Quale Italia nel 2013

      Giorgio Napolitano continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano


    Guardiamo con consapevolezza alle grandi prove che abbiamo davanti: come superare i rischi più gravi di crisi finanziaria per il nostro Paese. E come reagire alle minacce incombenti di recessione. L’Italia può e deve farcela; la nostra società deve uscirne più severa e più giusta, più dinamica, moralmente e civilmente più viva, più aperta, più coesa.

    Rigore finanziario e crescita. Crescita più intensa e unitaria, nel Nord e nel Sud, da mettere in moto con misure finalizzate alla competitività del sistema produttivo, all’investimento in ricerca e innovazione e nelle infrastrutture, a un fecondo dispiegarsi della concorrenza e del merito. Obbiettivo di fondo: più occupazione qualificata per i giovani e per le donne.

    Si è diffusa ormai la convinzione che dei sacrifici siano inevitabili per tutti: ma la preoccupazione maggiore che emerge tra i cittadini, è quella di assicurare un futuro ai figli, ai giovani. È questo obbiettivo che può meglio motivare gli sforzi da compiere: è questo l’impegno cui non possiamo sottrarci.

    Perseguire questi obbiettivi, uscire dalle difficoltà in cui non solo noi ci troviamo è impossibile senza un più coerente sforzo congiunto a livello europeo. È comprensibile che anche in Italia si manifesti oggi insoddisfazione per il quadro che presenta l’Europa unita. Ma ciò non deve mai tradursi in sfiducia verso l’integrazione europea.

    Quel che abbiamo costruito, insieme, tenacemente, è stato decisivo per garantirci sempre di più pace e unità nel nostro continente, progresso in ogni campo, crescente benessere sociale, salvaguardia e affermazione nel mondo dei nostri comuni interessi e valori europei.

    E oggi, ben più di cinquant’anni fa, solo uniti potremo ancora progredire e contare come europei in un quadro mondiale radicalmente cambiato. All’Italia tocca perciò levare la sua voce perché si vada avanti verso una più conseguente integrazione europea, e non indietro verso anacronistiche chiusure e arroganze nazionali. Occorrono senza ulteriori indugi scelte adeguate e solidali per bloccare le pressioni speculative contro i titoli del debito di singoli Paesi come l’Italia, perché il bersaglio è l’Europa, ed europea dev’essere la risposta.

    Risposta in termini di stabilità finanziaria e insieme di rilancio dello sviluppo.

   Quale Italia nel 2013

      Ignazio Visco continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il ministro dello Sviluppo economico, Infrastrutture e Trasporti
Corrado Passera


    L’Italia ha tutte le forze e le risorse per tornare a crescere: in questi primi mesi alla guida del Ministero dello Sviluppo economico, delle Infrastrutture e dei Trasporti ho visto un Paese che sta adoperandosi con convinzione per uscire dalle difficoltà. Un Paese più consapevole del suo ruolo anche internazionale. Un Paese che – grazie all’azione del presidente Giorgio Napolitano e del capo del governo, Mario Monti – da parte del problema è diventato parte della soluzione, a livello europeo.

    C’è un’energia latente ma diffusa nelle imprese e tra la società civile che dobbiamo assolutamente stimolare per far sì che l’Italia acceleri sul fronte dello sviluppo. Certo, lo scenario economico globale resta complesso, con prospettive di crescita futura limitata e con un evidente disagio occupazionale. La stessa Europa non è riuscita finora a gestire con particolare risultato questa crisi anche per la mancanza di una governance efficace, sia dal punto di vista economico-finanziario che politico. Abbiamo bisogno di realizzare un mercato unico europeo pienamente integrato, con un’attenzione particolare ai settori dei servizi, dell’energia, dei trasporti, dell’agenda digitale. È necessario poi completare l’architettura della moneta unica e incrementare la dimensione del bilancio europeo per gli investimenti in infrastrutture. Abbiamo bisogno, infine, di portare avanti il nuovo fiscal compact e firewall sufficientemente robusti. Solo se questi ultimi saranno abbastanza consistenti, non ci sarà bisogno di usarli per la ricreata fiducia nei mercati.

    Per quanto riguarda l’Italia lo sforzo di risanamento del bilancio resta la nostra stella polare e deve essere pertanto portato avanti con rigore. Tuttavia bisogna essere consapevoli che non è possibile conseguire il consolidamento fiscale senza preoccuparsi allo stesso tempo di mantenere la coesione sociale. Il risultato delle nostre politiche si misurerà non soltanto in termini di crescita del Pil ma anche sulla base del numero di posti di lavoro che saremo in grado di creare: è su questo fronte che stiamo concentrando i nostri sforzi ed è su questo che si misura la leadership di una classe dirigente.

Il mondo delle imprese e del lavoro, le forze politiche come le parti sociali, governo e istituzioni: possiamo e dobbiamo lavorare insieme su un progetto condiviso per il bene comune che oggi non può che essere la crescita sostenibile, verso la quale tutti devono sentirsi responsabili.

    Guardando indietro, un giorno, sarà motivo di orgoglio sfogliare Il libro dei fatti e apprezzare questa pagina di storia che tutti insieme dobbiamo riuscire a scrivere.

   Quale Italia nel 2013

      Corrado Passera continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il governatore della Banca d’Italia
Ignazio Visco


    Da due anni la crisi finanziaria globale ha trovato un nuovo pericoloso focolaio nell’area dell’euro. Le tensioni sono cresciute, fino ad assumere natura sistemica dall’estate dello scorso anno, dopo l’annuncio del coinvolgimento del settore privato nella strategia di soluzione della crisi greca. Le turbolenze hanno infine investito anche il nostro Paese, reso fragile da mali antichi: l’alto debito pubblico e le deboli prospettive di crescita. Nel novembre del 2011 il differenziale fra il rendimento dei Btp decennali e quello degli analoghi titoli tedeschi aveva raggiunto i 550 punti base.

    L’Italia ha saputo reagire con decisione. Sul fronte della finanza pubblica, è stata definita una correzione che garantirà il pareggio di bilancio e una prima riduzione del rapporto tra debito e prodotto nel 2013. Progressi altrettanto coraggiosi sono stati avviati su altri fronti: l’efficienza del sistema tributario e la lotta all’evasione fiscale; la sistematica rivisitazione di tutte le voci della spesa pubblica, alla ricerca di ridondanze e risparmi; la razionalizzazione di norme, istituzioni e prassi che tengono imbrigliate le energie del Paese.

    La politica economica nazionale, i passi in avanti compiuti nella riforma della governance economica europea e nella soluzione della crisi greca, la decisa azione della Bce a contrasto del malfunzionamento dei mercati e a sostegno alla liquidità e all’attività di prestito delle banche hanno contribuito ad attenuare le inquietudini degli investitori sui titoli di Stato italiani. Il differenziale di rendimento sui Btp è sceso in prossimità dei 300 punti base nelle ultime settimane.

    Le prospettive restano incerte. L’anno in corso sarà un anno di recessione. La rapidità della ripresa dipenderà in larga parte dalle condizioni del credito. Al nostro Paese si chiede di conciliare il risanamento della finanza pubblica con riforme strutturali in grado di innalzare il potenziale di crescita dell’economia. Solo così le quotazioni dei titoli di Stato potranno tornare su livelli coerenti con i fondamentali dell’economia, eliminando all’origine la causa principale delle difficoltà del sistema bancario. Le banche dovranno dimostrare di saper svolgere bene la loro funzione di allocazione del credito. Sarà in ogni caso essenziale la determinazione di tutti a rinsaldare la costruzione europea.

Ignazio Visco

   Quale Italia nel 2013

      Emma Marcegaglia continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il presidente di Confindustria
Emma Marcegaglia


    Viviamo tempi assai difficili. In un Paese, come l’Italia, segnato da anni di bassa crescita e da un alto debito pubblico, la nostra sfida è quella di riuscire a non trasformare alcuni luoghi comuni in fallaci superstizioni.

    La prima di queste è che l’orizzonte di una crescita economica sostenuta sia ormai negato a un’Italia che sui mercati mondiali deve affrontare la concorrenza spietata di chi ha costi più bassi. Non è così. L’impresa come processo di scoperta è un attore che resta vivo e vitale, radicato nella fibra più profonda del nostro Paese. L’Italia è stata capace di difendere la sua vocazione industriale in Europa anche in questi anni terribili. E continuerà a farlo se saprà innovare prodotti e processi, se saprà crescere nella catena del valore aggiunto.

    La seconda superstizione è che la globalizzazione sia una competizione a senso unico, in cui si afferma chi ha costi più bassi e più flebili tutele di diritti. È falso. Nei secoli le posizioni di forza sono rimaste a favore dei paesi a più alti costi e a tutele più elevate, finché gli stessi sono stati capaci di innovazioni in grado di remunerare i diversi fattori produttivi, il lavoro e il capitale.

    La terza convinzione infondata è che l’Italia sia condannata anche da una demografia declinante. Dipende invece solo da noi invertire questa rotta a vantaggio delle famiglie, alleggerendo il peso fiscale e adeguando il welfare alle legittime aspettative dei giovani e delle donne.

    Il quarto luogo comune è l’irriformabilità del settore pubblico, con le sue alte pretese fiscali, le estese storture, le inefficienze e i clientelismi. Lo hanno fatto prima di noi nazioni avanzate che avevano conosciuto degenerazioni pubbliche ancor più profonde. Possiamo farlo anche noi ora, grazie a un rafforzato senso di coesione nazionale.

    Infine, c’è una superstizione temibile da sfatare. È quella che l’Europa sia ormai diventata una gabbia assai più che uno scudo comune, di crescita e di libertà. Negli ultimi anni la politica europea ha commesso molti errori, lasciando che le sue difficoltà, causate da una bassa convergenza di finanza pubblica e di produttività, si traducessero in una crisi epocale. È un errore rimediabile, se la politica saprà ravvedersi sotto l’impulso dell’intero mondo del lavoro e dell’impresa del nostro Continente.

    Io sono fiduciosa, e non solo perché un imprenditore lo è per sua natura. Ma anche perché, come italiana, mi sento di scommettere sulla nostra forza della ragione.

   Quale Italia nel 2013

      Susanna Camusso continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il segretario generale della Cgil
Susanna Camusso


    Venti di recessione economica soffiano sull’Europa e sul nostro Paese. La politica di rigore monetario attuata dall’Unione europea e imposta ai singoli Stati non sarà in grado di evitare la riduzione del reddito e dell’occupazione e l’aumento delle diseguaglianze sociali. Per l’Italia, queste dinamiche caratterizzeranno nella migliore delle ipotesi i prossimi diciotto mesi.

    Non è in discussione, per parte nostra, la necessità di riequilibrare i conti pubblici e non abbiamo esitazioni di fronte alla necessità che, pur nella crisi, il Paese trovi lo slancio per realizzare le riforme sociali ed economiche che per essere tali dovranno partire dal lavoro e dalla sua qualità.

    Combattiamo tuttavia affinché si inverta la tendenza al rallentamento economico e l’Europa adotti e promuova una politica espansiva degli investimenti in grado di favorire lo sviluppo del reddito e dell’occupazione. Riteniamo che in questo ambito la tenuta della coesione sociale sia condizione indispensabile perché il Paese torni a crescere e a dare un futuro ai giovani e alle donne

    Il lavoro è la risorsa strategica che l’Europa ha riconosciuto essere a fondamento della crescita economica e sociale e della sua sostenibilità. Non le risorse finanziarie, non quelle monetarie in sé. Nella globalizzazione il benessere economico, ma non solo, del “vecchio continente” cresce al crescere della buona occupazione, dell’innovazione basata sulla conoscenza. Per questo respingiamo tentativi ancora in atto di accrescere la precarietà e il lavoro povero: perché sono ricette sbagliate sul versante economico oltre che ingiuste su quello sociale.

    Speriamo e lavoriamo perché le organizzazioni sindacali europee siano soggetto promotore di una nuova unità politica e sociale europea, condizione essenziale per contrastare nuovi nazionalismi.

    Solo in una prospettiva di crescita l’Italia può sperare di colmare le sue diseguaglianze interne e garantire nuova coesione sociale e nuova coesione territoriale.

    Il 2013 è anche l’anno delle elezioni politiche. Auspichiamo ci si arrivi avendo attuato le riforme elettorali e istituzionali indilazionabili. Riforme che qualifichino quella buona politica necessaria per rafforzare le istituzioni e la rappresentanza in una democrazia partecipata.

   Quale Italia nel 2013

      Raffaele Bonanni continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il segretario generale della Cisl
Raffaele Bonanni


    Il mondo del lavoro sta vivendo uno dei periodi più difficili del dopoguerra. Ecco perché siamo tutti obbligati a riprogettare il nostro cammino, a darci nuove regole e nuove forme di impegno, soprattutto per dare una occupazione stabile ai giovani. I numeri sono impressionanti: un giovane su tre è senza lavoro, circa due milioni sono i disoccupati. Questa rimane la vera emergenza e la priorità anche nel 2013 per il governo, le imprese, i sindacati, le banche, gli enti locali se vogliamo far crescere il nostro Paese. Non ci sarà lavoro senza una buona economia.

    Dobbiamo favorire con un “patto sociale” gli investimenti delle aziende e aumentare la produttività, puntando su beni e servizi innovativi e di qualità. Occorre puntare a un fisco più equo, abbassare i costi dell’energia, far partire i cantieri per le infrastrutture, riformare la pubblica amministrazione e, soprattutto, sostenere il Mezzogiorno che rimane il buco nero del nostro Paese. Il lavoro per i giovani, le donne o gli ultracinquantenni espulsi troppo presto dai processi produttivi, non arriverà da ricette miracolistiche o da proposte demagogiche. È soltanto grazie ad una solida interazione tra equità, rigore e crescita che si potrà costruire un domani pieno di certezze e di obiettivi condivisi.

    La riforma del lavoro e quella del sistema finanziario devono essere in funzione di una crescita orientata al benessere sociale e non più all’arricchimento di pochi. Senza partecipazione non c’è democrazia. Sono concetti universali, questi, cari alla storia e al ruolo di una organizzazione sindacale come la Cisl, che ha sempre messo al centro della sua attività i valori della solidarietà, della eguaglianza, del bene comune.

    La Cisl si batterà sempre per mantenere inalterati ed estendere ancora di più i diritti dei lavoratori con la contrattazione, la bilateralità, l’autonomia dalle scelte dei partiti. Questo è il nostro passato, presente e futuro. Una straordinaria esperienza sindacale e un protagonismo nella società italiana che a distanza di sessant’anni di lotte e di conquiste, è oggi sempre più fondamentale per la democrazia e il progresso civile ed economico del nostro Paese.

   Quale Italia nel 2013

      Luigi Angeletti continua →

PREVISIONI E ASPETTATIVE
SUL FUTURO DEL NOSTRO PAESE




Ai lettori de Il libro dei fatti
il segretario generale della Uil
Luigi Angeletti


    “Le previsioni più difficili sono quelle che riguardano il futuro”. Nulla meglio di questo aforisma, attribuito al danese Niels Bohr, premio Nobel per la Fisica, potrebbe esprimere il senso dell’incertezza che caratterizza le analisi sulle prospettive economiche. Tuttavia, è evidente che il 2012 è già segnato da un’involuzione recessiva. Lo ha esplicitamente confermato, di recente, anche il governatore della Banca d’Italia. I dati sull’occupazione continueranno a far registrare cali ulteriori e sensibili, ancora per lunghi mesi.

    E lo sviluppo resterà un obiettivo solo sulla carta. Nel breve periodo, alternative rosee a questo quadro così negativo sono oggettivamente escluse.

    Immaginare, invece, cosa accadrà da qui a un anno è impresa un po’ più ardua. Purtroppo, almeno per la prima parte del 2013, le conseguenze della recessione saranno ancora pesanti sia sugli assetti occupazionali sia sui redditi fissi. Gli effetti delle manovre per far fronte alla crisi stanno determinando un progressivo impoverimento, soprattutto, dei lavoratori dipendenti e pensionati. Così, sempre più, si riduce la propensione al consumo, cala la domanda interna e crescono i disoccupati. Se questa è la direzione, anche il 2013 non sarà l’anno della ripresa.

    D’altro canto, sino a quando il nostro Paese continuerà ad avere un livello di tassazione tra i più alti nell’Ocse e un tasso di produttività tra i più bassi, è impensabile invertire in modo sensibile la tendenza alla stagnazione. Inoltre, non sono alle viste investimenti significativi in infrastrutture materiali e immateriali e ciò non fa altro che accentuare il segno negativo dell’economia anche sul fronte dell’offerta, oltre che su quello della domanda.

    Abbiamo solo pochi mesi per agire su queste leve e generare, così, un apprezzabile cambiamento del quadro macroeconomico. Ma se restiamo prigionieri di una sorta di coazione al rigore, per poter intravedere una fase di sviluppo saremo costretti ad andare ben oltre il 2013.

Giorgio Napolitano

Ignazio Visco

Corrado Passera

Emma Marcegaglia

Susanna Camusso

Raffaele Bonanni

Luigi Angeletti

Libro dei Fatti 2012
I Dieci Fatti dell'anno in Italia I Dieci Fatti dell'anno nel Mondo Quale Italia nel 2013 Curiosita' Sostenibilita' Movie Gallery Foto Gallery Segui il Libro dei Fatti su Facebook seguici su twitter.com/adnkronos guardaci su youtube.com/adnkronostv RSS Sms iscriviti alla nostra newsletter Home Page