adeguate indennità di disoccupazione per agevolare le transizioni. Comprende inoltre opportunità di formazione per tutti i lavoratori, soprattutto per quelli scarsamente qualificati e per i lavoratori anziani. Le imprese e i lavoratori, secondo questa impostazione, possono quindi beneficiare sia della flessibilità sia della sicurezza. Negli ultimi anni il dibattito sulla flessicurezza si è ispirato ai risultati positivi in termini occupazionali e socioeconomici registrati in alcuni Stati membri, come indicato dalla rilanciata job strategy dell’OCSE. Quella di Tremonti quindi non è ripensamento né pentimento ma pura e vera demagogia .Promettere ai lavoratori una sicurezza fondata essenzialmente sull’ingessatura dei rapporti con le aziende in uno stato paragonabile a un cane che si morde la coda, significa oggi in definitiva ingannarli. Serve ora , come non mai ,una riforma , una riforma vera che metta in risalto una pure flessibilità lavorativa , che favorirebbe sicuramente l’aziende ,ma anche delle regole che tenga conto la dignità dell’uomo dando sicurezza economica certa . Si attui quindi realmente una politica sul lavoro con riforme che mettano realmente il lavoratore in ampia sicurezza per il futuro suo ,e della sua famiglia. Il resto caro Tremonti e pura demagogia. Cordialità Ezio Venturini Lecco
Inviato da sebydg il 21/10/2009 ore 11:30
Illuminazione
Meglio tardi che mai. Finalmente hanno capito che la stabilità del lavoro è prerogativa fondamentale per la costituzione della cellula fondamentale della società, "la famiglia".
Illuminazione
Meglio tardi che mai. Finalmente hanno capito che la stabilità del lavoro è prerogativa fondamentale per la costituzione della cellula fondamentale della società, "la famiglia".
Inviato da dtosi1954 il 21/10/2009 ore 10:48
Posto fisso
non serve il posto fisso ,ma il lavoro che dia sicurezza, provate ad andare in banca a chiedere un prestito, loro vogliono essere sicuri, sia di voi e della ditta, cosa c'è allora di fisso ?
Posto fisso
non serve il posto fisso ,ma il lavoro che dia sicurezza, provate ad andare in banca a chiedere un prestito, loro vogliono essere sicuri, sia di voi e della ditta, cosa c'è allora di fisso ?
Inviato da laltamarea il 20/10/2009 ore 22:30
Il posto fisso....che domande....
Io sono lavoratrice in un luogo pubblico. Posto fisso. Nulla da lamentare. Il posto precario rende schiava la mente. Mi accorgo quando guardo negli occhi alcuni miei colleghi....la nuvoletta che esce è...mi riprenderanno il prossimo anno con l'appalto nuovo o devo cominciare a piangere adesso.....!!!!!???? Ciao.
Il posto fisso....che domande....
Io sono lavoratrice in un luogo pubblico. Posto fisso. Nulla da lamentare. Il posto precario rende schiava la mente. Mi accorgo quando guardo negli occhi alcuni miei colleghi....la nuvoletta che esce è...mi riprenderanno il prossimo anno con l'appalto nuovo o devo cominciare a piangere adesso.....!!!!!???? Ciao.
Inviato da rossonero il 20/10/2009 ore 11:46
Il contrario di quello che si fa...
Tremonti dice che il posto fisso è un valore...ma allora tutte le leggi che si fanno per renderlo più precario che senso hanno?
Il contrario di quello che si fa...
Tremonti dice che il posto fisso è un valore...ma allora tutte le leggi che si fanno per renderlo più precario che senso hanno?
Inviato da ronda padana il 20/10/2009 ore 11:37
Non concordo!
Tremonti...ma sai quanto mi costa un dipendente regolarmente assunto? Con i sindacati e tasse da versare? Uè! Preferisco la via dei contratti atipici!!
Non concordo!
Tremonti...ma sai quanto mi costa un dipendente regolarmente assunto? Con i sindacati e tasse da versare? Uè! Preferisco la via dei contratti atipici!!
Inviato da viacovo il 20/10/2009 ore 11:21
Rimpiango Prodi
Con lui la guida del Governo era lineare e c'era più stabilità! Si stavano creando molti posti fissi.
Rimpiango Prodi
Con lui la guida del Governo era lineare e c'era più stabilità! Si stavano creando molti posti fissi.
Inviato da ardito88 il 19/10/2009 ore 16:44
NO!
Ma che storia è questa!? Ci avete detto che per affrontare il mondo che cambiava dovevamo essere tutti più flessibili....
NO!
Ma che storia è questa!? Ci avete detto che per affrontare il mondo che cambiava dovevamo essere tutti più flessibili....
