| Mostre, l’occupazione italiana della Libia fra il
1911 e il 1943 © ADNKRONOS - novembre 2009
Oltre 70 pannelli con centinaia di documenti originali che in sei sezioni tematiche raccontano l'occupazione italiana della Libia fra il 1911 e il 1943 con particolare riferimento alla violenza che caratterizzo' questa avventura (4 mila morti solo nel 1911 e altri 80 mila nel periodo successivo: si calcola che un decimo dell'intera popolazione libica sia perito). E' la mostra ''Violenza e colonialismo'', organizzata dal Centro libico per l'Archivio Nazionale e gli Studi Storici, e che, dopo essere stata esposta a Palazzo Medici Riccardi di Firenze, andra' a Bolzano, Merano, Verona e Ancona, mentre la versione anglo-araba volera' a New York e a Londra.
Il ''grande valore scientifico e divulgativo'' della mostra, presentata a Tripoli lo scorso agosto nella versione anglo-araba, e' stato sottolineato da Simone Neri Serneri, direttore dell'Istituto Resistenza in Toscana. I pannelli della prima sezione (''Il colonialismo'') sono dedicati alla ricostruzione del fenomeno in Europa con particolare riferimento all'Africa. Si affronta la nascita del colonialismo italiano con gli sviluppi: le colonie italiane in Eritrea (1884-1941), Somalia Italiana (1890-1941), Tiensin in Cina (l'odierna Tianjin, 1901-1944), Dedocaneso (1912-1943); Etiopia (1936-1941); Albania (1939-1943). Segue la sezione (''L'occupazione e le deportazioni'') sull'inizio (1911) dell'impresa italiana in Libia. Si passa, sotto il fascismo, a ''La riconquista'', con la sconfitta della resistenza libica. Una parte importante nella politica coloniale italiana la ebbero i ''campi di concentramento'', cui e' dedicata la sezione successiva.
L'ultima sezione (''La guerra e la fine del colonialismo'') racconta il secondo conflitto mondiale quando ripresero internamenti e deportazioni di libici accusati di collaborare con il nemico. Tripoli fu bombardata 41 volte ed e' stato calcolato che, durante la guerra, la Libia sia stata disseminata da un minimo di 5 a un massimo di 14 milioni di mine anti-uomo e anti-carro (oltre 5 mila le vittime accertate fino ad oggi, con migliaia di mutilati). ''E' la prima volta che la mostra, nel suo insieme, viene vista in Italia - ha precisato Paolo Cocchi, assessore toscano alla Cultura - e siamo lieti di averla ospitata a Firenze nel nome di una cultura della memoria che deve squarciare il pesante velo di silenzio depositato sull'esperienza coloniale del nostro Paese''. |
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![]() Sopra: il piccolo ospedale di El Agheria. Sotto: l'ambulatorio del campo di Soluch (R. Graziani, 'Cireanica pacificata') |
![]() Il saluto di Italo Balbo ai coloni italiani alla partenza per i diversi villagi colonici (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Bambini all'interno di un campo di concentramento |
![]() Giovani libici costretti a lavorare alla sistemazione di una strada sotto il controllo dei soldati italiani (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Distesa di tende all'interno di un campo di concentramento (Asmae, fondo Mai) |
![]() Il campo di concentramento di El Abiar (R. Graziani, 'Cireanica pacificata') |
![]() Il campo di concentramento di El Abiar (R. Graziani, 'Cireanica pacificata') |
![]() Prigionieri libici incappucciatiarrestato dall'esrcito italiano (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Lavoratori libici in una fabbrica italiana (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Libici al lavoro in un cantiere (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Gruppo di libici rastrellati a Tripoli. (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Momento di riposo alla fine del turno di lavoro |
![]() Studenti in aula (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |
![]() Cartolina. Carovana di commercianti libici (Edizioni Pirotta e Bresciano, Tripoli) |
![]() Cartelle biografiche di vigilati libici. Al centro, a sinistra, quella di Omar al-Mukthar. (Archivio fotografico Lybian Studies Center) |