Interviste

Arte: I gioielli dell'italiano Akelo conquistano il Fine Arts Museum di Boston
'Chort', una croce in oro 22 carati, con un medaglione centrale raffigurante l'immagine dell'Agnello di Dio, e' stata acquisita a fine marzo ed entrera' a far parte della sezione interamente dedicata all'oreficeria che il museo statunitense inaugurera' nel 2010. Intanto, dalla sua bottega di Corchiano, il maestro orafo continua a realizzare le sue opere utilizzando l’antica tecnica della 'granulazione'
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Boston (Pronto Italia) – Ci sarà anche un’opera di “Akelo”, al secolo Andrea Cagnetti, nella collezione permanente della nuova sezione interamente dedicata all’oreficeria che il Fine Arts Museum di Boston inaugurerà nel 2010. L’istituzione statunitense ha infatti acquisito una sua realizzazione a fine marzo: si tratta di “Chort”, una croce ad otto bracci in oro 22 carati, con un medaglione centrale raffigurante l’immagine dell’Agnello di Dio. La caratteristica che la rende unica è l’utilizzo dell’antica tecnica della “granulazione” e la lavorazione completamente artigianale. Come a mano sono realizzate tutte le opere di Akelo. Il maestro orafo, infatti, dopo lunghi studi, è riuscito a riproporre la tecnica degli antichi orafi greci, etruschi e romani.
La granulazione è l'arte di saldare, in modo quasi impercettibile all'occhio, minute sfere d'oro su lamine di metallo prezioso. “Una tecnica che nasce in Mesopotomia nel 2500 a.C e che poi gli etruschi hanno sviluppato portandola ai massimi livelli – ha spiegato l’artista – ora la sfida è quella di realizzare oggetti attuali con quelle stesse tecniche, nondi ‘scopiazzare’ le opere del passato”. Attraverso la granulazione, Akelo dà vita, sulla lamina d'oro, a figure zoomorfe, motivi decorativi geometrici, cerchi, meandri e triangoli. “Niente di moderno”, ha assicurato Akelo, che ancora oggi, nonostante il successo ottenuto in tutto il mondo, vive e lavora nella sua bottega di Corchiano, in provincia di Viterbo, dove è nato. “E per il momento non ho nessuna intenzione di spostarmi da qui”, ha aggiunto.
“Sono sempre stato un patito di arte e di archeologia – ha raccontato Akelo - vivo in una zona etrusca per la quale nutro una passione profonda. Nel tempo, ho condotto studi sempre più approfonditi e l’aspetto artistico è nato di conseguenza. Sono un autodidatta e ho iniziato a lavorare sull’oro proprio come avrebbe fatto etrusco: senza avere alcuna conoscenza in questo campo, senza l’ausilio tecnologico, ma basandomi esclusivamente sui miei studi, leggendo vecchi scritti e testi alchemici, antiche ricette di metallurgia, libri occulti. Mi sono dedicato a tempo pieno a questa attività e ne ho fatto la mia professione. Come si dice: volere è potere. E poi, in quello che faccio io ci metto il cuore e l’anima”.
Andrea Cagnetti, che per il suo nome d’arte ha scelto quello del dio delle acque della tradizione mitologica greca ed etrusca, dopo il soggiorno a Roma, dove si era trasferito nel 1967 per lavorare come grafico in un’agenzia pubblicitaria, fa ritorno a Corchiano per mettersi in proprio aprendo un’attività che gli consentisse di dedicarsi alle sue sperimentazioni sull’oro. “Le mie realizzazioni hanno riscosso subito un certo successo – ha raccontato - la stampa internazionale mi ha dedicato articoli lusinghieri, nonostante io conduca una vita riservata. Anche all’estero ho avuto molte soddisfazioni, ma ho sempre voluto realizzare poche cose, poche ma importanti. Ora, a parte il museo di Boston, sono in contatto con altri musei, ma è ancora presto per parlarne”.
La granulazione è l'arte di saldare, in modo quasi impercettibile all'occhio, minute sfere d'oro su lamine di metallo prezioso. “Una tecnica che nasce in Mesopotomia nel 2500 a.C e che poi gli etruschi hanno sviluppato portandola ai massimi livelli – ha spiegato l’artista – ora la sfida è quella di realizzare oggetti attuali con quelle stesse tecniche, nondi ‘scopiazzare’ le opere del passato”. Attraverso la granulazione, Akelo dà vita, sulla lamina d'oro, a figure zoomorfe, motivi decorativi geometrici, cerchi, meandri e triangoli. “Niente di moderno”, ha assicurato Akelo, che ancora oggi, nonostante il successo ottenuto in tutto il mondo, vive e lavora nella sua bottega di Corchiano, in provincia di Viterbo, dove è nato. “E per il momento non ho nessuna intenzione di spostarmi da qui”, ha aggiunto.
“Sono sempre stato un patito di arte e di archeologia – ha raccontato Akelo - vivo in una zona etrusca per la quale nutro una passione profonda. Nel tempo, ho condotto studi sempre più approfonditi e l’aspetto artistico è nato di conseguenza. Sono un autodidatta e ho iniziato a lavorare sull’oro proprio come avrebbe fatto etrusco: senza avere alcuna conoscenza in questo campo, senza l’ausilio tecnologico, ma basandomi esclusivamente sui miei studi, leggendo vecchi scritti e testi alchemici, antiche ricette di metallurgia, libri occulti. Mi sono dedicato a tempo pieno a questa attività e ne ho fatto la mia professione. Come si dice: volere è potere. E poi, in quello che faccio io ci metto il cuore e l’anima”.
Andrea Cagnetti, che per il suo nome d’arte ha scelto quello del dio delle acque della tradizione mitologica greca ed etrusca, dopo il soggiorno a Roma, dove si era trasferito nel 1967 per lavorare come grafico in un’agenzia pubblicitaria, fa ritorno a Corchiano per mettersi in proprio aprendo un’attività che gli consentisse di dedicarsi alle sue sperimentazioni sull’oro. “Le mie realizzazioni hanno riscosso subito un certo successo – ha raccontato - la stampa internazionale mi ha dedicato articoli lusinghieri, nonostante io conduca una vita riservata. Anche all’estero ho avuto molte soddisfazioni, ma ho sempre voluto realizzare poche cose, poche ma importanti. Ora, a parte il museo di Boston, sono in contatto con altri musei, ma è ancora presto per parlarne”.
 














